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Uno spiacevole fraintendimento

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
16 Dicembre 2023
in L'editoriale
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Una possibile ripresa del dialogo fra Unione europea e Russia, che pure il presidente Macron sarebbe pronto a ripristinare in caso di telefonata dal Cremlino all’Eliseo, viene ostacolato da uno spiacevole fraintendimento. Se la Ue intende allargarsi ad un paese che Putin giudica ancora da “denazificare”, termine che solo la sua mente contorta sa cosa significa, è più facile lo scontro diretto che il tavolo diplomatico. Infatti proprio quando la Ue ha detto di voler l’adesione dell’Ucraina e persino di Georgia e Moldavia, Putin faceva il suo show contro il nazismo morto 78 anni fa e resuscitato a Kyiv sotto l’ebreo Zelensky. Non per caso Putin oltre che in urto con la Ue e l’America è finito con lo scontrarsi anche con Israele, l’unica democrazia rimasta ad avere nei suoi confronti un occhio di riguardo, almeno fino a ieri.

Naturalmente si può poi prescindere dalle tante dichiarazioni di propaganda e attenersi soltanto ai fatti. Come pensa allora l’Unione europea di estendersi ad un paese bombardato sommariamente ogni giorno da due anni? Una domanda che pure non è stata formulata al vertice di Bruxelles. Eppure se l’Ucraina aderisce alla Ue, prima del mercato comune, della libera circolazione, la giustizia condivisa, bisognerà pure garantirle la sopravvivenza dei suoi cittadini, o si crede che nella Ue possa accadere che vi sia chi viene bombardato e chi no, chi parte per il fronte e chi va in metropolitana in ufficio? Anche chi è privo di sufficienti basi del diritto internazionale sarà portato a pensare che con l’ingresso dell’Ucraina finisce la guerra, altrimenti si dovrà condividere la guerra dell’Ucraina, altro che ripresa del dialogo con la Russia. Qualcuno potrebbe però ritenere sufficiente l’impegno pro Ucraina quale è stato esercitato finora e dipanare ogni contenzioso. Può anche darsi che in realtà Putin sia prossimo all’esaurimento delle forze e che bluffi, quando sa benissimo he non potrà andare oltre con la guerra.

Lo sguardo alla situazione militare offre un quadro controverso. Secondo l’intelligence statunitense la Russia avrebbe perso in due anni 315 mila soldati e le sue risorse belliche sono allo stremo. D’altra parte, il vantaggio guadagnato dall’Ucraina sul campo è stato sperperato con la controffensiva. Per cui non servono solo forniture di armi, che comunque finora non si è dato a Kyiv, ma anche di uomini. Sarebbe lecito aspettarsi che la guerra terminasse da sé perché in verità i due contendenti sono esausti- Non fosse che Putin dispone del deterrente nucleare ed è a questo a cui l’America pensa nel momento in cui sposta mezzi e uomini al confine della Finlandia. Nel 1963 Crusciov aveva tre obiettivi nucleari nel mirino rispetto ai 70 americani. La Russia aveva bisogno di arrivare a Cuba e poi in qualche altro paese sudamericano, la sproporzione era tutto a suo svantaggio. Considerato che l’Unione sovietica di Crusciov era più forte della Russia di Putin e che poteva contare su basi in Polonia, in Ungheria, in Bulgaria, oggi la situazione nucleare dovrebbe esserle ancora più sfavorevole e visto che Crusciov era matto almeno quatto lo è Putin se ha ragionato il primo può ragionare anche l’altro. Conviene trovare un accordo per quanto quello migliore dovrebbe prevedere per il mondo libero di sbarazzarsi di Putin.

I russi che amano raccontare la storia a modo loro, ancora si lamentano dell’invasione francese di Napoleone quando in verità furono loro ad invadere l’Europa e Napoleone a respingerli, Koenisberg, Eylau, Friedland, Vilnkius, all’epoca non si trovavano in Russia. E’ vero invece che per ripristinare la pace, il dialogo come direbbe Macron, con lo Zar, Napoleone pensò di dover cancellare l’esercito russo e si mise ad inseguirlo vanamente fino a Mosca. L’errore di Napoleone non fu l’attacco alla Russia, semmai fu quello alla Spagna e se l’esercito russo fuggiva lui doveva inseguirlo. L’errore fu quello di credere alla parola dello Zar che solo sotto la lama di una spada si era dichiarato amico e fedele alla Francia. A proposito del dialogo con i russi, Macron leggesse Bonaparte.

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Tags: MacronPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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