Luigi Tivelli ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo volentieri
di Luigi Tivelli
Parlare di memoria della modernità sembra un paradosso ma è il solo modo che trovo per definire lo stile, i contenuti, le idee del Partito repubblicano, che perlomeno da Ugo La Malfa in poi, è sempre stato il partito dei contenuti. Anche gli anziani mazziniani o garibaldini che incontravo nelle Ca del popul del ravennate o del cesenate negli anni della mia leadership alla FGR mi dicevano spesso: “mi raccomando Tivelli, i contenutti (loro lo dicevano con due t) prima di tutto”. E se ripercorro i contenuti di fondo e quelle che adesso si chiamerebbero le miles stones dello sviluppo del Partito repubblicano trovo contenuti così attuali per il presente e per il futuro da essere costretto a parlare di “memoria della modernità “. Partiamo da quando Ugo La Malfa era ministro del bilancio nel governo Fanfani, apripista del centrosinistra del 62′, in cui La Malfa costrinse tutte le forze politiche e culturali a confrontarsi sulla Nota aggiuntiva. È straordinaria l’attualità della Nota aggiuntiva, come ha dovuto riconoscere anche Mario Draghi in un recente convegno promosso dalla Fondazione Ugo La Malfa. La nota aggiuntiva era infatti tesa soprattutto a superare gli squilibri settoriali, sociali e territoriali diffusi nel Paese, purtroppo ancora oggi. Nell’impegno di Ugo La Malfa in quel governo accanto alla Nota aggiuntiva c’era la proposta di una seria politica dei redditi. Ebbene, se ripercorrete le cronache anche del nostro cicaleccio politico troppo assiduo, ripetitivo e sprecone, trovate oggi più di qualche esponente politico e istituzionale che chiede una politica dei redditi. Rilanciare quindi i temi della Nota aggiuntiva e una proposta seria e coerente di politica dei redditi è oggi più che mai attuale e significativo per il presente e per il futuro del Paese. E questo dovrebbe essere uno dei principali impegni dei repubblicani, per onorare la “memoria della modernità” che deve caratterizzare il loro impegno. Un’altra delle battaglie storiche di Ugo La Malfa, presenti in tutto l’arco del suo impegno nel Partito repubblicano, fino a quel ’79 in cui purtroppo venne e mancare, è l’impegno per il rigore e per seri equilibri di finanza pubblica. Ebbene, viviamo in tempi in cui la fiera dei bonus, ad esempio, quella che in qualche mio articolo ho definito bonuscrazia contribuisce ad alimentare grandi rivoli di spesa corrente, spesso per bonus che tutti conoscono e che non vale la pena qui citare uno per uno visto che sono decine, di cui si avvalgono soprattutto i furbetti e in qualche caso, come fu ad esempio per il bonus per le carte di credito, la fetta più benestante o ricca della popolazione. Oltre alla fiera dei bonus, contribuisce all’aumento della spesa pubblica anche l’aumento del peso del settore pubblico sull’economia e sulla società. Una crescita a cui hanno contribuito soprattutto i governi Conte 1 e 2 che hanno segnato una fiera di nuovi statalismi e un processo che va avanti nonostante Draghi abbia una diversa visione, di fatto anche col suo governo vista la propensione di varie delle forze politiche che lo sostengono. È una battaglia storica dei repubblicani, non quella contro lo Stato, perché i repubblicani sono sempre stati per un ruolo regolatore dello Stato, ma contro gli statalismi degeneri. Recuperare questo impegno che è stato uno degli impegni principali della battaglia politica di Ugo La Malfa è un altro segno di “memoria della modernità” e potrebbe e dovrebbe essere l’impegno dei repubblicani per il presente e per il futuro. Della memoria della modernità dovrebbe fare parte anche il recupero di qualcuno dei 10 punti del decalogo istituzionale del Presidente del consiglio Giovanni Spadolini del 1981, soprattutto in relazione ai punti che riguardano la funzionalità del governo e del rapporto tra Governo e Parlamento. Come repubblicani, detto senza spocchia ma con fierezza ed orgoglio, siamo gli unici che hanno ben poco da inventare per fare politica seriamente e per offrire contenuti appropriati per lo sviluppo del Paese perché basta attingere a queste storiche battaglie del PRI prima di Ugo La Malfa e poi di Giovanni Spadolini per essere molto più contemporanei, moderni e proiettati nel futuro di coloro che credono di inventare idee nuove e invece contribuiscono solo alla cicaleccio- crazia dilagante, alimentata tra l’altro da talk show spesso ridicoli, alimentatori di nuovi e vecchi populismi e ripetitivi. Oltre al bilancio della memoria della modernità e della modernità della memoria, i componenti del PRI dovrebbero essere tutti mobilitati a recuperare quella galassia che è fatta di tanti ex militanti, ex iscritti, ex esponenti del Partito repubblicano a tutti i livelli territoriali. Ognuno degli attuali iscritti ha 2/3/4/10 amici che sono stati iscritti al PRI e non hanno mai smesso di pensarla da repubblicani. Ricreare, recuperare questa galassia attorno al piccolo partito repubblicano odierno mi sembra il modo migliore per tornare più grandi e più forti, ricchi del bagaglio di idee più significativo e duraturo, storia politica repubblicana.
E così, mentre in vari degli altri partiti si alimenta il populismo o il populismo dilettantesco o il dilettantismo populista come nel caso dei cinquestelle, noi, forti delle nostre idee radicate nel tempo e proiettate nel futuro potremmo e dovremmo indurre gli altri partiti a pronunciarsi su contenuti originali e appropriati che apportiamo ad un dibattito politico per molti versi stantio, ripetitivo e nutrito da cicaleccio: un termine non adottato a caso perché come è noto le cicale cantano e sprecano mentre le formiche accumulano in silenzio e pungono solo quando vale la pena, e noi potremmo essere le nuove formiche che portano nuovi beni al confronto politico.






