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Un bicchier d’acqua in una tempesta

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
25 Giugno 2026
in L'editoriale
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Più che le dichiarazioni di Rutte, un funzionario, bisognerebbe seguire le dichiarazioni rese da Lavrov, un uomo di regime. Lavrov ha accusato l’America di essere dietro i recenti successi dell’Ucraina, tesi che se ci si permette questo editoriale sostiene dal famoso agguato a Zelensky alla Casa Bianca. Se qualcuno dei commentatori di allora si fosse ricordato delle relazioni fra Churchill e Roosevelt per tutto il 1940, ovvero il tempo in cui l’Inghilterra rimase abbandonata a se stessa e l’America chiedeva il tesoro di sua Maestà come pegno per le forniture all’esercito britannico, avrebbe ponderato meglio il suo giudizio. I rapporti fra gli alleati sono franchi e burrascosi e l’America è il principale alleato dell’Ucraina. Lo stesso Putin lo conferma quando dice che l’Ucraina è il grimaldello con cui l’America vuole sfasciare la federazione russa. L’unica cosa vera detta da Putin in ventisei anni di balle.

Per garantire l’indipendenza dell’Ucraina e quindi di fatto sventrare la Russia privandola di una regione fondamentale del suo dominio dal tempo di Pietro il Grande, non basta un sostegno economico militare. Questo lo credono i paesi europei. Occorre indebolire i principali asset russi nel mondo. Innanzi tutto la Siria, ovvero il suo sbocco diretto al mediterraneo, il Venezuela, il suo principale partner commerciale nell’Atlantico, infine l’Iran, un suo alleato politico militare. Quando si discute dei dubbi risultati della guerra all’Iran, bisognerebbe mettere in conto le partite di droni degli ayatollah inviate a Putin. L’indebolimento internazionale della Russia, è alla base del successo ucraino di questi mesi. Altrimenti bisognerebbe pensare che un paese che non ha mai avuto un esercito nazionale prima del 1991 e che ancora nel 2022 disponeva di fucili di cartone, è riuscito in meno di un anno a tenere testa ad una potenza nucleare e dopo quattro costringerla alle corde. Vero che la Russia è decaduta da Stalin ad oggi, ma non fino a questo punto.

Se il Venezuela è lontano e della Siria quasi nessuno se ne è accorto, come non ci si è accorti che Hamas è alleato dell’Iran, l’attacco all’Iran ha indisposto buona parte degli stati europei. Il figlio di Khamenei possiede una società di affari a Londra. E sarebbe anche interessante sapere quante Porche e Ferrari vengono acquistate dai famigli degli ayatollah che amano i lussi e gli agi dei milionari europei. Polacchi, bulgari, e rumeni hanno sbattuto i tacchi, mentre i principali partner della Nato si sono messi a sollevare distinguo. Starmer, un Thatcher al rovescio. Margaret fece una guerra per le insignificanti Falkland, lui voleva cedere le basi di Diego Garcia, da cui si controlla l’oceano Indiano, alle Mauritius. L’Italia è piuttosto irrilevante. Trump se l’è presa con il presidente del consiglio Meloni per la sua doppia faccia. Questioni più personali che strategiche. Con Macron la Francia è tornata gollista. Un giorno con l’America, il giorno dopo per aprire alla Russia, il terzo contro entrambe.

Il buon Rutte ha cercato di mettere una pezza. Non è vero che gli alleati hanno mollato l’America in guerra. Anzi, hanno consentito più di 5000 voli. L’Italia, che ha detto di non averlo fatto, almeno 500. Apriti cielo. Si è scomodato Crosetto. Erano voli logistici, non erano cinetici, era zuppa, non pan bagnato. E l’opposizione è insorta, allora avete mentito al paese, venite in Parlamento. Certo che no, noi vogliamo rafforzare la componente europea della Nato, per questo abbiamo aumentato le spese. Bravissimi. Solo che non si rafforza la Nato se non si approva la guerra del primo membro della Nato, cioè l’America. E non è un giudizio di merito. Berlusconi era contrario alla guerra di Obama a Gheddafi, eppure non si è messo a fare i balletti che fa ogni giorno l’onorevole Meloni. Berlusconi ingoiò le decisioni dei capi dell’Alleanza, come fece D’Alema compagno d”infanzia di Milosevic. Lo bombardò senza rimorsi.

Il governo italiano vuole una forza europea? Lasci la Nato. Promuova un’alleanza continentale, se ci riesce, se è capace. Se l’onorevole Meloni pensa con Macron e Merz di poter tenere testa ai russi, ai cinesi, ai migranti, alla sola Ucraina che già la sovrasta, tanto di cappello. Ma Meloni ama l’America e ha scoperto di detestare Trump. Lasci la Nato finché c’è Trump. L’avversione è tale, dimostri, come dice sempre, di avere la schiena dritta. Al momento ha solo un piede in due scarpe. Non che faccia sta gran figura di leader mondiale. Puglia pure gli schiaffi.

pubblico dominio

Tags: LavrovRutte
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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