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Sul filo del rasoio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
30 Giugno 2025
in L'editoriale
1
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La Corte di Cassazione esprime l’esatta interpretazione della legge dello Stato. Un governo che non ne sa valutare i rilievi con la necessaria accortezza, corre sul filo del rasoio. Attento a non perdere la testa. Questo vale sia per i commenti sul decreto sicurezza, sia e a maggior ragione, su quello che concerne i migranti. Il fatto che parte della maggioranza, ministri inclusi, giunga ad esprimersi politicamente nei confronti della Cassazione, aggrava ulteriormente una crisi delle relazioni istituzionali che si protrae da più di trent’anni.

La Cassazione ha esposto delle questioni dottrinarie che in quanto tali andrebbero accolte con il necessario riserbo. Se il governo ha delle ragioni da contrapporre, lo faccia nei limiti circoscritti del suo ruolo. Deve già rispondere di un giudizio nell’opinione pubblica fin troppo ben definito. Perché complicarsi la vita. Predisporre un centro di detenzione extraterritoriale, come ha fatto e vantarsi pure di indicarlo come esemplare per l’Europa comunitaria, prima che incostituzionale o illegale, è un’ignominia. L’Italia ha già edificato simili strutture nel secolo scorso, in Croazia ed in Libia. Il solo ricordo di quegli eventi dovrebbe suscitare la più assoluta indignazione, dal momento che effettivamente e davvero l’Italia divenne un modello per l’Europa, quella sotto il tallone della Germania nazista.

Un centro di detenzione extraterritoriale nasconde alla popolazione nazionale quello che accade al suo interno e opera in una zona grigia del diritto, dovuta alla sua stessa ubicazione. Un problema irrilevante per una dittatura, che diviene gravissimo per una nazione libera, come si sono accorti gli Stati Uniti d’America con Guantanamo. E va detto che l’America ricorse a Guantanamo dopo aver subito un attacco terroristico eclatante contro la sua sicurezza nazionale alle Torri Gemelle di New York. Quale tragica minaccia avrebbe subito l’Italia per trasferire i migranti in Albania? Possibile che qualcuno prenda sul serio il ministro Salvini quando dice che i rischi per il nostro paese non vengono dalle bombe russe, ma dai poveracci che arrivano su dei barchini? Persino il ministro Giorgetti ha capito che un paese con una natalità come il nostro si salva se ringiovanisce, aumenta la forza lavoro ed i soggetti fiscali. E comunque la si pensi a riguardo, si potevano attrezzare delle strutture apposite in Sicilia, o in Puglia, dove si preferiva, pur di risparmiare soldi pubblici che non sono mai abbastanza, considerato che questo governo se ne infischia di rispettare i diritti umani e ha promesso il 5 per cento della spesa militare alla Nato.

Questo governo non sembra nemmeno capire le condizioni in cui si trova. Tra l’accoglienza, il respingimento e la vessazione, passa la differenza che separa una repubblica democratica da un regime di polizia. Il governo conta di dissuadere l’arrivo dei migranti bullizzandoli, bravissimo. Quelli arrivano comunque e in più si espone alle accuse di autoritarismo che oramai lo sommergono. L’autoritarismo del governo, almeno, sarebbe, per quanto spregevole, ancora un risultato. Invece il governo ha solo il gesto, la posa autoritaria, poi viene smentito dell’applicazione della legge. La giustizia italiana, piaccia o meno, non è sotto il controllo del governo, come, meno che mai, lo è la Corte suprema di Cassazione. Fai pure la separazione delle carriere, inventati, quello che ti pare. Se non rimetti la magistratura al volere del Parlamento, torni da capo a dodici. Ne consegue che il governo da un anno a questa parte con la sua idea geniale dei centri in Albania, riesce solo, oltre ad aver buttato soldi, ad essere ridicolo. Mentre con il decreto sicurezza, ha subito fatto un buco nell’acqua. Almeno dicesse ho sbagliato qualcosa. No. Tutta colpa delle toghe rosse. Ha ragione Bersani a rimpiangere Berlusconi.

Domani de Vizille Museé de la Révolution française

Tags: Cassazionemigranti
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Gabriele Gerboni says:
    5 mesi ago

    Osservaxioni giustissime hai dimenticato la Cajenna? Dapprima dici che un governo cerca di capire le osservazioni della cassazione poi critichi il governo. Spiegati meglio senza pensare al pd.

    Rispondi

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