Che Putin viva un’epopea metastorica tutta sua, lo dice la frase ad effetto proferita in uno degli ultimi monologhi concessi. “La Russia non può essere sconfitta, semmai distrutta”. Per la verità bisognerebbe domandarsi semmai quali guerre la Russia avrebbe vinto. Basta pensare che il suo eroe prediletto Alexander Nevsky il cui nome è celebrato dalla Prospettiva che attraversa Pietroburgo non combatté nessuna battaglia. Semplicemente l’esercito germanico che Nevsky voleva valorosamente affrontare, sprofondò sotto il ghiaccio trascinato dal peso delle sue armature. Da quel momento la Russia conobbe solo sconfitte, da Ivan il Terribile a Caterina la Grande, la quale ebbe il merito di reggere il peso dell’impero turco.
Non fosse che Caterina era nata in Pomerania, era tedesca, non russa. In ogni caso il nipote Alessandro per sconfiggere Napoleone arrivato a Mosca in meno di due mesi, dovette aspettare l’inverno e poi affidarsi a generali francesi, Moreau e Bernadotte perché il suo comandante in capo. Il principe Kutuzov, davanti a Napoleone aveva sempre voluto ripiegare. Era ad Austerlitz e Borodino, Kutuzov e aveva giurato a se stesso che mai più avrebbe combattuto Napoleone sul campo di battaglia. Non che le cose andarono meglio con i francesi in Crimea, dove c’erano anche gli inglesi che pure condussero la guerra in maniera a dir poco discutibile. Poi ricordiamo il disastro della Prima guerra mondiale, tanto più eclatante perché lo Zar attaccò il Kaiser suo cugino con il risultato che perse completamente l’impero. Tukhachevskj che si avventurò in Polonia per riconquistarlo ne uscì con le ossa rotte, e Tukhachevskj fu sicuramente il miglior generale russo a cavallo della Rivoluzione. A dir il vero le cose non sono andate meglio con l’Unione sovietica, vista prima la sconfitta eclatante in Finlandia, sufficiente a ridicolizzare la Russia davanti al mondo e poi un’avanzata tedesca inarrestabile con un milione di prigionieri russi fatti in sole due settimane.
Anche in questo caso solo l’inverno fermò la Germania e soprattutto l’entrata in guerra dell’America. Senza il secondo fronte il maresciallo Zukov starebbe ancora a scavare la neve davanti a Mosca. Poi visto che ci si domandava dove fosse la potenza sovietica, i nord vietnamiti, si liberarono rapidamente dai russi, ecco la guerra in Afghanistan. Le vicende furono alterne ma sostanzialmente i russi combattevano contro pastori. Dimostrato quindi che la Russia si può sconfiggere eccome, fu proprio l’Afghanistan a dirci che la Russia si può anche distruggere. A Kabul si conclude la desolata vicenda dell’impero sovietico, di cui Putin vorrebbe rilanciare le sorti, prima in Cecenia, poi in Georgia, in Siria, ed ora in Ucraina. Non fosse che in Ucraina ha già perso. Doveva prendere Kyiv in una settimana, in tre mesi ancora non ha occupato il Donbass. A conti fatti converrebbe sbrigarsi ad accettarla questa sconfitta perché la distruzione lo stesso Putin l’ha considerata prevedibile. Cosa pretendere da una nazione la cui idea civilizzatrice si affida interamente alle parole di un eccezionale poeta del primo Ottocento, Gogol. Fu Gogol, non Puskin a tracciare un destino della Russia nel mondo, con la particolarità che Gogol era ucraino e innamorato della vita occidentale. Quella russa, gli faceva piuttosto schifo.
foto Romario99







