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Alzare bandiera bianca

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
12 Marzo 2024
in L'editoriale
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Dopo almeno otto generali destituiti, Putin ha cacciato anche il comandante della marina del mar Nero, l’ammiraglio Yevmenov. Da notare che Hitler il capo della marina tedesca, l’ammiraglio Doenitz, lo indicò come suo successore alla guida del Reich e certo la Germania non vinse la guerra. Il bilancio della marina russa dopo più di due anni dall’invasione, si commenta facilmente. Mosca ha lasciato sul fondo 20 navi, dai mezzi da sbarco ai sottomarini fino all’incrociatore ammiraglio Moskva. L’ultima grande nave distrutta, la corvetta Sergey Kotov valeva 65 milioni di dollari, un battello capace di portare un cannone AK-176MA da 76 millimetri, un sistema missilistico antiaereo multicanale Shtil-1, un sistema missilistico antiaereo a corto raggio 3M-47 “Gibka” e due lancia granate antisommossa DP-65. Di più, la Sergey Kolov trasporta un elicottero Ka-27PS che decolla e atterra sulla nave. Andato a picco pure quello. Nella notte tra 31 gennaio ed il primo febbraio di quest’anno era stata affondata la nave missilistica Ivanovets. Il 26 dicembre, la grande nave da sbarco Novocherkassk presa in pieno da un missile cruise nel porto di Feodosia e non si sa cosa ne sia dei suoi 70 membri di equipaggio. Questo quando i russi sparano al giorno una novantina di proiettili a lunga gittata di ogni tipo per tirare giù generalmente un palazzo ed uccidere qualche pensionato.

Un think tank specializzato come l’Hudson Institut, vicino al partito repubblicano americano, aveva associato una personalità di prestigio internazionale come Raymond Aron, prevede che nel 2025 le 70 navi russe nel Mar Nero da 50 che sono rimaste, diverranno 25. La Russia conta una flotta di 290 navi, meno queste venti, cosa volete che sia. Non fosse che buona parte dei vascelli sono in cantiere, bisogna vedere i costi dell’aggiornamento, non il tonnellaggio. Poi una flotta serve pure nel baltico dove una marina potenzialmente avversaria c’è eccome, rinforzata adesso anche da quella svedese. L’Ucraina, questo il bello, invece di una flotta è completamente priva. A dirla tutta l’Ucraina non ha in senso proprio nemmeno un esercito perché per poter chiamare esercito qualcosa che vi assomigli, servirebbe una qualche tradizione militare definita e dal 1991 ad oggi, cioè da quando l’Ucraina si è proclamata indipendente, è difficile rintracciarla. L’Ucraina ha bande cosacche e residuati sovietici assemblate fra loro e ciononostante con un armamento di seconda scelta, tranne le batterie Himars che pure sono di prima del 1990, ha concesso ai russi Mariupol ed Adviika, al prezzo di, quattrocento mila morti? Anche fossero la metà sarebbero davvero troppi, tanto che visti questi risultati forse il pontefice, la bandiera bianca che vorrebbe veder sventolare agli sconfitti, farebbe miglior figura sulle torri del Cremlino che sul palazzo del governo di Kyiv. Potrebbe sempre accadere che intervenga Macron. La Francia un esercito ce l’ha ancora, anche se non più particolarmente glorioso, dispone di un qualche fasto passato, in particolare. nei confronti dei russi, Friedland. Murat ne fece fuori più di quelli che scappavano a gambe levate, di quanti combattevano.

Come si sa il pontefice non comprende di questioni militari e preoccupato com’è delle troppe vite umane perdute, ha detto la cosa che dovrebbe essere più ovvia, ovvero che il più debole si arrenda. Una pacifica logica di sopravvivenza. Purtroppo è accaduto esattamente cento anni fa che gli ucraini tale logica la fecero loro e subito si arresero ai russi. In quel caso l’Armata rossa venne persino accolta come si accoglie un liberatore, Allora c’erano i bianchi in Crimea, le bande di Petljura a Kyiv, l’armata nera nel Donbass. La Russia apparve la salvezza. Dieci milioni di morti tra il 1922 ed il 1927. Questa la pace russa. Tanto che appunto, al papa sfugge, gli ucraini preferiscono combattere, gli americani a Zelensky gli offrivano asilo. Ma ai suoi connazionali? Meglio morire da uomini liberi che da schiavi e questa non è più una questione militare è una questione politica. Vero che il presidente della Conunità S. Egidio, monsignor Riccardi, ha subito spiegato al Corriere della Sera, che il papa non capisce nemmeno di politica. Da un sant’uomo come pretenderlo. Allora per il suo bene e per quello degli ucraini, il papa preghi invece di rilasciare interviste.

A. Didierjean / Rmn-Grand Palais

Tags: paceRiccardi
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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