Il caso Santanchè è più serio di quello Sangiuliano ed il garantismo non c’entra un bel niente. L’onorevole Santanchè può essere benissimo innocente e persino vittima dell’azione giudiziaria come di una campagna d’odio nei suoi confronti, non ne abbiamo la minima idea. Il problema è che il ministro si è presentato in Senato il 5 luglio del 2023 assicurando di non avere nemmeno ricevuto un avviso di garanzia. Chi glielo ha fatto fare? L’onorevole Santanchè doveva solo assicurare la sua completa estraneità alle accuse, senza mettersi a disquisire sulle misure delle procure nei suoi confronti. Al contrario, riparandosi dietro al mancato avviso di garanzia ieri, oggi viene colpita in pieno dal rinvio a giudizio. Se il ministro riteneva rivelante il primo, figurarsi il secondo. E vogliamo ignorare di un ministro della Repubblica che non sa di essere indagato dalle procure. Nel momento in cui l’onorevole Santanché venisse completamente scagionata, si sarebbe fatta raggirare, esattamente quanto è avvenuto per il buon Sangiuliano. Ed è questo che compromette la credibilità del governo, non l’integrità dei suoi appartenenti.
Cosa ci sarebbe di male se il ministro Sangiuliano avesse avuto una relazione sentimentale? Un problema per sua moglie, non per il paese. Non fosse che il ministro è stato strumentalizzato. Se ora l’onorevole Santanchè fosse anche solo stata raggirata, il suo incarico di ministro della Repubblica ne sarebbe compromesso. L’imbarazzo che scaturisce da simili episodi lambisce il prestigio stesso del presidente del Consiglio. Non solo i ministri li suggerisce l’onorevole Meloni, entrambi sono esponenti del suo partito. Per di più l’onorevole Santanchè è personalmente legata da un’amicizia storica al presidente del Senato La Russa. Mai restasse seraficamente al suo posto in attesa del terzo grado di giudizio, potrebbe persino gettare un’ ombra sulla seconda carica dello Stato. Vale la pena di correre simili rischi?
L’onorevole Meloni ha fatto volentieri quadrato intorno all’onorevole Delmastro che pure ha i suoi guai giudiziari. Non fosse che il caso Delmastro mostra il cipiglio fiero di un rivoluzionario, quello che di chi chiede alle guardie carcerarie di infierire sugli arrestati. Delmastro è un caso politico e rivela il modo in cui Fratelli d’Italia considera le istituzioni e giudica gli anarchici, i criminali, i mafiosi e ovviamente tutte le opposizioni. In verità di Delmastro l’onorevole Meloni è fiera. Delle vicende Sangiuliano e Santanchè, purtroppo, non può esserlo per niente. Ben di là del problema giudiziario, da questi traspare l’idea di un’inadeguatezza politica di fondo. Lo stesso potrebbe estendersi persino al ministro Lollobrigida, quello che fermava i treni per arrivare in orario e ha perso intatti il titolo di cognato. Una degradazione sul campo.
D’altra parte l’onorevole Meloni da più di un anno almeno confronta il suo gradimento personale presso l’opinione pubblica in continua ascesa. Quello del governo è molto più basso del suo. Se lei è brava, i suoi mica tanto. Per un leader che si vuole imporre all’attenzione dell’Europa, e ha l’ambizione di stupire il mondo, l’amicizia con Musk, il piano Mattei, la confidenza con i presidenti statunitensi, è un po’ come inciampare sui comici russi spacciati per notabili africani.
L’opposizione avrebbe quasi fatto meglio a quasi non accorgersi del caso Santanchè augurandosi che il ministro restasse al suo posto. I danni potrebbero diventare deflagranti. Mentre se la Meloni è sveglia come dicono, il ministro si dimetterà già questo weekend. Ogni giorno in più potrebbe essere letale, lo stesso che avvenne con il ministro Sangiuliano spentosi dopo la penosa intervista al tg1.
Un governo, può essere sempre costretto a misurarsi con l’incapacità o i difetti dei suoi ministri, è il sale della vita politica, non tutti possono essere all’altezza. Nessuno invece può permettersi di essere ridicolo.
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