La distinzione tra popolo è governo è alla base del diritto costituzionale. Nei sistemi di democrazia plurale, come in presenza di una qualche forma di opposizione, essa è quasi fisiologica. Se un determinato governo non piace, un paese terzo può contare che se ne formi uno differente e ritenerlo persino una espressione migliore della sua popolazione. Si può poi decidere l’atteggiamento da tenere nei confronti di un governo di una diversa nazione, per lo meno nei limiti dei trattati sottoscritti. Nulla vieta di uscire dai trattati. Recentemente il governo italiano non ne ha rinnovato uno commerciale con la Cina, senza per questo voler compiere un atto di ostilità verso il popolo cinese. Eppure, essendoci un solo partito al governo della Cina e senza alternativa possibile, diventa molto più difficile distinguere fra popolo e governo..
Gli Stati Uniti d’America, a contrario dei cinesi, mutano spesso o abbastanza spesso i loro governi. Può accadere che vi sia maggiore, o minore sintonia con questi, anche se gli Stati Uniti d’America non sono solo un partner commerciale. Sono un alleato strategico in ambito politico e militare. senza parlare della comunità italo americana. La vicinanza dell’Italia al popolo americano, stabilisce quegli stessi principi per cui non si entra in collisione con un loro governo che non ci piace. E proprio perché l’alleanza dell’Italia con l’America è un’alleanza storica, complessa e profonda, bisogna che i governi italiani valutino molto attentamente scelte e decisioni della loro politica internazionale.
Il governo italiano non ha rinnovato i suoi accordi commerciali con la Cina, indipendentemente dal giudizio di merito sugli stessi. Altrimenti avrebbe messo in difficoltà la passata amministrazione statunitense che come l’attuale, ha rapporti con la Cina piuttosto critici. Sul medio oriente vi sono state posizioni molto diverse dall’amministrazione statunitense, anche se nel complesso degli ultimi venti anni, è emersa una maggiore coesione. Il governo Berlusconi partecipò alla fase di stabilizzazione dell’Iraq. Quello Prodi condivise l’impegno militare in Afghanistan, quello Conte venne chiamato ad esercitare un’influenza, anche se non si sa come e quale, sulla Libia.
Il presidente dei senatori del partito democratico, Francesco Boccia ha chiesto ieri al governo italiano di rompere la sua neutralità nei confronti di Israele per non essere complice dei crimini del governo Netanyahu. La posizione del senatore Boccia è perfettamente legittima, se non per il fatto che Il governo italiano non è “neutrale” verso il governo israeliano. Il governo italiano è amico. Già abbiamo i ristoratori che vietano l’ingresso agli ebrei, manca solo la dichiarazione di ostilità verso il governo israeliano richiesta da Boccia a completare il quadro..
A quel punto il governo italiano si troverebbe nell’imbarazzo di spiegare agli alleati americani ed europei che è diventato ostile al loro alleato israeliano. Orban la prenderebbe molto male. In ogni caso, una simile posizione implicherebbe una politica elaborata che difficilmente un governo con personalità sottomesse a Trump, riuscirebbe a fare. Servirebbe che il senatore Boccia, se non tutto il suo partito, entrasse in maggioranza, per ovviarvi. Se l’Italia deve prendere le distanze da Israele, dall’America e dall’Europa, in nome della popolazione della striscia di Gaza, governata solo da Hamas, Abu Mazen vive tranquillo a Ramallah, ci vuole Boccia ministro. E perché mai no? Presidente del Consiglio..
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