Fa piacere e ci si deve volentieri complimentare con il governo, perché l’agenzia di rating Moody’s ha confermato il giudizio di Baa3 per l’Italia con un outloock positivo. Tuttavia bisogna anche notare come la medesima agenzia designi alla Germania una tripla A, contraddicendo il presidente del Consiglio che due settimane fa vantava una maggiore affidabilità finanziaria rispetto proprio ai tedeschi. Poi, anche il recente rapporto Istat aveva anticipato una sostanziale performance positiva dei conti pubblici dell’Italia. Da qui il legittimo orgoglio del ministro Giorgetti che un mese fa aveva già incassato il giudizio omologo di Standard and Poor. E pure proprio il presidente del consiglio aveva detto, sempre in Aula, che non sono le agenzie di rating a stabilire come vada un paese. Ha ragione.
Al di la dei conti pubblici, il quadro fornito dall’Istat, non si può considerare confortante. Diverse criticità sottolineate dal rapporto meriterebbero attenzione. Un dato su tutti, il livello raggiunto dell’anzianità del paese. L’Italia ha più ottantenni che bambini di dieci anni. Questo non solo rappresenta un problema per il futuro dei conti pubblici, la massa lavoro nei prossimi trent’anni è destinata a decrescere, ma decreta il clima di sfiducia diffuso in Italia, insieme ai dati straordinari sulla fuga dei cervelli. In due anni il governo non è riuscito a far rientrare nessuno, anzi, i giovani continuano ad andarsene. Vero che il presidente del consiglio ha finalmente detto quale modello bisogna perseguire, ovvero quello della super potenza turistica, ma anche un obiettivo tanto ambizioso, richiede una qualche intelligenza e comunque una popolazione più giovane. Ci si aspetterebbe allora e per lo meno una considerazione di carattere diverso da parte del governo nei confronti della immigrazione irregolare. Ci sono dei giovani che comunque arrivano in Italia. Forse varrebbe la pena un investimento. Li chiudiamo nei Cpr come animali in gabbia.
Al governo manca completamente una capacità progettuale di un qualche peso, cosa sottolineata dall’analisi della Corte dei conti analizzando lo stato di attuazione del Pnrr. Istruzione, inclusione e salute, sono in ritardo. Questo ritardo avrà un effetto sulla finanza pubblica che proprio il Pnrr ha avuto il merito di tenere sostanzialmente in piedi. Sena nemmeno contare che i livelli di spesa raggiunti, non oltre il 40 per cento del totale delle risorse finora assegnate, sono scoraggianti. Secondo i giudici contabili, troppi progetti sono in ritardo. L’’Italia ha speso meno di un terzo dei fondi, tanto che corre voce dell’intenzione da parte del governo, di chiedere una proroga a Bruxelles. E a che servirebbe? Ci vorrebbe un Mario Draghi per riuscire a cambiare passo e realizzare, con la necessaria concentrazione, tutti gli investimenti rimasti per aria. Il buon Giorgetti dovrebbe essere il primo a saperlo. Un presidente del Consiglio che si balocca con fotografie di incontri al dunque privi di qualsiasi valore politico e programmatico, non aiuta per niente. Illude e fa perdere altro tempo.
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