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Il paradigma di come ci si è arenati sulla sabbia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Settembre 2023
in L'editoriale
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E’ davvero difficile seguire il governo sulla questione migratoria, non solo perché la situazione appare oramai completamente fuori controllo, ma anche per le voci che nella maggioranza si sovrappongono a quella vanamente composta del presidente del consiglio. Il ministro Piantedosi ha lamentato come una concentrazione di duecento barchini sulla spiaggia di Sfax in Tunisia, non sarebbe dovuta sfuggire alle autorità locali. La Tunisia è il paese con cui l’Italia ha fatto un accordo solenne di contenimento dei migranti. Meloni ha trascinato il presidente della Commissione Europea von der Layen ed il premier olandese Rutte per promettere aiuti economici pari a 150 milioni. Non è dunque il governo di Tunisi, il nostro principale riferimento nel Mediterraneo per fermare l’immigrazione clandestina? Se le cose stanno come ha detto Piantedosi, nonostante tutti i viaggi e gli incontri e le promesse, Tunisi ci pugnala alle spalle. Eppure Salvini, che invita Marine Le Pen a Pontida, non dice che a Tunisi ci prendono in giro, ma che è l’Europa ad averci abbandonato, cosa che del resto ha già detto Marion Marechal, sorella di Marine, che non si capisce cosa faccia a Lampedusa. Infine c’è Tajani che vuole l’intervento dell’Onu.

Sulla base dei colloqui in Tunisia sembrava che l’attuale governo continuasse esattamente il modello Berlusconi, bacio l’anello del tiranno, non fosse che invece di Gheddafi, che in Africa godeva di un certo prestigio, ci ritroviamo un personaggio come Saied che ha gli stessi difetti di Gheddafi senza poterne vantare i pregi. Poi ci sono le dimensioni geografiche. Quelle della Tunisia sono più modeste di quella della Libia e se la guerra in Libia, per non parlare dell’ultima disgrazia naturale, concentra tutti i migranti dell’ Africa sub sahariana sulla Tunisia, nemmeno raddoppiando le prigioni Saied potrebbe trattenere una simile massa di disperati, per cui qualunque cifra gli mettiamo a disposizione diverrà inutile. Oltre tutto, dovrebbe pesare una valutazione politica per cui la stretta etnica impressa dal governo di Tunisi spinge nella direzione opposta a quella concordata. Morale, questo modello berlusconiano, senza Gheddafi e la Libia, già non funziona.

A volte viene da credere che il governo e la maggioranza l’Africa la conoscano soltanto attraverso i tour operator. Se mai l’avessero visitata meglio, si renderebbero conto di cosa significa quello che dicono di poter “fermare il problema alla fonte”. Sarebbe più facile fermare la fonte del Nilo o dello Zambesi, piuttosto, fare delle cascate Vittoria uno zampillio. Intanto perché con il piano Mattei daresti i soldi ai regimi da cui genericamente gli africani intendono fuggire. Poi perché le condizioni di vita della popolazione africana sono tali da far si che si sia disposti a tutto. Eppure nel ministro Piantedosi prevale l’ottimismo, la crisi sarebbe passeggera, investendo nel continente nero questa migrazione si fermerà da sé, i centri di accoglienza o di smistamento a breve risolveranno il problema. Un intero campionario di amenità. Tralasciamo, per ora, la promessa di costruire dei campi di detenzione dove rinchiudere i migranti clandestini per più di diciotto mesi, un progetto Birkenau in salsa italiana. Resta solo da chiedersi come il governo pensa di rispedire indietro le settantamila persone appena arrivate da noi. In quanto tempo crede ri riuscirvi? E se quelli tornati sulle loro coste, subito si rimettono in viaggio, cosa fa il governo, si affida alle cannoniere come vorrebbe Salvini?

Fa notizia, tale il punto a cui si è arrivati, la telefonata fra il presidente del Consiglio italiano ed il presidente francese. La Francia avrà tanti difetti ma detiene un quadro realistico della situazione africana per ovvi motivi. Quale soluzione si voglia prendere, bisogna consultarsi strettamente con chi ha una profonda esperienza delle questioni, soprattutto considerato che il governo italiano evidentemente non ne ha nessuna. Facciamo conto che con i colloqui con Macron si ricominci tutto da capo e finalmente.

foto cco

Tags: Melonimigranti
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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