Si è volentieri solidali con il presidente del consiglio, onorevole Meloni, bullizzata da un energumeno miserabile della cerchia di Putin. Ciò non toglie che il governo italiano si sia esposto di suo a tanta insolenza. C’è un precedente, gli insulti gratuiti del portavoce del ministro degli Esteri russo al presidente Mattarella. La Farnesina aveva anche allora convocato l’ambasciatore russo e quello aveva fatto spallucce. Il suo governo si produceva in simili toni con il Capo dello Stato italiano, e l’ambasciatore veniva convocato? L’ambasciatore doveva essere espulso su due piedi e le relazioni diplomatiche con la Russia interrotte, fino alle scuse formali del Cremlino. Il governo italiano imparasse da Sanchez come ci si comporta. Israele non gli ha fatto torto alcuno e quello vuole mettergli contro l’Ue. Il problema è che Sanchez se ne frega dei palestinesi e degli ebrei, mentre l’Italia è impelagata con la Russia sino al collo.
Taiani e Crosetto su una sola cosa sono d’accordo, nel ripetere che la Russia non è un nemico. Cioè, secondo loro cosa sarebbe un paese che ne attacca un altro che l’Italia, seppure principalmente a chiacchiere, sostiene? Ai russi dà fastidio anche la propaganda e l’impegno comune sulla produzione di droni appena sbandierato tra Meloni e Zelensky, ha irritato parecchio. I russi sono oltre l’orlo del collasso. Lo zarismo è caduto per molto meno e lo zarismo era impegnato in una guerra contro le potenze centrali del continente. Putin, poveraccio, aveva attaccato un paese dove manco esisteva un esercito vero e proprio, armato con fucili di cartone. Adesso si ritrova sotto gli attacchi dei droni ucraini tutti i giorni sino alla Siberia, con un novanta per cento di vittime prima di arrivare al fronte.
I soldati russi muoiono mentre vengono schierati, perché intercettati. I droni più efficaci che aveva la Russia erano quelli iraniani, che adesso gli ayatollah si tengono stretti. La Russia non solo perde 35 mila soldati al mese, quasi senza combattere, ma non conta più niente in Medio oriente, ha perso la presa sul Sud America, è costretta a truccare i dati sull’economia che sprofonda. È nelle mani della Cina. In attesa di una qualche mossa utile, magari, grazie a quei geni di danesi, invade la Groenlandia, se la cava con l’avanspettacolo.
Il governo italiano ci ha ministri che in simili frangenti vogliono acquistare il gas russo. Se l’onorevole Meloni non è capace di liberarsi di gente del genere, è condizionabile. A Mosca mai uno dicesse che bisogna fare la pace con l’Ucraina, sparisce. Cade da una finestra, si spara in macchina, ha un infarto. Salvini qui va a braccetto con Conte e si ritrova pure con Vannacci. Non c’è solo la Bulgaria, su cui Putin può contare. Gli restano i vecchi amici italiani che non lo hanno abbandonato. Dei sentimentaloni.
L’Italia, senza nemmeno rendersene conto, ha rotto con l’amministrazione statunitense, l’unica con un bullo peggiore di Putin. Per carità, uno può anche essere intimamente cristiano, ascoltare il Papa ed avversare ogni guerra, anche quella agli assassini torturatori di Teheran. Solo che l’Italia fa parte di un’alleanza difensiva con l’America. Allora perché negare le basi. Gli aggressori non sono gli americani, sono gli iraniani, in Libano, in Iraq, in Israele, in Yemen. Se un governo democratico occidentale non capisce questo, tanto vale si schieri dall’altra parte. Verrà travolto dagli eventi lo stesso.
Putin con tutte le sue disgrazie, se la ride quando vede la condizione politica dell’Italia. Se il presidente del consiglio italiano, che comunque gli è ostile, lo mette sullo stesso piano di Trump, l’alleato, un prossimo presidente del consiglio, che gli è amico, sposterà la posizione internazionale del paese. C’è Giuseppe Conte pronto. Ecco un candidato che il Cremlino rispetterà volentieri, uno a cui stendere il tappeto rosso, l’unico che ancora sembra credere nella santa Russia, capace di chiudere in casa l’intera popolazione per fare andare a spasso la sua soldataglia. Conte, Salvini e Vannacci, le teste di ponte del Cremlino, un vero campo largo. Si può solo sperare che prima che si dimetta l’onorevole Meloni, Putin salti per aria. Ormai dovremmo esserci, nonostante chi gli vorrebbe comprare il gas, il petrolio, perché no, i diamanti.
galleria della presidenza del Consiglio






