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Putin ha perso la guerra, così parlò Trump

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Dicembre 2024
in L'editoriale
1
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Il presidente eletto Donald Trump, parlando al New York Post, ha detto chiaramente che Putin ha perso la guerra: Dopo 700.000 russi morti, è giunto il momento di pensare alla pace. Per la verità Putin la guerra l’ha persa molto prima di questo massacro, quando ha dovuto far ripiegare il suo esercito che credeva di entrare in parata a Kyiv tempo dieci giorni. Una “‘operazione speciale” per riporre un regime nazista, avrebbe avuto bisogno di essere sostenuta dalla popolazione ucraina che si sarebbe dovuta schierare con Putin. Invece gli ucraini hanno difeso l’indipendenza del loro paese. Qualcuno pensa che tutti gli ucraini siano nazisti? Al di là della questione militare pesa quella politica, per cui Putin, liberatore dell’Ucraina da un regime odioso, non avrebbe dovuto essere costretto a sparare un colpo o quasi. Ha chiesto munizioni all’Iran e persino alla Corea del nord per bombardare da mille giorni un paese, senza il sostegno occidentale, inerme.

L’attacco del sette ottobre scorso avrebbe dovuto essere un regalo di compleanno per Putin. L’attenzione dell’opinione pubblica internazionale si spostava sul medio oriente, mentre l’impegno americano veniva assorbito dalla difesa di Israele. Il fronte europeo sarebbe collassato grazie anche a gente come Orban a capo delle sue istituzioni. Poi ci sono le pressioni sulla Germania, le lusinghe all’Italia, la crisi di governo in Francia. Il miglior piano messo in piedi da due anni a questa parte. Peccato per la contromossa imprevista, sul Libano prima e poi sulla Siria. L’effetto è stato devastante in quanto mostra come l’Iran e la Russia non siano in grado di proteggere i loro alleati. È fuggito Assad, non Zelensky e questo fa tutta la differenza del mondo. Anche perché ci si inizia a chiedere dell’effettiva stabilità dell’Iran.

Per Trump portare Zalensky al tavolo della pace, non è molto difficile. Basta dirgli che l’America non lo sosterrà più. L’Europa da sola non è in grado di aiutarlo e soprattutto non ne ha nessuna voglia, mentre affidarsi alla sola Inghilterra sarebbe un azzardo. Invece Putin ostenta la solita retorica che la Russia non sarà mai piegata che ha pure un fondamento di verità. La Russia, piuttosto, si spezza da se stessa, con un piccolo aiuto esterno, vedi lo zarismo, ma anche il socialismo sovietico. Putin è pur sempre della pasta di un ex Kgb, il cui padre era addirittura un cameriere di Stalin, cioè un uomo privilegiato. Stalin rispetto a Putin aveva un maggior senso del realismo, probabilmente quello del rapinatore di banche che era stato in gioventù. Tentato il colpo, se non riusciva,. Stalin ritirava la mano. Così in Finlandia, dove persi in cinque mesi 120 mila uomini, Stalin richiamò le truppe e fece fucilare i generali. Da allora si mosse sempre con prudenza vedendo bene di tastare il terreno ed ebbe successo. Evitava come poi fece in Grecia, di affondare un colpo che non sarebbe andato a segno. Putin non solo non ha conquistato l’Ucraina ma ha perso la Siria e se gli va in pezzi il disegno di tornare a Suez, a che gli servirebbe più il mar Nero? Non entra più nel Mediterraneo, Putin. Un tavolo della pace serve per discutere del destino di Tartus accanto a quello di Mariupol.

Poi Putin può continuare a vagheggiare il suo mito di onnipotenza, senza rendersi conto che tiene nascosta una flotta dietro la Crimea, perché non è in grado di dislocarla in mare aperto, altrimenti la si affonda. Certo può sempre distruggere il mondo, su cui pure signoreggia, tanto che Trump vorrebbe lasciargli la Crimea ed evidentemente, anche le sue basi giocattolo in Siria. Perché il bello della vicenda è che a Putin si chiede solo di rispettare i limiti del diritto internazionale. L’America ne è pur sempre garante, perché questo fonda il principio della democrazia occidentale. L’America qualunque presidente abbia in sella, deve chiedere di rispettare l’indipendenza dei popoli. E se gli ucraini proprio non lo vogliono Putin, come pensare che glieli si possano lasciare? E come si possa credere che l’America mai lo consenta.

licenza pixabay

Tags: PutinTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Germano Gabanini says:
    1 anno ago

    Complimenti bell’articolo !
    Noi siamo atlantisti da sempre .
    Che lo impari anche marco … si convinca
    L’ Occidente è uno e non trino .
    Una Italia che insegue la multipolarità mondiale è una italietta … Vassalla non solo di San Pietro

    Rispondi

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