Riccardo Gallo ci ha inviato un breve articolo che pubblichiamo volentieri
Il 4 aprile 2011 e il 23 febbraio 2012 il Club della Repubblica, presieduto dall’amico Sergio Pacor, mi invitò a Trieste a parlare la prima volta al Caffè San Marco in via Cesare Battisti18 e la seconda nell’hotel Vis a Vis in piazza Squero Vecchio. Mi chiese di trattare il tema “Più competitività per l’Industria e rispettivamente Manifattura e trasporto, il sentiero di una nuova crescita”. Ogni volta la sala si riempì di quella che all’epoca si diceva “borghesia illuminata”. Il giorno dopo il quotidiano Il Piccolo, diretto da Paolo Possamai, dedicò all’evento un ampio spazio con interessanti approfondimenti. I due temi scelti da Sergio si rivelarono più che moderni, proprio lungimiranti. Basti pensare che appena cinque mesi dopo il primo dibattito, il 5 agosto 2011, la Bce con una lettera ufficiale firmata da Trichet e Draghi chiese al presidente del Consiglio Berlusconi di adottare provvedimenti economici liberali affinché l’Italia recuperasse competitività.
Il 23agosto io scrissi sul Sole 24 Ore un articolo riprendendo glispunti emersi dal dibattito di Trieste con Sergio, e due giorni dopo il 25 agosto ne parlai personalmente con Berlusconi nella sua abitazione di Arcore. Gli chiesi perché si lasciasse imporre scelte liberali dalla Bce e non le avesse fatte lui spontaneamente. Mi rispose ché aveva la Lega in maggioranza. Mi chiese una copia del mio articolo, io non gliela diedi per non cadere nelle sue lusinghe, ma alla fine della conversazione me la richiese, io gliela mostrai e lui (pazzesco) disse: Ah ma io questa l’ho già letta… Secondo me finse, e io nelle lusinghe ci caddi. A settembre Berlusconi non recepì i suggerimenti della Bce, lo spread schizzò, il 16 novembre il governo cadde, arrivò Monti. Basti pensare che oggi, 15 anni dopo, incombe la recessione anche per le gravi difficoltà di trasporto e per le difficoltà dell’industria italiana ad approvvigionarsi di materie prime e a esportare. In quei due incontri di Trieste fui colpito che il pubblico reagisse con interventi appassionati e che fossero presenti autorevoli esponenti del capitalismo italiano ed europeo più importante. Ma sbagliavo io a essere colpito da questo fatto Perché quella era Trieste, quello era il Partito Repubblicano Italiano, riconosciuto dal capitalismo come riferimento democratico irrinunciabile,







