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Fortuna postuma di Napoleone Bonaparte

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
23 Dicembre 2023
in Cultura
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La fortuna postuma di Napoleone Bonaparte ha dello stupefacente. Non tanto per i 50 mila volumi, le poesie, le stampe, i film, i documentari, le aste, quanto per i cambiamenti di opinione prodotti. I romantici tedeschi che erano tutti contro di lui, una volta morto lo adorarono, persino un austriaco reazionario come Grillpatzer si commosse. I francesi rimasero tramortiti, i russi di divisero. Tolstoj continuò ad odiarlo, ma Puskin quasi rimpianse l’incendio di Mosca. Solo gli inglesi rimasero insensibili, Lord Byron, quanto la regina Vittoria che reintegrò i privilegi dI sir Hudson Lowe il carceriere di Sant’Elena, spedito in India per la vergogna. Churchill arrivò persino a paragonare Hitler a Napoleone. Fascismo ed antifascismo se lo disputarono, anche se Charles Maurras, il capo dell’Action Française si schierò con tutta la sua forza nazionalista contro Bonaparte.. Al netto dei voltafaccia clamorosi subiti, Beethoven, Stendhal, e quello più pesante di tutti, Bernadotte, l’influenza di Napoleone è indiscutibile ancora a due secoli dalla morte.

Per la prima volta si è persino potuto leggere che la monarchia avrà un futuro grazie a Napoleone, tesi espressa dal professor Cardini in un’intervista a il Corriere della sera di ieri l’altro.  Antonio Carioti che lo intervista nota come la rivoluzione francese supera l’dea dell’investitura divina. Cardini risponde, si, ma che non bisogna dimenticare Napoleone, “il quale non rompe completamente con la tradizione cristiana. Fa benedire la corona imperiale prima di porsela in capo. E dice ‘Dio me l’ha data, guai a chi la tocca’, attribuendo dunque una derivazione divina al suo potere”. L’affermazione di uno storico professionista di chiara fama, va ben ponderata. Forse anche i mullah avrebbero un futuro perché Bonaparte si fece maomettano al Cairo. La verità è che Napoleone era un commediante e che il papa tradotto a Parigi suo malgrado, non avrebbe dovuto solo benedire la corona ma porgergliela sul capo. L’incoronarsi da sé di Napoleone è un affronto a tutte le monarchie dell’epoca che per essere sovrane non devono fare un bel niente, meno che mai mettersi una corona da sole in testa.

E’ vero invece che Napoleone confidava di potersi far accettare dai sovrani del suo tempo, il che dimostra una incapacità di visione profonda in chi pure si definiva da se stesso “il parvenu soldato”. Napoleone era convinto che la potenza dimostrata fosse tutto e capace persino di soverchiare i principi dinastici. Questa sua ingenuità fu la radice della sua rovina che lo portò a sposare un’austriaca come Luigi XVI, convinto che la corona d’Asburgo sarebbe stata più indulgente con lui che con i Borbone. L’Austria avrebbe abbandonato entrambi e il popolo francese che perdonò a Napoleone la corona, si legò al dito l’austriaca. In ogni caso non ci sono dubbi che le monarchie rimasero insensibili a qualunque avance venisse fatta loro da Napoleone. Il generale Bonaparte doveva essere sconfitto ad ogni costo, in particolare dopo la morte del Duca d’Enghien. Anche qui il genio di Bonaparte rimase offuscato se davvero non comprese la trappola in cui voleva cacciarlo il suo ministro Talleyrand con l’affare del Duca. Bonaparte a capacità eccezionali, aggiunge limiti altrettanto notevoli. In fondo Fouché lo disprezzava e suoi colleghi, Pichegru o Moreau, lo ritenevano inferiore alle loro capacità militari, tanto da tradirlo. Non si esclude un giudizio similare anche in Carnot che conosceva Napoleone dal 1793. Quando i grandi generali di Francia avevano sconfitto austriaci e prussiani, Bonaparte mitragliava gli abitanti di Lione.

Tutto ciò non toglie che la monarchia bonapartista, quella che venne instaurata in tutti i paesi conquistati, strappò le radici della società feudale e aperse la via all’evoluzione della civiltà borghese, diritti, leggi, pubblica istruzione. Per Lefebvre, uno storico che vale almeno Cardini, Napoleone introdusse il merito ed il talento, ma qui magari siamo all’apologia. Mentre se la monarchia ha un futuro, come crede appunto Cardini, grazie a Napoleone, questo non si deve alla conciliazione religiosa che fu semplicemente dovuta alla politica, Napoleone è profondamente ed irrimediabilmente ateo. Invece tutte le monarchie da lui promosse e anche quelle che lo contrastarono, si liberarono dal retaggio medioevale, volessero o meno. Su questo non c’è un dubbio che Napoleone abbia direttamente o indirettamente trasformato l’Europa attraverso i principi della Francia rivoluzionaria, a cominciare dall’Eguaglianza. La legione d’onore, un titolo che potevano conquistare tutti i cittadini. Si tratta solo di capire poi quanto l’idea rivoluzionaria sia penetrata nelle diverse società europee ed in che tempi, considerando anche la controriforma. Esclusa la Russia, Napoleone nella vecchia e decadente Europa ottenne un trionfo. Tale che adesso il professor Cardini ci spiega che le monarchie del futuro saranno necessariamente napoleoniche o non saranno proprio. Ammesso pure che Napoleone le volesse davvero far sopravvivere le monarchie, resta difficile da credere che quelle volessero mai sopravvivere napoleoniche.

Fondation Napoleon

Tags: CardiniCarioti
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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