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Una sottovalutazione pericolosa

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
13 Luglio 2024
in L'editoriale
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All’indomani del vertice Nato il presidente del consiglio italiano ha vantato la prossima fornitura di un sistema missilistico contro aereo offerto all’Ucraina. Questa decisione concordata in sede dell’Alleanza, è stata accolta gelidamente dal secondo partito della coalizione di governo. Con i missili non si ottiene la pace, han detto. Il presidente del Consiglio ha immediatamente replicato che senza il supporto dato all’Ucraina la condizione della popolazione di quel paese sarebbe peggiore, dal momento che gli obiettivi civili colpiti testimoniano l’assenza di un’ipotesi diplomatica. Questo il siparietto. Fortuna che il governo sarebbe quello più coeso e politicamente il più solido in Europa. Un partito accetta e promuove tutte le decisione della Nato in Ucraina e un altro le contesta al punto di formare un gruppo parlamentare a Bruxelles contrario alla Nato. Difficile immaginare una crisi di governo più grave di quella in atto, per cui il presidente del Consiglio, sempre che non ritenga il suo partner un buffone da circo, farebbe bene a chiedere un chiarimento politico formale nelle sedi opportune. Ai bei tempi degli onorevoli Craxi ed Andreotti, si sarebbe trattato di convocare un vertice di maggioranza.

Giustamente sensibile al tema della pace, l’onorevole Meloni ha aggiunto nelle sue comunicazioni alla stampa, che la Nato e quindi l’Italia, non è in guerra con la Russia. Se è per questo nemmeno la Russia è in guerra con l’Ucraina. La Russia non riconosce all’Ucraina semplicemente lo Stato di nazione indipendente, e si comporta, più o meno come l’Austria Ungheria davanti all’insurrezione della Lombardia nella seconda metà dell’800. L’impero austro ungarico non dichiarò guerra ad una sua provincia, inviò il maresciallo Radetzky a ristabilire l’ordine e bisogna riconoscere che Radetzky fu molto più efficace di tutto l’esercito russo. Fatte le debite proporzioni, la situazione è la stessa, la Russia si ritiene ancora una potenza imperiale tale da decidere lei per i suoi sudditi. Cosa volete che contino quelli che sostengono Zelensky? Quello che per l’imperatore Francesco contavano i sostenitori di Cattaneo, né, più né meno. Questa concezione del ruolo dell’Austria Ungheria condusse inevitabilmente ad una guerra più estesa, perché sono in ballo le dimensioni e l’esistenza di un singolo Stato. Non c’è nessuna causa più sicura di questa per far esplodere un conflitto di dimensioni ancora incalcolabili.

La ragione per la quale il capo della Nato, il presidente Biden, dice che la Russia deve essere sconfitta, mentre l’Ucraina vincerà, non che vi sarà un compromesso fra i due contendenti. Ci sarà un vincitore ed un vinto, proprio per evitare un conflitto più grande. La stessa posizione è quella espressa dal secondo in comando nella Nato, la Gran Bretagna. Il neo premier Starmer ha subito fatto sapere che il sostegno all’Ucraina è incrollabile. Tutto questo significa la vittoria dell’Ucraina, oppure la guerra della Nato con la Russia.

Viene da chiedersi se il governo italiano nel suo complesso, inclusa il presidente del Consiglio, abbia perfettamente afferrato il concetto. Non è che una volta che noi Nato sosteniamo l’Ucraina, poi si è pronti ad accettarne la sconfitta, per dire, va bene, allora trattiamo, abbiamo scherzato. La resa non è un’ipotesi che la Nato possa più considerare. Può darsi piuttosto che domani si sciolga la Nato e questo di certo cambierebbe profondamente lo scenario internazionale, tanto da consentire all’Italia e ad altri paesi di riprendere la propria libertà. Altrimenti, la Nato rimane in piedi e l’Ucraina dovrà sconfiggere la Russia il prima possibile, perché la Nato non intervenga direttamente. In particolare l’Italia, se avrà un qualche incarico Nato da svolgere, dovrà fare la sua parte, cominciando con lo zittire o cacciare dal governo, chi la pensa che invece con Putin bisogna trovare un qualche accordo, una mediazione. Il governo italiano continua a dire che le armi date devono avere solo un compito difensivo. Sottovaluta pericolosamente la posta in gioco e rischia di mostrarsi del tutto impreparato a quanto potrebbe andare incontro la comunità internazionale già nelle prossime settimane.

Galleria della presidenza del Consiglio dei ministri

Tags: guerraMeloni
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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