Piergiorgio Vasi ci ha inviato il seguente articolo che volentieri pubblichiamo
La “nuova” Europa passa attraverso il rafforzamento di Partiti Europei con una forte identità anche nei Paesi dell’Unione
C’è una singolare e preoccupante schizofrenia che attraversa la politica italiana. Da un lato, la retorica europeista sembra un mantra obbligato, un passaporto di rispettabilità per ogni forza politica; dall’altro, i comportamenti concreti raccontano una storia di frammentazione, di egoismi nazionali e di una sostanziale indifferenza verso la dimensione comunitaria. È una contraddizione che, come Repubblicani, non possiamo più tollerare.
Noi non scopriamo oggi l’acqua calda. Per la tradizione mazziniana, che è il Dna del nostro partito, pensare italiano e pensare europeo non sono mai state due fasi distinte. Giuseppe Mazzini, dopo aver fondato la Giovine Italia, diede immediatamente vita alla Giovine Europa. Non fu un vezzo, né una semplice estensione geografica del suo apostolato. Fu la consapevolezza rivoluzionaria che la liberazione dei popoli non potesse che essere simultanea e solidale. L’idea di nazione, per Mazzini, non era un recinto chiuso, ma la pietra angolare di una cattedrale continentale. Senza un’organizzazione europea delle coscienze e delle volontà, la nuova Europa sarebbe rimasta un’aspirazione poetica.
Ebbene, oggi quella lezione è stata dimenticata. I partiti italiani, salvo rare lodevoli eccezioni, vivono il rapporto con le famiglie europee come una fastidiosa incombenza burocratica, una tassa da pagare per avere un seggio a Strasburgo. Si assiste a uno strano paradosso: si invoca più Europa nei comizi, ma nei fatti si viaggia per conto proprio, come se i problemi della finanza pubblica, del lavoro, dell’ambiente o delle migrazioni fossero esclusivamente questioni domestiche.
È un errore madornale. Oggi più che mai, le sfide che abbiamo di fronte — la transizione ecologica, l’autonomia strategica, l’intelligenza artificiale, il costo dell’energia — sono talmente interconnesse da non poter trovare soluzione nei confini angusti degli Stati-nazione. Eppure, troppo spesso i partiti italiani agiscono come corpi separati, frammentando il dibattito e indebolendo la nostra capacità di incidere.
Se vogliamo politiche europee davvero coese — dal punto di vista economico, sociale e ambientale — dobbiamo smetterla di pensare all’Europa come a una sommatoria di posizioni nazionali. Serve un salto di qualità: la creazione di partiti europei forti, organizzati, dotati di una reale capacità di indirizzo e di confronto politico. Non stiamo parlando di liturgie statutarie, ma del luogo dove le diverse idee di società si incontrano, si scontrano e trovano una sintesi in un contesto più ampio.
Da liberaldemocratici, la nostra casa naturale è Renew Europe. Ma l’appartenenza non può essere un cartello esposto all’ingresso. Deve essere un’appartenenza vissuta, militante, quotidiana. Significa portare a Bruxelles non solo gli interessi italiani, ma una visione federale che guarda al bene comune europeo. Significa confrontarsi con i liberali francesi, tedeschi, spagnoli, olandesi, per costruire piattaforme comuni prima ancora che la Commissione presenti una proposta. Significa, in una parola, fare politica europea.
Per questo, il Partito Repubblicano Italiano, dovrebbe essere il motore per rilanciare un impegno preciso: rafforzare il legame con Renew Europe non è un optional, ma la condizione stessa della nostra esistenza politica. Dobbiamo superare la tentazione provinciale di ridurre l’Europa a una variabile dipendente della politica interna. È vero il contrario: è la politica nazionale che deve essere sempre più declinata alla luce delle sfide continentali.
L’Europa federata non nascerà per accordi tra burocrati, né per la buona volontà dei governi. Nascerà quando i popoli europei si sentiranno rappresentati da partiti che finalmente pensano, agiscono e competono su uno spazio davvero europeo. Noi repubblicani, figli di quella Giovine Europa, abbiamo il dovere di fare da apripista. Non è nostalgia, è prospettiva. Deve essere la nostra idea di futuro.
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