Il rettore dell”Università di Pisa non ritiene di dover denunciare gli studenti che hanno malmenato un suo docente. Non ne condivideva le posizioni prese. I lavori dell’aula del comune di Milano sono stati interrotti da un gruppo di scalmanati. Nessuno che faccia sapere se questi signori sono stati buttati fuori o ancora bivacchino in consiglio. In televisione si è mobilitato un ex presentatore, una volta di successo, scagliandosi contro il presidente dell’associazione amici di Israele. Tutto questo e altro ancora, potrebbe rientrare semplicemente nella casistica di animi sovraeccitati. C’è una parte della popolazione italiana convinta che si consumi un genocidio nel Mediterraneo, che il governo e l’Europa stiano a guardare, che l’America l’approvi, inevitabili reazioni esagitate.
Quello che semmai lascia perplessi sono le parole del sindaco di Livorno che alla fine di una fiaccolata svolta per la città ha spiegato alla stampa cosa gli ebrei livornesi dovrebbero dire o pensare in situazioni come queste. Un ex presidente del Consiglio invece si è spinto direttamente a dire cosa gli ebrei italiani pensino davvero e non osano dire. Nell’Italia antifascista, celebrata ancora ieri in piazza a Pesaro dall’onorevole Schlein, quello che dicono o non dicono, pensano o non pensano gli ebrei, sono affari loro. Altrimenti c’è un’idea profondamente diversa dell’antifascismo che pure dovrebbe unire la Repubblica
Bisogna riconoscere che alla Lega araba sono più tranquilli, quasi catalettici. I paesi membri ci dicono cosa pensano loro, non gli ebrei. Si sono riuniti a Doha, con altri settanta Stati islamici, Iran incluso e hanno condannato Israele, sostenendo il popolo di Gaza. Tutto perfettamente lecito e comprensibile. Quello che invece se lecito non è comprensibile é cosa abbiano deciso di fare i paesi della Lega araba. Qua da noi si armano le flotte e si parte in mare, là da loro, nessuno che attraversi il deserto. Ci fosse in corso un genocidio, almeno l’Egitto, a ridosso di Gaza, non farebbe niente per fermarlo. La Giordania, si volterebbe dall’altra parte. L’Arabia saudita, che ama tanto i fratelli palestinesi, non corre con i cammelli in loro soccorso. Tutti i paesi arabi che circondano Israele, che Israele pure l’hanno aggredita, due, tre, quattro volte il secolo scorso, ora vogliono imporle sanzioni commerciali. L’Onu dice che c’è un genocidio in corso, l’Onu che ci ha messo anni ad ammettere quello in Ruanda, che a Srebrenica credeva i mussulmani fuggiti la notte ed ebbe come presidente una ex SS, nemmeno il peggiore fra tanti. Il Qatar è stato bombardato, l’Iran, non ne parliamo, gli Huti altrettanto, le strutture dei beduini del Nagev sono state demolite, e la Lega araba cosa fa? Scuote il testone.
Rispetto agli europei, gli arabi hanno in chiaro che per dare la pace ai fratelli palestinesi, come per realizzare uno Stato palestinese, occorre per prima cosa liberarsi di Hamas. Lo hanno formalizzato per iscritto questo concetto e non è poco. Potrebbero formare una forza internazionale, e dire ad Israele, ritirati da Gaza, la mettiamo noi in sicurezza, inviando un contingente militare, per recuperare gli ostaggi e catturare i loro persecutori. Potrebbero persino dire, ridiamo Gaza all’Egitto, ci pensa l’esercito egiziano. Non gli passa nemmeno per la testa. Hanno tutti paura di venir frantumati da uno scontro con Hamas. Hamas si è riuscita a sbarazzare dell’Olp a Gaza. La Siria, il Libano, la Giordania non erano riuscite a liberarsi dall’Olp nemmeno a cannonate. C’è qualcuno che se lo ricorda esattamente cos’era l’Olp, la sua rete militare, il suo leader che girava con due pistole alla cintura? Yasser Arafat, mica John Wayne.
Ieri si è anche saputo che il pontefice stesse valutando la situazione a Gaza. Il tg della Sette ha aperto la sua edizione pomeridiana con una clamorosa non notizia, il papa non pronuncia la parola genocidio. Viva l’Italia antifascista e viva un papa che non si fa intimidire.
museo del Risorgimento mazziniano Genova







