Nei paesi anglosassoni la vita pubblica e quella privata di un uomo delle istituzioni coincidono necessariamente e devono presupporre moralità. In particolare negli Stati Uniti da comportamenti privati possono nascere degli autentici impeachments capaci di farti rinunciare alla competizione elettorale. Parte del retaggio puritano dei padri pellegrini, e di una società calvinista.
Rispetto ad un simile esempio noi italiani ci collochiamo quasi naturalmente su un versante opposto. Quello è l’Atlantico, noi siamo nel Mediterraneo ed in generale la provenienza culturale e religiosa è molto diversa tanto che abbiamo sempre guardato al nuovo mondo con diffidenza se non persino dall’alto in basso. Mussolini spedì loro i mafiosi per liberarsene e anche sotto il profilo strettamente storico, l’America è un paese di rivoluzione e di riforma, l’Italia molto più di reazione e controriforma. Loro hanno avuto Washington, noi il cardinale Ruffo. Tutto questo pesa anche sulla differente considerazione della vita pubblica e della vita privata che corre fra i due paesi.
Quelli che in America vengono giudicati “scandali”, possono avere un’incidenza drammatica sulla politica, al punto di poter far chiudere la carriera di personalità prestigiose, soprattutto se impegnate nell’esercizio delle attività di governo. È accaduto persino di dover ritirare le candidature a tali funzioni. In Italia non si è andati mai oltre alla campagna contro la “casta” che è finita in un modo per cui le gravi storture istituzionali commesse dagli uomini politici e di governo, vengono trattate come semplici gaffe, impermeabili persino ai sondaggi. Il decadimento dei costumi è tale che nessuno sembra più preoccuparsene e i giornali si, ne parlano, ma tanto per imbrattare la carta, le televisioni per colmare il loro vuoto di idee nella programmazione. È inutile voler riformare la costituzione della Repubblica quando bisognerebbe cambiare prima il personale politico.
C’è una sola strada per salvare la vita repubblicana, recuperare le idealità risorgimentali. Nel Risorgimento agiscono ancora uomini capaci di dare gli esempi necessari per orientare il nostro confuso presente: Una generazione perduta di combattenti nella difesa di Roma, i fratelli Dandolo, Morosini, Mameli. E non si sacrifica forse Giuseppe Mazzini, con la sua idea di “Dio e Popolo” posta a base della sua visione repubblicana? Non è stato un altro formidabile esempio Aurelio Saffi, padre dei doveri che si impongono nella gestione della municipalità? A loro si richiamarono quegli antifascisti italiani del primo momento che ingrossarono le fila di Giustizia e Libertà, di Italia Libera, del Partito d’Azione, della Mazzini Society.
Vero è che si trattava di una minoranza, eppure capace di influenzare i lavori dell’Assemblea Costituente e di rilanciare una forza come quella repubblicana, indispensabile per la ripresa del Paese del dopo guerra. Conti, La Malfa, Parri, Pacciardi possedevano la sacralità del valore della Repubblica quando questa è fondata sul principio di responsabilità personale. Allora le azioni di un uomo politico devono essere specchiate, non controverse. La prima cosa che distingue una repubblica democratica da una cricca. E quali che siano le difficoltà l’Italia avrà un futuro solo se si ripristinano, non necessariamente le virtù dei martiri, non possiamo pretendere troppo, ma per lo meno la decenza dell’agire pubblico, perché persino questo manca.






