La battuta di Craxi su Mazzini ed Arafat che precedette poi gli ignobili paragoni fra Mazzini e Bin Laden era sbagliata. Il terrorismo di Mazzini era il terrorismo giacobino rivolto contro il tiranno. Mazzini non ebbe mai sulla coscienza donne, bambini, vecchi, ebrei come Klinghoffer, atleti come quelli di Monaco, per non parlare delle Torri Gemelle. Felice Orsini che per uccidere Napoleone Terzo compì una strage indiscriminata nel cuore di Parigi, aveva rotto con Mazzini da anni e ne ricevette il profondo biasimo. Per quello che riguarda più strettamente il nazionalismo di Arafat, la prospettiva è invece completamente diversa. Mazzini credeva nell’unità d’Italia sulla base di un popolo che aveva la stessa lingua, la stessa religione la stessa cultura La stessa lingua, la stessa religione la stessa cultura del popolo di Arafat non è quella della Palestina, ma quella del mondo arabo. Infatti le nazioni arabe si chiamavano fra loro sorelle ed i leader fratelli per lo meno sino al 1974. L’uso decadde dopo la conferenza di Ginevra in cui Sadat riconobbe ufficialmente Israele. In quel momento fini il pan nazionalismo arabo ed emerse come soggetto politico internazionale il movimento palestinese. Fu Golda Meir a non riconoscere la causa palestinese e a non volerne nemmeno sentire parlare. Non per altro, ma perché Golda si accorse già dalla conferenza di Ginevra che ogni nazione araba aveva i suoi palestinesi, la Siria persino un’organizzazione armata, militarmente competitiva con quella di Arafat a cui faceva la guerra. Mentre i palestinesi del Libano erano invisi al governo libanese che presto avrebbero distrutto. I giordani, con cui Israele contava di migliorare i rapporti, i palestinesi li discriminavano. La ragione era semplice, la Giordania è il nome di un fiume che attraversa la Palestina. Gerusalemme potrebbe pur sempre dire che prima della Palestina romana, per non parlare del mandato britannico, c’era un regno di Giudea e la stessa Israele. La Giordania è un’invenzione ancora più clamorosa di quella della Palestina che gli ottomani chiamavano Siria.
Per quello che riguarda il partito repubblicano, il partito di Ugo La Malfa che si misurò con tre drammatiche guerre di Israele fra il 1967 e appunto il 1973, la posizione politica era la stessa di Golda Meir, ovvero la causa palestinese non esisteva, era semplicemente quella di un’organizzazione terrorista criminale, non giacobina. Non c’è un solo documento politico congressuale, un consiglio nazionale, una direzione che abbia mai aggiornato questa posizione storica del partito. Tra il 1994 ed il 1999 il responsabilità dell’autorità palestinese in Italia, Nemer Hammad, cercò un contatto con l’ufficio esteri del partito, allora retto dall’onorevole Vittorio Olcese, già sottosegretario alla Difesa del governo Spadolini e poi con la segreteria nazionale. Il massimo riconoscimento dell’Olp da parte del Pri furono quattro appuntamenti di Nemer Hammad con un esponente della Direzione nazionale ad un caffè di piazza Canpo dei Fiori a Roma. Nessun organismo del Pri ha mai voluto essere informato degli stessi e questo quando erano avviati i colloqui di pace fra Israele e palestinesi promossi dalla presidenza Clinton.
Ha dunque ragione Eugenio Fusignani quando dice nel suo articolo per la voce di oggi che i repubblicani sono favorevoli a i due Stati, perché questa era la proposta originaria già del 1948, con la caratteristica che ai palestinesi non è mai interessata se non fino agli accordi di Oslo. La cosa davvero singolare di tutto questo periodo in cui si condanna il legittimo premier di Israele di aver commesso nefandezze, si dimentica che quella proposta venne affossata dalla popolazione di Gaza in un referendum popolare. A seguito di quella scelta l’Olp venne smantellata, in una specie di guerra intestina e confinata a Ramallah. Hamas vinse le elezioni del 2005, dopo, le quali nessun palestinese ha mai più votato. Hamas, ha ragione la signora Albanese delle nazioni unite, è il legittimo rappresentante del popolo di Gaza e della Cisgiordania, anche perché non c’è nessuna organizzazione politica fuori da Ramallah a contrastarla..E non c’è perché, questo la signora Albanese non lo dice, Hamas spara.
Anche la situazione drammatica di Gaza di questi giorni viene illustrata in una maniera piuttosto singolare dai media occidentali, con poche eccezioni, il Foglio,. il Riformista, la tedesca Bild. Eppure Israele non sta uccidendo bambini, sta combattendo in cinquecento chilometri di bunker sotterranei, in un’operazione militare che trova precedenti solo nella guerra del Vietnam, il Vietnam era interamente scavato, con gallerie sotterranee però, non bunker. Questo tipo di operazione sta fallendo, tanto che Israele ha deciso l’intera occupazione di Gaza. Chi conosce la realtà dell’esercito israeliano, sa che non sarà mai possibile, se non temporaneamente. La nefandezza del governi Netanyahu è che potrebbe portare Israele alla prima disfatta militare della sua storia e contro gli integralisti di Hamas, gli assassini del sette ottobre.
Hamas non ha un programma di Stato palestinese, il concetto di Stato è occidentale non ricompreso necessariamente dal mondo arabo, se non perché imposto. Hamas ha un programma di rinascita islamista che si rivolge a tutta la terra della Palestina storica e dunque a parte del Libano, e della Siria, oltre che all’Intera Giordania, non sapremmo dire dell’Egitto. La ragione per cui la Lega araba sostiene uno Stato palestinese a condizione che Hamas sia disarmata ed espulsa. Il problema è solo come la si disarma Hamas e come la si caccia da Gaza. Bastassero il garbo, le buone maniere, il diritto e l’umanità, in Israele non avrebbe vinto le elezioni Netanyahu e Netanyahu potrebbe perdere questa guerra, che pure non ha iniziato lui. A quel punto Israele si rivolgerebbe ad uno più duro di Netanyahu per una rivincita o una difesa migliore. Le modalità vengono decise dal governo di Israele.
Tutte le accuse rivolte ad Israele di genocidio e di quant’altro sono semplicemente un’ignominia. Provengono da chi è corresponsabile storicamente dell’olocausto e vuole sgravarsene la coscienza, se non peggio. Però bisogna tenere in contro che l’idea della completa epurazione della popolazione di Gaza è oggi una tesi che in Israele sta trovando sostenitori, perché convinti che con una Gaza armata e vittoriosa accanto, Israele finirà con l’essere distrutta in un prossimo futuro. La vita dello Stato ebraico non l’ha mai garantita nessuno e qui in Italia l’ha solo difesa sempre il partito repubblicano.
licenza pixabay







