Il 10 agosto del 1792 a Luigi XVI sarebbe bastato avere ai suoi ordini un Bonaparte. Quello puntava una batteria sul carosello delle Tuileries e gli insorti sarebbero stati annientati. Un cannone al punto giusto per salvare la monarchia in Francia. Era talmente precaria la situazione militare che Danton al suo posto inviò il fidatissimo generale Westermann, Robespierre per la prima volta dopo un anno non dormì a casa Duplay mentre Marat abbandonò Parigi senza lasciar traccia. Temevano tutti lo stesso fallimento del Campo di Marte l’anno prima. E si capisce bene tanta apprensione. L’8 agosto Vergniaud aveva accusato la Corte ed il sovrano di essere il cuore di ogni complotto. Il 9 mattina Condorcet aveva scritto un documento per chiedere al popolo di Parigi di rispettare scrupolosamente la legge e gli unici girondini che si muoveranno saranno quelli di Marsiglia. Più decisa la Comune in mano alle sezioni radicali, i Gravilliers di Roux e Varlet e l’Arcivescovado, con tutte le sue teste calde, due sezioni su 48.
In una città che tocca quasi il milione di abitanti, secondo Vovelle sarebbero stati 25 mila i partecipanti dell’ attacco alle Tuileries, 25 mila se li sogna, nemmeno alla presa della Bastiglia. Da Marsiglia possono essere arrivati al limite 4 battaglioni, cinquecento uomini in tutto, mentre dal Faubourg Saint Antoine e da quello Saint Marcel gli unici che davvero si muovono, possiamo contare due, tremila persone in tutto e sono molte in una città dove nemmeno si va a votare e i tumulti sono pagati dal duca di Orleans. Aggiungiamo comunque i perdigiorno, gli attaccabrighe e i curiosi, questi erano molti, e la folla che assale le Tuileries conta al massimo 5, forse 6 mila persone. Già al Faubourg Saint-Germaine, dall’altra parte della Senna, quasi non ci si accorge dell’evento, se non per il rumore delle fucilate. Se gli svizzeri e i gentiluomini del pugnale si fossero visti davvero una forza di 25 mila persone marciare contro il palazzo sarebbero stati presi dal panico. Invece si schierano in quadrato per rendere omaggio al re e tutti loro davvero non erano, con le guardie nazionali che cambiano bandiera, più di mille. E cosa fa il re? Si presenta in calze di seta e parrucca piegata dal sonno, senza nemmeno una sciabola. Tutta la sua bella gente non si sarebbe persa d’animo e avrebbe resistito tranquillamente, ma visto che il re pensa subito a fuggire, ecco che i suoi difensori non ebbero particolare voglia di immolarsi per un trono vuoto. La monarchia in Francia uccise se stessa per ignavia.
Il vero popolo protagonista del 10 agosto è quello dei soldati alla frontiera che rifiutarono di marciare per La Fayette sulla capitale ed il marchese si consegnò agli austriaci. Fine pietosa del club Fogliante, con Barnave già ritiratosi a Grenoble prima che si scoprisse la sua corrispondenza nell’armadio del re.
Quando il giovane Bonaparte privo di consegne, vede il re presentarsi con la famiglia all’Assemblea Legislativa, gli appioppa un epiteto non riproducibile, ma che descrive perfettamente Luigi Capeto per quello che era.
Tutto il potere formale cade in braccio alla Gironda, che non sa cosa farsene. Costituzionalisti convinti com’erano, volevano premere sul re, non costringerlo alla resa e ancora vorrebbero salvarlo. La Comune invece porta a fondo il colpo con i suoi personaggi da trivio. Il club giacobino di riflesso, si radicalizza, mollando i girondini al loro destino. La Repubblica moderna nasce in Europa traballante e indecisa sul principio di rappresentanza popolare. Ne scaturirà una guerra estenuante fra tre parti lunga un intero anno, tanto da uscirne tutti con le ossa rotte. La Repubblica diventa preda degli unici con la schiena dritta, i militari, del giovane Bonaparte che il 10 agosto seguiva gli eventi più per noia che per istruirsi.
Molti sono gli storici convinti che il 10 agosto si fosse persa quella occasione politica per aprire una fase liberale e concludere la rivoluzione. Questione davvero difficile da trattare. A distanza di tanti anni appare evidente come le personalità di questa area liberale in Francia per lo meno fanno difetto della necessaria determinazione. Condannano l’estremismo popolare e vi si piegano inconsapevolmente. La Gironda resta al governo della Francia per un altro mese e il buon Roland è a capo degli Interni. Poteva schierare un reggimento della Guardia nazionale a protezione delle carceri ed impedire i massacri avvenuti. Invece Roland si volta dall’altra parte, mentre i suoi accusano Marat e Robespierre che pure avevano solo il potere della parola. Un errore clamoroso. È un mistero che si possa compiangere la Gironda. Ebbe un’occasione in mano unica e la spreca. Anche la repubblica della nuova era subisce le regole semplici di quelle antiche, come guai ai vinti.







