Il conte di Montesquieu, legittimista di nascita, tanto rimase scioccato dal processo e la morte del re d’Inghilterra, che scrisse un’opera intera per introdurre un principio che mai più avrebbe potuto consentire un tale misfatto, quale quello dell’indipendenza dei poteri. Dal momento che si contestava l’esercizio giudiziario da parte della Corona, per lo meno che quello non finisse nelle mani di un parlamento rivoluzionario. Non soddisfatto, l’autore delle Lettere Persiane, pretendeva che l’imputato fosse sempre giudicato da una corte di suoi pari, bottegai se bottegaio, re, se re. Tempo quarant’anni la Francia prese la strada opposta. il conte di Mirabeau, costituzionalista convinto, pretendeva che tutto il potere dipendesse dal popolo, incluso quello sulla giustizia. Più o meno lo stesso che sostiene il presidente Trump ai giorni d’oggi, che in America sono rimaste le idee della Francia di allora. In Italia, per carità, le tradizioni a proposito sono molteplici. Nei ducati la legge la facevano i principi, famoso quello di Parma. Questo quando nella costituzione della Repubblica romana, come in quella precedente della Cisalpina, i giudici li nominano i consoli e nei processi criminali a giudizio si chiama direttamente il popolo. In ‘Inghilterra, primo paese al mondo a tagliare la testa al suo re e restaurare subito la monarchia, il procuratore è della Corona, i giudici i più differenti fra corti di vario tipo. La Francia, che ne ha passate di tutte, alla fine ha scelto di non introdurre distinzioni nell’ordine giudiziario, ma consente al potere politico di rimuovere il giudice quando meglio ritiene opportuno. Se si vuole compromettere l’indipendenza della magistratura, tanto cara a Montesquieu, questo è il modo più discreto e sicuro.
Con tali antefatti e controversie nella storia del diritto occidentale, un progetto di separazione delle carriere è perfettamente perseguibile e razionale e la Costituzione della Repubblica italiana può benissimo adeguarsi. Piuttosto il ministro Nordio ha detto di preferire l’attuale modello inglese, dove pure l’accusa è la più forte, quindi si tratterebbe di un risultato opposto al riequilibrio promesso, e pazienza. Quello che purtroppo non funziona mai è l’idea di compiere una ritorsione nei confronti del sistema giudiziario, di consumare una qualche forma di vendetta. Ci fosse questa intenzione, non solo si inasprirebbero i rapporti fra parlamento e magistratura , ma nel caso dell’attuale maggioranza, si mostrerebbe anche una mancanza di riconoscenza. Senza l’indipendenza della magistratura i partiti che scrissero la Costituzione del 1948 siederebbero tutti ancora al loro posto, escluso il Pci presumibilmente, quando, un governo come l’attuale, mai la storia della Repubblica l’avrebbe visto nascere.
Detto questo, se la legge scritta di Riforma della Giustizia è costituzionale, i giudici protestino pure quanto vogliono. Comunque si adegueranno. Nel complesso dei paesi europei l’ordinamento giuridico italiano rappresenta fin troppo un’eccezione. L’idea di autogoverno della magistratura è quasi unicamente nostra e anche andrebbe valutata. Quanto ai cittadini, i bisogni sono semplici. Si aspettano principalmente una giustizia più rapida e se magari possibile, giusta. Se questi obiettivi sono prefissi dalla Riforma del governo, essa avrà successo. Se invece si vuole omaggiare la memoria di Berlusconi, come pure si è sentito nel dibattito in Aula, c’è da dubitarne.
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