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Tim, la svolta necessaria

di Redazione
13 Novembre 2023
in Economia
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L’amico Pierre Zanin della Direzione nazionale del Pri ha commentato con l seguente articolo la decisione di TIM di accettare l’offerta di KKR per rilevare la propria rete fissa

Domenica 5 novembre scorso il CdA di TIM ha deliberato (a maggioranza) di accettare l’offerta vincolante formalizzata dal fondo americano KKR per rilevare, con altri soggetti – tra cui, nella misura del 30% circa, lo Stato e il fondo infrastrutturale italiano F2I – il controllo della società di nuova costituzione NetCo, cui saranno conferiti gli asset di rete fissa e le attività wholesale domestiche dell’Operatore telefonico.

L’offerta di KKR valorizza NetCo 18,8 miliardi (ma la valutazione potrebbe salire fino a 22 miliardi al verificarsi di determinate condizioni) ed ipotizza che il closing dell’operazione, sottoposta al vaglio dell’Antitrust europeo e all’autorizzazione Golden Power, avvenga entro l’estate del 2024.

Riguardo Sparkle, la società del gruppo TIM che gestisce servizi di trasmissione dati internazionali mediante una infrastruttura world-wide (5° Operatore mondiale), KKR aveva presentato un’offerta non vincolante che il CdA non ha ritenuto congrua. Nelle prossime 4-8 settimane, a seguito di due-diligence, il fondo americano ne presenterà invece una vincolante.

La decisione del CdA TIM rientra nell’ambito del Piano strategico predisposto dall’AD Pietro Labriola che, superando il modello di Operatore telefonico verticalmente integrato, prevede la creazione di due NewCo, NetCo e ServiceCo. Alla prima società, destinata alla cessione, è previsto il conferimento degli asset di rete fissa, delle attività wholesale domestiche e internazionali di Sparkle. Alla seconda, invece, è previsto il conferimento di Noovle (in cui è socia Google), Olivetti, Telsy, il business consumer e TIM Brasil.

L’operazione decisa dal CdA consentirà a TIM, al momento del closing, di ridurre il proprio indebitamento di circa 14 miliardi (dai 21 attuali).

Questo è il primo aspetto su cui porre l’attenzione.

La decisione di TIM di cedere i propri asset di rete fissa ci appare, nell’attuale quadro finanziario dell’Operatore, caratterizzato dal persistere di un forte indebitamento per gli effetti dell’OPA dell’Olivetti del 1999, semplicemente inevitabile.

Il prof. Riccardo Gallo, Presidente dell’Osservatorio delle Imprese de La Sapienza, in occasione di una recente intervista al Canale televisivo CNBC, commentando l’evoluzione dell’indebitamento di TIM dopo l’OPA e la sua correlazione con il progressivo aumento dell’età media dei suoi mezzi di produzione, l’ha descritta come una situazione in cui “si continua a mungere una vacca vecchia”. In questi oltre vent’anni, l’eccesso di debito ha limitato la capacità di TIM di ammodernare la tecnologia della propria rete e ciò ha indebolito non solo la sua capacità competitiva nel mercato domestico ma anche quella del Paese nel settore delle infrastrutture digitali.

Appare piuttosto evidente come, nelle condizioni attuali, per TIM il mantenimento di un modello di impresa basato sull’integrazione verticale del business (controllo end-to-end delle dinamiche di mercato grazie al governo coordinato della fabbriche di prodotto/servizio interne e della infrastruttura di trasporto e distribuzione al Cliente finale) fosse sempre meno sostenibile, se non ipotizzando importanti apporti di capitale che però nessuno degli attuali azionisti ha mai dichiarato di voler sostenere.

Dunque, alla base della decisione di TIM c’è il tema della sostenibilità economico-finanziaria dell’impresa. Tuttavia, la decisione di separare gli asset di rete fissa dalle attività commerciali avrà rilevanti implicazioni sistemiche, facendo convergere il modello di mercato delle telecomunicazioni fisse, in futuro caratterizzato dalla centralità della nascente NetCo, a quello delle utilities, dove da tempo operano società infrastrutturali come Autostrade, Terna e Snam Rete Gas.

Evitare, grazie ad una opportuna attività di indirizzo e regolazione, che si riproducano in questo nuovo ambito gli squilibri tra alti margini di redditività e non altrettanto alti investimenti che nel 2021 l’Osservatorio delle Imprese ha segnalato negli altri citati, è fondamentale non solo per il funzionamento del mercato delle telecomunicazioni ma, in ragione della sua strategicità, per quello del sistema Paese.

Ed è questo il secondo aspetto su cui porre l’attenzione.

Il terzo è che, pur in un ambito strettamente regolato dal Golden Power, con questo riassetto di TIM lo Stato diventerà azionista diretto di NetCo, affiancato dal fondo infrastrutturale italiano F2I, prendendo, dunque, il controllo strategico della società. Il nostro giudizio su questa decisione è positivo sia perché sottolinea il ruolo fondamentale della rete fissa di telecomunicazioni per lo sviluppo del Paese sia perché esprime la concreta volontà dello Stato di indirizzare le politiche di investimento e gestione di questo asset in chiave di utilità e interesse nazionale.

Il PNRR ha destinato più di un quarto delle risorse alla transizione digitale, di cui quasi 7 miliardi per realizzare i Piani contenuti nella Strategia italiana per la Banda Ultra-Larga – Verso la Gigabit Society, varata dal Governo nel 2021. L’obiettivo della Strategia, nel quadro definito dalla Comunicazione sulla connettività unica europea del 2016 (Gigabit society) e quella sul Decennio Digitale del 2021 (Digital Compass), è portare la connettività al Gigabit su tutto il territorio nazionale entro il 2026, in anticipo rispetto al 2030 previsto dall’Unione Europea.

Oggi l’esecuzione del PNRR e gli obiettivi della Strategia segnano evidenti ritardi. Il Piano “Italia a 1 Giga”, in particolare, pur rimaneggiato, rischia di non essere completato nei tempi previsti.

È chiaro – ed è il quarto punto di attenzione – che il riassetto TIM potrebbe aprire la strada alla cosiddetta Rete Unica ovvero l’integrazione tra NetCo e Open Fiber, la società controllata da CDP (60%) ed il fondo australiano Macquarie (40%), focalizzata nello sviluppo di una diffusa rete in fibra ottica. Il nostro punto di vista è che l’occasione per rendere più moderne ed efficienti le infrastrutture digitali italiane costituita dal PNRR, non vada persa e che, effettivamente, la Rete Unica, se dovesse realizzarsi, potrebbe accelerare la messa a terra degli investimenti evitando duplicazioni/sovrapposizioni tra le due società.

In conclusione, il nostro giudizio sul riassetto TIM e l’azione del Governo è positivo ancorché condizionato dalle effettive modalità con cui il nuovo assetto di mercato delle telecomunicazioni di rete fissa verrà indirizzato e regolato, e dalla capacità di NetCo di essere realmente il soggetto propulsore dell’esecuzione del PNRR nel settore delle infrastrutture digitali.

Tags: GalloTIM

Redazione

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