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Tragedia della storia russa

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Ottobre 2024
in L'editoriale
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La storia russa, esattamente al contrario di quello che pensa Putin nelle sue allocuzioni al vertice dei Brics, la si conosce in occidente meglio di quanto la conosca lui, per la semplice ragione che i russi l’hanno sempre contraffatta. Lo zar Paolo primo non venne assassinato dai suoi militari in favore del figlio, perché pazzo, quello sarebbe stato un pregio, ma perché era entrato in corrispondenza amichevole con la Francia di Napoleone, e questo per i bigotti del Cremlino, la zarina cristianissima, la corte bacchettona, era considerata una follia, tanto che dopo la pace di Tilsit, Alessandro rischiò la stessa fine. Fu la “guerra patriottica”, nata nel 1812, a salvare il giovane zar. Non fosse che su questa definizione di “patriottica”, gli storici russi fecero una confusione indistricabile a secondo la loro appartenenza politica, prima del marxismo e successivamente. Abbiamo comunque solo in Russia storici che sostengono al contempo nelle loro opere che quella guerra fu la prima espressione del coinvolgimento dell’intera nazione e pure che non lo fosse affatto. Eugeni Viiktor Tarle nel 1936 scrisse che il popolo russo non aveva avuto nessun ruolo nella resistenza ai francesi che semmai furono piegati dal clima, per poi, nel giro di un solo anno, sostenere l’esatto opposto. Nemmeno Tarle arrivò comunque a ritrarre il principe Kutuzov nell’eroe di Guerra e pace del conte Tolstoj. Sono tali e tante le note lasciate dai contemporanei sull’incompetenza, la dissolutezza e la vigliaccheria del comandante dell’armata russa, incluse quelle autobiografiche, ad impedirlo. In compenso, P. A,. Zihilin, nel 1945, per celebrare Stalin, fece piazza pulita e Kutuzov, divenne “il salvatore della Patria” che tale è rimasto più o meno fino ad oggi. Grazie a dio la documentazione storiografica su Kutuzov era stata divulgata in occidente dai russi ben prima dello stalinismo. Basta leggere le memorie di Bagration, di Bennigsen o di Tolly. Sono tutte concordanti.

Quello che invece gli storici russi non hanno mai messo in discussione è il giudizio di Nicolaj Mitarevskij sui territori che andavano da Minsk in giù, una volta superato il fiume Dnepr. ovvero che al Cremlino non li consideravano russi e sospettavano la popolazione persino di simpatie francesi. La depredazione dell’Ucraina da parte della Russia inizia se non già dal tempo di Pietro il Grande, per lo meno allora. L’armata di Kutuzov tratta bielorussi ed ucraini come collaborazionisti del nemico. Ragione per la quale lo zarismo dopo il congresso di Vienna, concede delle forme di autonomia amministrativa all’Ucraina, attraverso l’etmanato. Il risultato fu una deriva nazionalista che viene usata dalla Russia in chiave anti polacca e che però esploderà come una botte nel1917. L’Etmano fu la prima autorità ucraina che si rivolse direttamente all’occidente per essere soccorsa, nella persona del Kaiser. E sebbene il Kaiser fosse interessato, con la catastrofe tedesca, l’Ucraina venne abbandonata a se stessa e occupata dalle bande nazionaliste, per lo più cosacche. Tempo due anni, fu l’Armata rossa a salvare l’Ucraina per poi condannarla ad una devastazione raramente immaginabile. Quello che però restava evidente anche al mondo occidentale era che nonostante gli eccessi consumati, gli ucraini di fama internazionale, da Gogol, a Bulgakov, fino a Trotskij e ovviamente Crusciov, si sentivano russi a tutti gli effetti. Mentre i Petljura ed i Bandera erano considerate eccezioni, questo per lo meno fino alla rivoluzione arancione. Da allora è cambiato il volto dell’Ucraina nella percezione dell’occidente, il che appunto non significava necessariamente la prevalenza del sentimento nazionale su quello di appartenenza comune alla vecchia “patria” Russia. Formidabile la registrazione del colloquio telefonico fra il georgiano Stalin e Bulgakov. “Non vorrete mica lasciare la patria?”.

Solo grazie a Putin, entrato a febbraio del 2022 con i carri armati in Ucraina, convinto di arrivare in una settimana a Kyiv fra l’entusiasmo popolare, si sono scoperte come stanno le cose. Nemmeno oggi Putin si rende conto, soddisfatto com’è di aver conquistato Advijka dopo 4 anni di bombardamenti iniziati nel 2018, che la Russia trova più simpatie in Corea del Nord che in Ucraina. Una simile sconfitta Putin non l’aveva preventivata ed in effetti nemmeno gli occidentali. Per vincere davvero la guerra Putin, dovrà raderla al suolo l’Ucraina e gli servono nepalesi, iraniani e soldatini di Pyongyang. Può giusto sperare che l’occidente, l’Ucraina grazie agli accordi di Yalta non ne fa parte, glielo consenta impunemente e ignori il ministro degli Esteri lituano Landsbergis. Chiede di mandare le truppe.

licenza pixabey

Tags: russiastoria
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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