La terza moglie di Michail Bulgakov, Elena Sergevna, sostiene che quando il marito richiese di poter trasferirsi in Europa a seguito dell’impossibilità di far rappresentare o pubblicare i suoi lavori che spaziavano dalla letteratura al teatro, ricevette una telefonata diretta di Stalin. Stalin era un estimatore di Bulgakov perché si divertiva moltissimo per come quello ridicolizzava i funzionari ed i burocrati di partito che il Voz amava umiliare. Per di più si era appena suicidato Majakovskij e persino un paese come la Russia sovietica ne rimase sgomenta. Majakovskij era un eroe del bolscevismo, non uno smidollato come Esenin o Sobol’, che pure si erano uccisi in un’epoca in cui ogni settimana si trovava morto un poeta. Ancora non c’erano gli oligarchi. Esistono diverse versioni della breve conversazione telefonica fra Stalin e Bulgakov piuttosto divergenti, tranne su un dettaglio, Stalin, che era georgiano, chiese a Bulgakov che era ucraino, se davvero volesse lasciare la patria russa. E sia Bulgakov che Stalin concordarono all”idea che uno scrittore russo dovesse vivere in Russia. Bulgakov così rimase, fu assunto alla Commedia dell’Arte, anche se non riuscì praticamente a realizzare nessun suo progetto e pubblicare più niente in vita. Se Bulgakov nato a Kyiv non riuscì mai ad accettare il regime sovietico, non c’è dubbio alcuno che si sentisse a tutti gli effetti un autore russo. Erano gli anni trenta del secolo scorso. La questione è se oggi Putin telefonasse ad un qualsiasi cittadino di Kyiv chiedendogli quale sia la sua madre patria, ne trovasse uno solo che rispondesse la Russia. Questo fa tutta la differenza del mondo. Quando Hitler entrò in trionfo a Vienna o a Maribor, senza aver sparato un solo colpo di fucile, tutti si dicevano tedeschi.
Senza che Putin telefoni a nessun cittadino di Kyiv per sapere quale ritiene la sua madre patria, è comunque convinto che questa sia la Russia, lo ha detto con estrema serenità nella sua consueta conferenza stampa di fine anno. Cosa pensino gli ucraini della questione non conta, conta solo cosa pensa lui e cioè che essendo il popolo lo stesso, la stessa deve essere anche la nazione. Il che è un concetto antistorico perché anche gli europei sono più o meno, esclusi i magiari che sono slavi. Lo stesso popolo eppure si sono dati nazioni diverse e bisogna dire che hanno faticato anche parecchio a trovare un equilibrio accettabile, ammesso che lo abbiano trovato. Sotto questo profilo il giudizio di Orban rispetto all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, secondo il presidente ungherese, un errore, va preso molto sul serio. Non è che l’Unione può accettare che un suo paese appartenente venga preso a cannonate fino a che il lord Voldemort che siede al Cremlino non ritiene di aver raggiunto i suoi obiettivi. Il suo obiettivo è dichiarato e cioè che tutta l’Ucraina è Russia, non solo Odessa, ma persino Leopoli, il che fa anche un po ridere, d’altra parte la Russia si è presa Koenisberg con sovrana indifferenza rinominando la città natale di Kant buffonescamente Kaliningrad. Kalinin di tutto il gotha staliniano, non contava un emerito piffero e Crusciov lo descrisse come un imbecille,
Putin, ha ragione, invece, nel dire che la situazione a Gaza non è paragonabile a quella Ucraina, ci mancherebbe solo, anche perché l’esercito israeliano non perde mille uomini al giorno come quello russo e se mai Israele perdesse mille uomini in tutto il conflitto sarebbe un terremoto. A parte questo alla sfrontatezza di Voldemort occorre che l’Europa se riconosce l’indipendenza dell’Ucraina si prepari di conseguenza, e inizi a porsi anch’essa degli obiettivi. Non basterà cacciare i russi dal Donbass e dalla Crimea, Se non si liberano di Putin rifiutando una leadership che assomiglia ai mostri delle fiabe, bisognerà proprio farli tornare a vivere raminghi nella steppa, da dove provengono.







