Si avvicina anche per gli ucraini il Natale, quest’anno particolarmente gelido e cupo, sotto una sorta di assedio medievale 2.0. prodotto dai bombardamenti russi alle centrali elettriche del paese, così come si avvicina l’anniversario di un anno di guerra su territorio ucraino, ergo, su territorio europeo. Un anno di quella che avrebbe dovuto essere secondo i piani di Putin una operazione militare speciale, dai tempi ben più ristretti. La reazione degli ucraini, la loro resistenza armata e il loro spirito patriottico, l’aiuto cruciale occidentale e il costante sostegno fatto di armi, intelligence, satelliti, ha portato a un deragliamento dei piani del Cremlino, e la difficoltà crescente da parte russa di ottenere risultati concreti sul piano militare, essendo ormai passati da una postura offensiva a un’altra di carattere difensivo. Ora, oltre ai bilanci e a quasi un anno dall’inizio di questa lunga tragedia, è il caso di tentare di guardare avanti e delineare qualche possibile scenario.
Il primo, che potrebbe verificarsi, concerne una dimensione più militare, legata al clima estremo degli inverni di quell’area, e al fenomeno della rasputitsa, quella coltre di fango che depositandosi sul suolo rende le operazioni militari più ardue, per entrambi i contendenti. Un fenomeno che, quantomeno quest’anno, non sembra aver ostacolato più di tanto il procedere degli scontri, sebbene ci sia comunque stata una qualche limitazione nelle grandi offensive / controffensive, piuttosto una dimensione di guerra continua di medio-alta intensità, si direbbe.
Un secondo scenario, spingendosi un po più in là nel tempo, potrebbe vedere una recrudescenza di pesanti attività militari verso febbraio / inizi primavera: tutti e due i contendenti hanno conti da saldare nelle rispettive visioni strategiche territoriali. Il periodo di (relativa) minore attività da qui a febbraio /marzo, potrebbe servire, in specie ai russi – ma certamente anche agli ucraini – per recuperare nuove forze umane da mandare al fronte. I russi rafforzaranno ulteriormente le linee di difesa aldilà del Dnepr, nelle zone che ancora rimangono sotto il controllo di Mosca (controllo sempre più precario, come ammesso dallo stesso Putin il 20 dicembre). Inoltre, questo periodo che va da qui alla stagione primaverile servirà per attuare, sui due fronti, un notevole riarmo.
Una terza e più auspicata fase della situazione potrebbe vedere imporsi un qualche tavolo del negoziato, anticipato, ovviamente, da una necessitata tregua, un cessate il fuoco sul campo che è conditio sine qua non di qualsiasi tipo di negoziato diplomatico. Su questo fronte, molto ci sarebbe da dire, ci limitiamo comunque a delineare in conclusione solo alcuni aspetti di un groviglio di problematiche politico – militari che ci attende e che difficilmente sarà del tutto risolto e, anche se lo fosse, i tempi richiesti saranno assai lunghi.
Cominciamo col dire che nella storia delle ricomposizioni di conflitti in Europa – si ricordi come la guerra in Ucraina sia una guerra su suolo europeo – questa si annuncia di particolare difficoltà, sia per una situazione che sembra destinata per ora all’aporia, sia per le questioni, come accennato, da risolvere. Pensiamo solo alle modalità con le quali avverrà la spartizione dei territori contesi; che tipo di controllo e monitoraggio sarà applicato ai nuovi (?) confini e se vi sarà un ruolo ancora importante dell’OSCE (o magari dell’ONU); quali saranno le garanzie di sicurezza concordate dalla comunità internazionale a Kiev e quali saranno i Paesi garanti – antica questione già presente nel Memorandum di Budapest – della sovranità ucraina. Questi sono solo alcuni punti di un puzzle geopolitico-diplomatico in parte ignoto, in parte invece già prevedibile, nelle sue linee di grande complessità.
A questi punti, di carattere interno, si aggiungano quelli che si possono definire macro, ossia riguardanti la risistemazione (riassetto?) degli equilibri dell’Europa centro-orientale e dell’Eurasia. Questo teorico riassetto era uno dei principali obiettivi che Putin avrebbe voluto raggiungere, evidentemente nel senso di vantaggi territoriali e di influenza per Mosca che invece, a trecento giorni dall’inizio della operazione speciale militare, rischia di vedere compromesso proprio lo status di potenza continentale. In conclusione, per ora la guerra va avanti, e andrà avanti, e come ha ribadito ieri Biden al fianco di Zelenski a Washington, gli Stati Uniti saranno al fianco degli ucraini per tutto il tempo necessario (l’invio del sistema missilistico difensivo Patriot è significativo). Il Presidente statunitense ha anche detto, che vuole ricercare una pacegiusta. Zelenski ha dichiarato dal canto suo che l’Ucraina e gli Stati Uniti usciranno sicuramente vincitori da questo lungo conflitto. Il 2023, ormai alle porte, in tutta la sua durata, ci dirà in che modalità tali previsioni diverranno realtà.
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