Oggi è la giornata della donna, quasi sempre accompagnata da omaggi e frasi di circostanza. Ma sono queste, spesso, celebrazioni che nascondono l’assenza di una reale volontà di cambiamento. Per noi repubblicani, l’8 marzo non può ridursi a un rito di cortesia o a una concessione del calendario, ma deve essere un momento di rottura con ogni ipocrisia. Nella nostra dottrina, ogni ricorrenza è esame di coscienza civile e verifica del cammino compiuto verso quel progresso morale che è il fine ultimo della Nazione.
L’attualità politica ci pone oggi di fronte a sfide che denunciano preoccupanti arretramenti, alimentati da narrazioni parziali e ideologiche. Non possiamo tacere di fronte a una Presidenza del Consiglio che, definendosi “Donna, Madre e Cristiana”, finisce per parlare non a tutte le donne, ma solo a una categoria prestabilita e confessionale, escludendo chi non si riconosce in quel modello identitario. Allo stesso modo, assistiamo allo sbandierare di simboli religiosi come clavi identitarie da parte di forze come la Lega e Fratelli d’Italia, un uso strumentale della fede che offende la laicità dello Stato.
Ancor più grave è l’azione di formazioni come il “Popolo della Famiglia”, che esercitano vere e proprie pressioni psicologiche mirate a colpire l’autodeterminazione femminile, mettendo surrettiziamente in discussione una conquista di civiltà come la Legge 194. La libertà di scelta non è un’opzione negoziabile, ma un pilastro della sovranità individuale che nessun dogma può scalfire.
Celebrare la donna oggi significa tornare alla radice laica del nostro pensiero, laddove il Maestro tracciò la linea di confine tra il vecchio mondo del privilegio e il nuovo mondo dell’eguaglianza universale. Come scrisse Giuseppe Mazzini nel sesto capitolo de I Doveri dell’Uomo: «La Bibbia mosaica creò un uomo, e dall’uomo la donna; la nostra Bibbia, la Bibbia dell’avvenire, dirà che Dio creò l’Umanità, manifestata nell’uomo e nella donna.»
In questa visione rivoluzionaria, l’Umanità non è fatta da individui gerarchicamente ordinati, ma da un binomio indissolubile. Non può esistere una Repubblica libera se una metà del genere umano è ancora costretta a lottare contro retaggi culturali che vorrebbero riportare indietro le lancette della storia. La discriminazione di genere, sia essa salariale o politica, è una mutilazione della Repubblica stessa.
Il pensiero e l’azione non hanno sesso. L’uomo e la donna sono i due motori del progresso civile: due intelligenze e due volontà che devono operare in totale armonia per sollevare la società verso la giustizia sociale.
Dobbiamo ricordare che l’Umanità è come un corpo che tende verso l’alto, ma che necessita di equilibrio per non precipitare. L’uomo e la donna sono le due ali dell’Umanità: solo se esse battono con uguale forza, dignità e libertà, l’Umanità può davvero levarsi in volo verso il suo destino di emancipazione. Senza una di queste ali, il volo si arresta; se una è più debole dell’altra, il moto è distorto.
Lavoriamo affinché la nostra Repubblica sia sempre lo spazio laico e libero in cui questo volo possa dispiegarsi finalmente compiuto, senza barriere e senza pregiudizi.
In questa accezione profondamente Repubblicana, si trova il vero ed unico senso dell’augurare a tutte le donne e a tutti gli uomini “buon 8 marzo”. Un 8 marzo di consapevolezza, di dignità e di azione comune.
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