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Come iniziò il Risorgimento italiano

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Marzo 2026
in Cultura
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Il Risorgimento italiano inizia 230 anni fa esatti, 27 marzo 1796. Un giovane generale Bonaparte si presenta a Nizza, quartier generale dell’Armata d’Italia. Comandanti più anziani e soprattutto più esperti di lui, Massena, Augereau, La Harpe, restano interdetti. Da Parigi arriva un ventisettenne famoso per le sue raccomandazioni. La repressione a mitragliate di Vendemmiaio oscura le imprese di Tolone e ricorda da vicino il Terrore. Bonaparte era stato pure robespierrista.

Alto tanto da inciampare nello spadone, pallido e innamorato, conosce il territorio italiano meglio di tutti. Ha un piano definito da almeno tre anni. A costo di deludere i giacobini del Piemonte, le Repubbliche sorelle le vuole instaurare sul territorio occupato dagli austriaci. Ai Savoia impone la pace. La rottura fra il Piemonte e l’Austria è il risultato politico immediato che preme a Bonaparte. Il Piemonte sarà il primo regno a riconoscere la Francia repubblicana dopo cinque anni di guerra. Una volta che il Piemonte entra nell’orbita francese, il più è fatto. La famiglia del conte di Cavour passerà dalle simpatie austriache a quelle francesi. Durante la Restaurazione, il cambio di campo della nobiltà sabauda è alla base del Risorgimento italiano. Massena, quando vide il piccolo generale mettersi il cappello in testa, fu costretto ad annotare, che Bonaparte, con quel gesto, era già cresciuto di due spanne.

Escluso il Piemonte, il programma di Bonaparte, resta quello rivoluzionario. Promette il bottino alle truppe affamate, “soldati vi porto nelle pianure più ricche di Europa”, e la libertà alla popolazione vessata dalla dominazione straniera. Gli italiani non saranno mai più schiavi. Bonaparte ha già in tasca il tricolore da sventolare, l’unità fra interesse ed ideale. Ognuno scelga quello che gli pare. Con sole scarpe di cartone il suo esercito non muoverebbe un passo. E per destare l’entusiasmo della popolazione al netto del saccheggio, ricorre ad ogni possibile suggestione. La menzogna va benissimo. Mette nel mirino i conventi italiani. Fra pezzi d’oro ed opere d’arte, ricava milioni di franchi buoni per colmare le tasche senza fondo del Direttorio. Camillo Benso di Cavour, da primo ministro del Regno sabaudo, cinquanta quattro anni dopo, più o meno farà lo stesso.

La leggenda napoleonica si nutre di dissimulazioni ed inganni. Ad Arcole, schiera tutti i suoi tamburini in lontananza. Vuol far credere agli austriaci di un esercito in arrivo alle loro spalle. Costretto a combattere uno contro tre, la sua sfrontatezza diviene virtù. Se inciampa, dice di averlo fatto apposta. Ardimento e mali d’amore. Il Risorgimento italiano sarà romantico, non illuminista. Foscolo scrive Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Un omaggio ai dolori di Napoleone per Giuseppina. A Lodi Bonaparte, sapendosi tradito dalla moglie, cerca davvero la morte. Viene salvato dal sacrificio del povero Mourion ed inizia la sua fortuna. Un tema che Stendhal riprenderà costantemente, con infinite variazioni. La Certosa di Parma, il Rosso ed il nero con i loro protagonisti che tengono il memoriale di Sant’Elena nascosto sotto il letto. Nasce una moda. I patrioti italiani sono infiammati dal Bonaparte entrato a Milano dopo aver vinto in dieci giorni, quattro battaglie. Se si arruolano nel suo esercito arrivano sino a Borodino per gridare “Viva l’Italia!”. Fu vera gloria? Comunque piangeranno il reietto gettato su uno scoglio sperduto nell’Oceano.

Mazzini nasce a Genova da famiglia giacobina solo a cinque anni dalla battaglia di Marengo. Nel 1811 viene affidato per lo studio allo zio materno, un colonnello dell’Armata d’Italia. Ardimento, proclami, fughe improvvise ed improvvise apparizioni, l’invasione della Savoia. Tutto il repertorio drammatico mazziniano ha un’impronta napoleonica, incluso l’esilio. Il Metternich, quando descrive Mazzini “magro”, “pallido”, “cencioso”, “eloquente”, “ardente”, “astuto come un ladro”, “disinvolto come un commediante”, “infaticabile come un innamorato”, rivede un secondo Bonaparte. Uno faceva impazzire l’esercito austriaco. L’altro la sua polizia.

Per Cavour il Risorgimento italiano fu principalmente l’espansione a sud del Piemonte. Per Mazzini, il Risorgimento è il primo passo verso una nuova costruzione europea. Il legame profondo con Bonaparte si coglie nel suo “Del moto nazionale slavo”, quando Mazzini nel 1847 scrive che “il solo Napoleone” capisce l’importanza rigeneratrice della Polonia. Napoleone aveva pensato al sovvertimento continentale attraverso un moto rivoluzionario da Varsavia al Montenegro. Napoleone si perse in se stesso. Mazzini ne riprese la trama sotterranea per rilanciarla. Dopo la Giovine Italia, la Giovine Europa.

pubblico dominio

Tags: BonaparteItallia
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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