Gli esponenti del partito democratico, del movimento cinquestelle e di sinistra italiana, che chiedono al governo di adottare misure di protezione nei confronti dei cittadini italiani che si sono imbarcati con la flottiglia pro Gaza, non si rendono perfettamente conto della situazione. L’iniziativa per quanto possa essere ammirevole, non rientra nelle competenze del governo, al limite considerata la partecipazione internazionale e la tipologia dei natanti, potrebbe preoccupare l’Unione europea.
Nel caso il presidente von der Layen dovrebbe chiedere ai paesi membri dell’Unione di fornire una scorta armata alla flottiglia per il percorso marino che intenda intraprendere, e avere il parere unitario della Commissione e il sostegno del Parlamento. L’Italia da sola non avrebbe una simile autorità, soprattutto per quello che concerne gli aspetti di una missione armata, dal momento che la Costituzione autorizza iniziative militari oltre confine in accordo con organizzazioni terze. Coloro che nell’opposizione sono convinti che la Costituzione impedisca di rifornire armi altri Stati, ritengono che autorizzi a spedire navi da guerra nelle acque internazionali senza un mandato Nato o europeo.
Vi sarebbero poi da considerare le leggi del paese che la flottiglia, scortata dalle armi italiane o europee, intende raggiungere. Nel caso la flottiglia voglia arrivare a Gaza sotto il blocco israeliano ed Israele non consenta un qualche sbarco, cosa fa la flottiglia e cosa farebbe soprattutto, la scorta navale armata? Israele userà la procedura necessaria per impedire l’accesso alle acque sotto il suo controllo e di questo si può stare sicuri. Si escluda fin da ora che Israele lasci forzare un blocco navale da Greta Tumberg e dai suoi amici fotografati allegramente con esponenti di Hamas. Quale sarebbe il codice di ingaggio della protezione navale italiana o europea? Entrare in conflitto con Israele, o tornare a casetta con la coda fra le gambe? Prima di procedere in una simile iniziativa pittoresca, sarebbe il caso di discutere questo aspetto, anche perché l’Unione europea e l’Italia, d’accordo con le autorità israeliane, riforniscono via aerea la popolazione di Gaza, non via mare. Nel caso, la flottiglia dovrebbe concordare con Israele questa evenienza. Cosa che ovviamente ai naviganti non passa nemmeno per la testa. La posizione della flottiglia è la Palestina dalla terra al mare, senza nessuna Israele a fare da ostacolo e vorrebbero trascinare l’Italia con loro.
Priva di un’adeguata protezione navale, una flottiglia di imbarcazioni che si avventura in acque pericolose, farebbe meglio a mutare rotta. La cosa migliore sarebbe procedere da nord, lungo le coste di Malta e Cipro, mentre trovandosi a Tunisi, c’è da credere che alla flottiglia non si siano nemmeno posti il problema dell’instabilità della Libia. Un qualunque gruppo armato libico in pattugliamento sulle sue acque può aggredire il primo natante avvistato impunemente. anche in acque internazionali. Succede regolarmente ai nostri pescherecci. Le scorte alimentari si venderebbero volentieri al Sudan in guerra, ma anche in Mali.
Infine la flottiglia lamenta persino di essere stata aggredita già in porto a Tunisi e proprio da Israele. Probabilmente una triremi giudea con a bordo una catapulta ha sparato una palla di fuoco. I droni non si illuminano quando colpiscono il bersaglio. Esplodono all’impatto. Chi ha potuto vedere qualche modello di drone militare israeliano sa che sono progettati per distruggere edifici di cemento armato, polverizzare carri armati. Israele possiede anche droni navali, che nemmeno si vedono arrivare, eludono il sistema radar. Ci si accorge di questi mentre si sta affondando.
Se invece davvero Israele si fosse presa la briga di costruire un drone apposito e speciale per bruciacchiare qualche giubbotto salvagente e intimidire un natante, allora la cosa migliore non sarebbe chiedere al governo di attivarsi per la protezione di questa imbarcazione, ma consigliare al comandante di tornare indietro. Fosse entrato nel mirino del paese più letale al mondo nell’arte del blitz militari. può star sicuro che non sarà attaccato in porto, se non da incursori subacquei. Altrimenti Israele ti aspetta in alto mare, dove sarà impossibile per almeno dieci anni recuperare qualsiasi relitto avesse centrato.
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