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Sotto il tallone

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
15 Febbraio 2025
in L'editoriale
1
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Il paragone del presidente Mattarella della Russia di Putin con il Terzo Reich andrebbe considerato ancora come lusinghiero per il Cremlino. Hitler fece fuori Dollfuss e si prese l’Austria in un boccone senza sparare un colpo. Putin si è visto eliminare il commando che doveva assassinare Zelensky e da allora ancora bombarda l’Ucraina. In minor tempo il Terzo Reich aveva annesso Slovenia, Cecoslovacchia, Polonia e mezza Francia. I russi invece hanno conquistato le macerie di Pokorovsk, o come si chiama. Dal 1939 al 1941, Hitler ha dominato l’Europa con la sua armata. Dal 2022 al 2025 Putin ha infangato la sua nel Donbass. Non bastasse il ridicolo, ha perso il controllo del Kursk. Mattarella ha paragonato un nanerottolo bavoso ad un gigante del crimine. Gli ha fatto un complimento. Al Cremlino dovrebbero ringraziarlo il presidente della Repubblica italiana. Lo insultano perché oramai hanno i nervi completamente a pezzi. Erano loro che davano del nazista al governo di Kyiv e ora si ritrovano considerati tali dal capo di uno Stato che nei confronti della Russia ha sempre mantenuto sentimenti di amicizia. La Russia viene paragonata al Terzo Reich perché sprofonda nell’infamia, senza averne conosciuto i successi.

Anche le ricostruzioni storiche provenienti da Mosca sono piuttosto oltraggiose. Hitler riuscì ad espandersi grazie al petrolio e all’acciaio russo fornitogli regolarmente. Senza l’accordo con Stalin, la Germania non sarebbe andata oltre alla conquista della Cecoslovacchia e solo con quella avrebbe già fatto meglio di Putin in Ucraina. Quando poi la Germania decise di attaccare la Russia, questa crollò verticalmente. Venne rimessa in piedi dagli aiuti statunitensi generosi, abbondanti e gratuiti. Litigato con Biden, da vice presidente gli consentì di prendersi la Crimea, Putin sperava in Trump e quello gli ha subito detto che aveva perso la guerra. Solo degli incompetenti assoluti possono credere che un’avanzata di dieci chilometri al giorno in tre mesi possa essere considerata vincente. Von Meinstein nel 1943 nel Kursk, ne faceva trenta,, distrusse 1600 carri sovietici, contro trecento e pure si dovette ritirare, tutto in un mese. Putin ancora non è riuscito a sbarazzarsi degli ucraini nella stessa regione dall’agosto scorso.

In queste condizioni la pace conviene ai russi. Potranno colmare le perdite tante che oramai hanno arruolato anche gli africani. Il problema piuttosto è come salvare la faccia. Zelensky dice che la Russia potrebbe attaccare l’Europa dalla Bielorussa dal prossimo anno. Più facile che si rivolti la Bielorussia, come l’Armenia, la Georgia, l’Azerbagian. l’Uzbekistan, il Kazakistan, tutti paesi che non ne possono più della Russia. Trump non sa ancora esattamente cosa fare. Cerca di darsi un tono in una situazione molto complicata anche per personalità più esperte politicamente della sua. Ha avuto un mandato dal popolo americano per fare la pace, non per sconfiggere la Russia e quindi prova a mettere i contendenti intorno ad un tavolo. Se l’Europa voleva invece la vittoria dell’Ucraina, doveva pensarci prima, quando negava la possibilità di colpire il suolo russo, quando la Germania rifiutava i missili Taurus, quando Macron propose di inviare le truppe e tutti a scuotere i testoni. Che se la cavassero gli elettricisti ed i contadini ucraini con i fuciletti che gli erano stati spediti e le munizioni di calibro non compatibile.

Ora che il vice presidente Usa Vance dice che l’Europa non deve temere la Russia o la Cina, piuttosto se stessa, varrebbe la pena di fare una qualche riflessione. Una Europa unita, decisa, capace di difendere prontamente i suoi confini, senza i timori degli anni ’60, quando la Russia effettivamente era una potenza mondiale e occupava ancora Berlino, mai avrebbe consentito l’aggressione all’Ucraina. Nelle condizioni in cui si trova a tre anni di distanza da allora, rischia persino di cadere sotto il tallone di un perdente cronico come Putin. Lo hanno già cacciato dalla Siria. Persino i siriani hanno mostrato più fegato degli europei.

licenza pixabay

Tags: MattarellaPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Germano Gabanini says:
    1 anno ago

    Bravo
    Ottima analisi

    Rispondi

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