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15 maggio 1796, presa di coscienza del movimento repubblicano a Milano

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Maggio 2026
in Cultura
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Il 15 maggio del 1796 c’è tutta Milano a vedere l’ingresso di Bonaparte e della sua truppa dalle scarpe dipinte sui piedi per darsi un tono dignitoso. Ill Direttorio di Parigi rubava persino sugli approvvigionamenti militari. Stendhal, volontario della Campagna d’Italia, scrive che per quella data Bonaparte. aveva già smesso di essere repubblicano come prima aveva smesso di essere rivoluzionario. Non ha molta importanza, il movimento repubblicano italiano vedendo gli austriaci sconfitti in due mesi, comprende che l’indipendenza è una realtà, la Repubblica una concretezza. In Italia esisteva già un partito repubblicano, sin dal 1792 almeno, considerato comunemente un branco di utopisti mangia preti disperati, perché appunto, non esisteva l’Italia.

Questi repubblicani furono subito delusi da Bonaparte in Piemonte. Napoleone non aveva nessuna intenzione di deporre i Savoia, si accontentò di andare a teatro al Carignano. Ancora più delusi restarono quando lo videro accordarsi con il papa, rifiutando di invadere lo Stato pontificio, gli fu sufficiente prendersi Bologna, entusiasta più di Milano. Infine, lo maledicono quando mollerà Venezia a Campoformio, un anno dopo. Bonaparte non era ancora un politico, era solo un militare. Con l’armata di cui disponeva non sarebbe stato in grado di reggere una controffensiva austriaca su posizioni tanto estese, nemmeno di dividere l’esercito per andare a Roma. Il suo fu un bluff per spaventare il papa e batter cassa. Mentre Venezia gli era ostile. L’aristocrazia locale, gli distrusse a sorpresa una guarnigione a affondato una nave in porto. Lui già aveva perso tempo e soldati per la repressione a Pavia, non poteva permettersi un altro sforzo. Aveva chiesto 20 mila uomini di rincalzo a Parigi ed il Direttorio gliene aveva inviati seimila, che però questa volta erano calzati, con i soldi del ducato di Parma.

La Repubblica Transpadana, non c’era da farsi illusioni, era interamente sottomessa alla Francia, cioè a Napoleone, che in Francia i direttori stavano per vendersi al fratello del re. Anche questo non ha particolare importanza. La vecchia Congregazione dello Stato milanese assunse il nome di Amministrazione generale di Lombardia. Bonaparte istituì un governo civile e l’autorità milanese prese sede a Palazzo Marino. Era composta da soli italiani e di prestigio, come Alessandro Volta. Chiamati tutti ministri della Repubblica, disponevano persino di una bandiera propria, il tricolore. La futura Repubblica Cispadana aveva come modello istituzionale quello dei dipartimenti direttoriali. Le ‘amministrazioni municipali erano autonome. Per la prima volta, gli italiani governavano a casa propria. Non esisteva un’intendenza francese, nemmeno quella militare. La Francia era solo interessata all’estensione dei trattati in suo favore, le Repubbliche sorelle.

La Repubblica Cisalpina sarebbe stata invasa due anni dopo quando Bonaparte era in Egitto, dai russi che avevano dovuto dare manforte agli austriaci. Gli austriaci da soli non sarebbero riusciti. I russi entrarono in Italia, comandati dal più grande militare dell’intera loro storia, l’unico capace di mostrare doti strategiche vere, Suvorov. Kutuzov, idealizzato da Tolstoj, era un depravato ubriacone incapace. Come mai Suvorov, che aveva travolto Moreau, McDonald, Joubert, uno dopo l’altro, non puntò su Parigi? Gli storici ancora ne discutono. Perché Suvorov venne sconfitto da Massena nella battaglia di Zurigo, litigò con il comando austriaco, probabilmente anche con lo Zar Paolo primo e sdegnato, se ne tornò nelle sue proprietà. Della battaglia di Zurigo che salvò la Francia si sa poco o nulla perché i russi la persero rovinosamente e Massena a contrario di Bonaparte, non faceva cronaca delle sue imprese. Senza Massena, Bonaparte non avrebbe mai preso l’Italia e gli italiani mai conosciuto, prima dell’ottocento, l’idea di una costruzione repubblicana. E a Massena, che durante le guerre rivoluzionarie era diventato generale in due anni, non gli importava niente della gloria, del potere e nemmeno di restare nella storia per un qualche sentimento di riconoscenza. Amava solo lanciarsi in battaglia, sconfiggere il nemico e procurarsi tutto il denaro possibile. Eppure, senza Massena la Restaurazione sarebbe iniziata nel 1799. Quando mai l’avrebbe avuto l’Italia, il Risorgimento.

pubblico dominio

Tags: DirettorioNapoleone
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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