Decaduto il duecento e un esimo anno della morte di Napoleone Bonaparte, si può dire con una certa tranquillità che l’idea della spartizione dell’Europa fra l’Occidente e l’impero russo è sua. Fu a Tilsit nel 1807 che sconfitto l’esercito russo e quello prussiano volle fare la pace con lo Zar. Bonaparte non solo riteneva la Russia disinteressata ad espandersi in Occidente, ma confidava sulle aspirazioni riformatrici del giovane Alessandro. Per un certo periodo pensò persino di sposarne una sorella, prima di decidersi per l’austriaca, imbarcandosi in una sconfitta diplomatica fra le più imbarazzanti della sua vita. Bonaparte, che parrebbe incredibile ma era un uomo di pace non di guerra, dopo la vittoria di Friedland avrebbe potuto schiacciare definitivamente l’esercito russo allo sbando. Come del resto avrebbe potuto fare dopo Austerlitz e far fucilare Kutuzov. Invece scelse i negoziati con lo Zar, convinto che sarebbe bastato non costituire lo Stato polacco, lasciato un fantasma, per rassicurarlo. L’Imperatore propose allo Zar un accordo ragionevole, il fiume Nema come spartiacque delle zone di influenza russa e francese, credendo di mostrarsi molto generoso. Ed infatti lo era visti i rapporti di forza. Non fosse che lo Zar mandò giù il boccone solo perché non aveva davvero mezzi per rivelare le sue autentiche ambizioni. Bonaparte se ne accorse quali veramente fossero solo 4 anni dopo davanti alla crisi spagnola.
Napoleone ignorò, non è chiaro quanto il suo ministro degli Esteri Talleyrand lo abbia ingannato, quanto abbia voluto ingannarsi lui stesso, sugli autentici propositi della Russia, dal momento che quella non rispettò mai il blocco continentale. Quindi si ritrovò nuovamente in guerra con i russi. Alcuni storici sostengono che l’Imperatore non volesse davvero spingersi fino a Mosca che solo l’inseguimento tardivo dell’armata russa che sfuggiva un nuovo scontro, lo condusse a Borodino e solo dopo Borodino decise di prendere Mosca per far finire la guerra. Vi sono troppi elementi contraddittori per esprimersi con certezza su simile tesi. È sicuro invece che egli prese Mosca convinto che lo Zar avesse accettato la proposta di pace che l’Imperatore gli recava nuovamente. Il paradosso dello Stato, la Francia, più avanzato in Europa sul piano del diritto civile che credeva di poter essere accolto benignamente da quello più retrogrado. Quando Mazzini varerà la Giovine Europa, non era per opporsi all’Austria ma alla Russia che vedeva come la principale minaccia date le sue relazioni con i rivoluzionari polacchi. Anche Bonaparte amava i polacchi ma non li prendeva sul serio probabilmente causa i rapporti con la contessa Walewska. In più era convinto che bastasse solo agitare il suo cappello per proteggerli.
Morale lo Zar non fece nessuna pace, e Napoleone tornò da Mosca a mani vuote e con una Grande Armata distrutta. Stendhal scriveva che il principale difetto di Bonaparte fosse la sua vanità alimentata dai successi, questo disperse il suo genio. A suo modo lo Zar Alessandro, un cinico capace di assassinare il padre per salire al trono, la pensava eguale. Arrivato a Parigi dopo la caduta di Napoleone e condotto davanti alla statua posta in cima alla colonna di Piazza Vendome, disse sorridente, “io da quell’altezza avrei avuto le vertigini”. A quell’altezza bisogna arrivarci prima comunque.







