Nei manuali militari settecenteschi si insegna che il rapporto di forze fra attaccante e difensore deve essere di due a uno. Escluso Bonaparte che rovesciò il rapporto attacco difesa completamente, questo resta stabilito con una certa precisione scientifica. Va detto che Putin dopo cento giorni di guerra in Ucraina ha nuovamente segnato una variazione significativa. Il blog militare olandese, Oryx, ha compiuto una analisi nel dettaglio, che stabilisce come il livello delle perdite dimostrate e comprovate di Mosca sia altissimo. L’ elenco comprende solo i veicoli e le attrezzature distrutte di cui sono disponibili prove fotografiche o video. Poi la quantità di attrezzature distrutte è sicuramente più alta di quella registrata, in quanto le armi di piccolo calibro, munizioni vaganti, droni usati come esche senza pilota, veicoli civili, rimorchi e attrezzature abbandonate non sono stati elencati. Oryx sostiene di aver compiuto tutti gli sforzi possibili per evitare doppioni e per discernere lo stato delle attrezzature tra quelle catturate o abbandonate. Alla fine il rapporto prevede la perdita di 4.209 mezzi russi a fronte di 1.122, e questo sarebbe ancora un tre, otto a uno. Non fosse che i tank alzano l’asticella: 749 contro 187. 4 a 1 per l’appunto.
L’armata Russia è riuscita dunque ad avanzare sul terreno ucraino ad un costo destinato a fare storia nei manuali militari. Non c’è ovviamente la possibilità di calcolare al dettaglio anche le perdite umane, e qui bisogna rimettersi ad osservatori parziali che non presentano riscontri. Quello che si può dire è che i dati dell’intelligence britannica e quelli delle forze armate ucraine che parlano di 40 mila morti russi contro 10 mila corrispondono al rapporto con i dati sui mezzi distrutti.
È vero che la Russia, dispone di un potenziale bellico superiore a quello ucraino che se vogliamo possiamo stimare di dieci a uno, ma non è vero che possa permettersi simili perdite senza collassare. Intanto perché l’emorragia ha colpito principalmente le forze di élite dell’esercito, poi i suoi comandi più elevati, infine l’arsenale di cui dispongono i russi si mostra già completamente obsoleto. La ragione per la quale il Cremlino continua a lamentarsi per chi arma gli ucraini. Visto la differenza degli effettivi negli eserciti se la tecnologia bellica fosse la stessa, la Russia non dovrebbe preoccuparsi. Quante armi ricevano gli ucraini, un esercito che fino a vent’anni fa nemmeno esisteva e per la verità anche adesso è difficile riconoscere come esistente, dovrebbe essere spacciato. Invece è l’esercito russo a trovarsi sotto scacco, anche perché le conquiste sul terreno compiute sono geopoliticamente insignificanti. Non hanno preso o distrutto una città superiore ai ducentocinquanta mila abitanti, la sola Mariupol, per l’appunto.
Un esimio cattedratico italiano, studioso dei rapporti di forza aveva scalato la strada della notorietà sostenendo all’inizio della guerra che l’Ucraina avrebbe solo potuto arrendersi di fronte alla Russia. Gli stati confinavano e le dimensioni erano tali che la Russia avrebbe potuto mandare diecimila soldati al giorno, non c’era scampo. Invece, come sempre nella vita. C’è almeno un’altra e diversa soluzione, ad esempio che su diecimila soldati che la Russia invia, l’Ucraina glieli ammazzi uno ad uno.






