Il primo commento della commissione europea al voto del parlamento italiano sul Mes, è stato laconico, una semplice espressione di rammarico. Eppure la decisione di votare contro la proposta di riforma del fondo salva Stati, blocca un percorso che si ritiene essenziale per il compimento dell’Unione e avviene alla vigilia di un nuovo patto di Stabilità che potrebbe essere molto difficoltoso per noi rispettare. Senza contare le promesse dei precedenti governi a favore dell’approvazione, promesse che il ministro Giorgetti sa bene che erano state fatte e magari pure rassicurate. In parole povere, il presidente del Consiglio se mai avesse voluto accreditarsi fra le forze europeiste ha perso l’occasione utile. Prima si è mostrata latitante, poi ha addirittura riconosciuto il risultato che ha visto il suo partito votare compatto. In pratica ha consegnato il governo a Salvini e la sua credibilità ne è uscita completamente ridimensionata, in più ha umiliato Forza Italia, che non si capisce come possa ancora starci nel governo. Dulcis in fundo è stata ridicolizzata da Conte. Un disastro.
L’ascesa europeista del governo Meloni si è rapidamente esaurita al primo scoglio, le resta giusto Vox, perché persino Orban, che il Mes lo ha ratificato, sa essere più cauto. L’Italia ha dunque scelto, da paese fondatore che era, di decadere al rango di chi ostacola il processo di unificazione. Pensare che questo non abbia un costo, non solo per il presidente del Consiglio, di cui francamente poco importa, ma per la condizione generale del Paese, sarebbe illusorio. Anche solo sperare che il voto in fondo sia frutto delle dinamiche elettoralistiche che si sono avviate per le europee, non consolerebbe. Approvare, magari fra sei mesi, quello che si poteva approvare oggi, da un’idea di inconsistenza persino maggiore del governo di quella che sarebbe una scelta convinta. Piuttosto bisogna preoccuparsi di una possibile strategia, tale per la quale se le tre forze populiste in Parlamento trovano oggi per quanto rocambolesco possa apparire, un punto di incontro, non possano domani trovare quelle condizioni di alleanza che ancora mancano. Conte, così come ha saputo istigare il partito di maggioranza relativa ad esprimere il voto contrario sul Mes, potrebbe ancora convincerlo a lasciare la sponda atlantista. Fratelli d’Italia nacque ponendosi Putin come modello politico e sull’onda del populismo non ci sono principi che tengano.
Una riflessione sarebbe meglio iniziasse a farla anche il Partito democratico. Non si può pensare di tessere trame senza un quadro di riferimento internazionale congruo e le uniche forze che mostrano spirito europeista, oltre più Europa ovviamente, sono quelle che si sono candidate nel terzo polo. Se si vuole costruire un’alternativa spendibile e credibile di governo bisogna iniziare a lavorare su delle coordinate, che deve essere chiaro, oggi sono minoranza in Parlamento e nel Paese. Visto che però con questo passo, se non si cambia rotta, si andrà in rovina, forse sarebbe il caso di fare un tentativo. Tanto per salvarsi.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri







