Il modello proposto dall’onorevole Meloni all’Europa in funzione anti migratoria, bene, è l’esatto opposto di quello praticato vanamente in Albania. I campi di concentramento in Albania non servono a niente, non perché i magistrati ne contestano la legalità, ma perché sono fuori dalla rotta migratoria. Un migrante che si è fatto trecento chilometri di deserto e di mare per arrivare a Lampedusa, viene preso e trasportato, persino su navi da guerra, alla periferia dell’Europa. La cosa non ha proprio alcun senso. Per lo meno nella polemica con la Spagna il presidente del Consiglio se ne è accorto, tanto che ll modello che ora propone è quello di Sanchez che i campi di concentramento li allestisce sulla rotta dei migranti, mica in Portogallo.
Lampedusa è un’isola nel Mediterraneo appartenuta in epoca contemporanea, ai Borbone, agli inglesi, ai maltesi e persino ai russi. Ceuta e Mellila sono un’enclave iberica che il Marocco rivendica dal momento della rivolta del Rif, 1921. La Spagna ci acquartiera il Tercio de Armada. Il motivo per cui nessuno cerca di attraversare Gibilterra nonostante sia a 13 chilometri di distanza. I migranti muoiono già a sufficienza solo nel corridoio d’acqua che separa il confine e non ci sono Ong che arrivano in loro soccorso. Ha già dell’incredibile che i migranti non siano stati presi a fucilate come ai tempi di Zapatero. La possibilità che il governo spagnolo trasporti i migranti da Ceuta al continente, non esiste. Al limite li trascina alle Canarie, sotto il Sahara, ancora più lontani o li lascia languire nei centri abitati fino a che non se ne tornano a casa sulle loro gambe, come sta succedendo. Che poi ci sia qualche problema lo stesso, lo dimostra la partnership con la Mauritania. Sanchez ha costruito due centri di raccolta, amministrati dalle autorità locali, notoriamente militari. I costi non si conoscono, di certo hanno una funzione. Questi centri sono pieni di migranti che vorrebbero attraversare il Marocco per arrivare in Europa. Finalmente si è accesa una lampadina nella testa dell’onorevole Meloni. Tutta l’Europa, ha detto, si attrezzi per costruire i suoi centri di accoglienza nel cuore del continente africano, alla fonte insomma, non quando i migranti sono già sfociati e vanno rincorsi. Dopo il blocco navale e i soldi buttati in Albania, l’onorevole Meloni ha lanciato orgogliosa una proposta, copiata da Sanchez, che se ne vergogna.
Si tratta solo di capire ora come pensa di gestirli questi disgraziati. L’elenco dei paesi a cui ha fatto riferimento, comprende Uganda, Ruanda, Senegal, Libia, in Mauritania ci sono già i centri pagati dalla Spagna. Nessuno offre particolari garanzie di sicurezza Per cui se tu vuoi affidarne il controllo all’Europa non è che puoi mandare in Ruanda un reparto di carabinieri. Devi spedire un battaglione della legione straniera. Altro che i cento milioni per l’Albania. L’Europa segue i consigli della Meloni e farà bene a prepararsi ad una nuova avventura coloniale. Solo in Libia, fra odi tribali e guerriglia locale, servirebbe un generale Graziani, l’antesignano dei campi di concentramento poi emulati in Europa. Già il modello Balbo che governatore della Libia sostenne una società multiconfessionale, liberò i beduini ostili e li convinse a lavorare insieme agli italiani e agli ebrei, è lontanissimo. Diciamolo fra di noi, Italo Balbo era troppo emancipato per il governo Meloni. A Palazzo Chigi sembrano più orientati su Graziani, come il compagno Sanchez, sul generalissimo Franco. Finiranno per intendersi.
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