Mentre si aspetta con trepidazione la notizia della caduta di Mariupol abbiamo ricevuto quella dell’affondamento del Moskva, l’incrociatore lancia missile che avrebbe dovuto guidare un eventuale attacco contro Odessa. I russi negano la fonte ucraina che sostiene di averlo colpito e lamentano un incendio a bordo, non comprendendo che se la loro flotta continua a perdere mezzi senza che nessuno la attacchi non fa una miglior figura. Il caso è eloquente anche per decifrare la situazione di Putin. Se conquista Mariupol, eletta ad obiettivo strategico della guerra, come sostengono oramai anche i nostri telegiornali, complimenti a quelli che ci credono, tutta questa fatica per prendere il Donbass apparirà più ridicola che tragica. Se invece, non riesce nemmeno a conquistare il Donbass, semplicemente si tratterà di sapere il giorno in cui lo Zar sarà defenestrato. Per questo ancora non si conoscono i passi compiuti autenticamente sul campo dall’esercito russo nella sua nuova offensiva, che già sappiamo dove vorrebbe celebrare la parata della vittoria il 9 maggio. Per lo meno una decisione prematura. Davvero qualcuno crede che con i russi stabili nel Donbass si possa aprire un negoziato di pace? Ma è ovvio che dopo quello che si visto in questi mesi, paesi come Svezia e Finlandia vogliano aderire alla Nato e che in Polonia e Lituania ribolla il sangue. E’ quasi surreale sentire la signora Le Pen che si accinge al secondo turno delle presidenziali proporre un riavvicinamento della NATO alla Russia nel dopoguerra, perché non vede che la guerra è appena iniziata e che si può concludere solo con una sconfitta dell’esercito russo, o abbandonando non solo l’Ucraina, ma tutta la cortina di ferro a se stessa. Riallineata l’Ucraina perché Putin dovrebbe sentirsi meno minacciato dagli altri paesi limitrofi? E le condizioni dei russi in quei paesi consumata l’aggressione di questi giorni potranno essere migliori? E la Finlandia? Non è sempre stata una minaccia nazista per la Russia, la Finlandia? La Russia non la invase già ottanta anni fa?
Bill Clinton ha scritto un lungo articolo pubblicato sul Corriere della Sera dove ricorda come l’America e la Nato abbiano fatto tutto il possibile, economicamente e politicamente, per aiutare la Russia del dopo guerra fredda, non fosse che questa aveva altri piani. Clinton in una ricostruzione estremamente puntuale dimentica il massacro in Cecenia. Appena si era dato credito alla Russia quella ne aveva approfittato per sottomettere la ribellione di quel paese. Poi la Russia è andata a sostenere un tiranno come Assad e si è ripresa la Crimea. Adesso sta li, con sempre lo stesso uomo al governo da 20 anni, a bombardare l’Ucraina. Per riavere la pace con la Russia e quindi la pace europea, bisogna infliggerle una tale sonora sconfitta militare sul campo che questa si liberi da sé stessa del suo governo. Allora si aprirà una possibilità autentica di integrazione per quel paese come del resto sperava Boris Eltsin, ma, evidentemente, Eltsin non ha avuto successori degni. Il suo livello presumeva infatti la convinzione, che competere come alternativa al modello occidentale, avrebbe significato la distruzione e non il trionfo della Russia.







