Il 13 Vendemmiaio anno IV, 5 ottobre 1795, la Repubblica francese è già sotto assedio al suo interno. Robespierre aveva visto giusto, senza di lui, ghigliottinato a luglio dell’anno precedente, sarebbe venuto il tempo dei briganti. Gli ex terroristi più efferati si ritrovano al potere, Barras su tutti, con la particolarità che hanno sposato la causa dei loro perseguitati. Fouchet, il terribile distruttore di Lione, fedele a se stesso, lui che sarà accusato di essere il trasformista per antonomasia, è alla macchia. Carrier, l’autore degli annegamenti di Nantes, preso e ghigliottinato. Nei locali alla moda impazzano invece Freron, commissario a Marsiglia, Tallien presidente della Convenzione nazionale e amante di Teresa Cabarrus. La Cabarrus è nel 1795 la personalità più importante di Francia, altro che Lafayette. Una ex prostituta, divenuta marchesa, imprigionata sotto il Terrore. Therese ha portato Tallien al tradimento di Robespierre e ora divenuta regina dei salotti di Parigi sta per lasciarlo. Magari Therese potrebbe persino complottare con i realisti, a Parigi i più forti. In tutta la Francia è iniziata la caccia al giacobino. Bonaparte è stato prima arrestato, poi rimesso in libertà privo di ogni incarico. Torna in gioco grazie alle donne. La sorella Paolina è amante di Freron e Freron protegge la famiglia, presenta il generale alla Bouharnais, grande amica della Cabarrus, tutte e due amanti di Barras, un cerchio che si chiude.
Il Termidoro è un vero spasso, peccato che agli storici interessi poco o nulla e se si comparano gli studi sulla Rivoluzione rispetto a quelli sul Termidoro, vengono i capelli bianchi. E’ chiaro solo che tutto si sgretola. Solo le armate reggono la Repubblica ai confini, grazie a generali formidabili come Moreau, Hoche, Kellerman, che pure vivono momenti di grave difficoltà. I monarchici hanno perso le elezioni nel paese, ma il voto è artefatto e controllato. Il regime termidoriano cerca un equilibrio nella precarietà. Ora si sposta su un fronte, ora sull’altro, sempre bada a spassarsela e ad arricchirsi. Il 13 Vendemmiaio i giochi sono finiti. L’insurrezione monarchica è pronta, i club giacobini svuotati, i generali che bivaccano in città privi di esperienza. Allora viene spinto avanti Bonaparte che per lo meno si è distinto a Tolone. Organizza la piazza, raduna i cannoni e mitraglia gli insorti. Nasce il generale Vendemmiaio.
Da notare che Barras rinsaldato in sella sul sangue dei monarchici non vedrà niente di meglio che far tornare il re in Francia. Tutta la sua politica sarà volta verso Luigi XVIII con le prudenze del caso, dal momento che Barras votò per la morte del fratello. La Repubblica sta dileguandosi. Ha giusto il sostegno di coloro che hanno acquistato i beni confiscati che si vedrebbero spogliati di tutto nel caso di una restaurazione. E ha l’esercito che ovviamente è repubblicano, infatti Barras lo vuole lontano, sul Reno, in Italia, magari in Egitto. Sarà l’esercito a rovesciare i termidoriani convinto di difendere le istituzioni repubblicane, ed in parte vi è riuscito. Con tutti i nemici che si ritrova, senza un esercito leale, capace ed armato, qualsiasi Repubblica, non solo quella disgraziata di Termidoro, sarebbe spacciata. Soprattutto se priva del necessario prestigio. Chi non vuole un forte esercito repubblicano, è sempre un nemico della Repubblica.
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