La preoccupazione per le future relazioni fra Usa ed Europa, sono sempre all’ordine del giorno. Davanti ad una transizione amministrativa molto complessa, dopo l’America voterà anche la Germania e il nuovo incaricato di formare un governo in Austria non promette particolarmente bene, è comprensibile temere sconvolgimenti imprevisti, soprattutto con una guerra alle porte in corso. Per cui si dovrebbe comprendere se molti leader europei e non solo, il presidente canadese Trudeau ad esempio hanno fatto passi per sondare il prossimo presidente statunitense. e comunque le relazioni con Trump in questa fase non possono dire più di tanto. Può darsi benissimo che Trump sia ancora un enigma anche per se stesso. Rispetto al suo primo mandato la situazione internazionale si è pesantemente aggravata ed è plausibile che il prossimo presidente statunitense debba ancora calibrare le sue mosse, indipendentemente dalle promesse elettorali. Bisognerà per lo meno aspettare i primi cento giorni dal suo insediamento per farsi una prima idea del suo operato. In quel caso, mai le relazioni con l’Italia apparissero particolari, o suscettibili di variazione, sarebbe bene ascoltare formalmente il presidente del consiglio davanti alle Camere. Completamente inutili richieste di anticipare i tempi, anche solo per non rischiare di bruciarli.
Il fatto che anche il presidente del Consiglio italiano si sia recato in visita dal prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, dovrebbe essere valutato positivamente. Non trattandosi di visita di Stato, Trump ancora non si è insediato, il presidente del Consiglio eventualmente avrebbe ragioni di riflessione, non di comunicazione.
Un eventuale caso Musk, a margine delle relazioni italo americane, è affare piuttosto stucchevole. Musk è un imprenditore privato di successo, non è un cittadino americano e quando e se avrà incarichi nella futura amministrazione statunitense si valuteranno le sue opinioni per l’influenza che eserciteranno. Che voglia vendere all’Italia o all’Europa, o a chi per lui, la sua tecnologia è perfettamente lecito. Nel caso l’Italia volesse appaltare la sua sicurezza ai sistemi tecnologici forniti dalle aziende di Musk, nonostante gli impegni europei, è un problema che non può essere trattato sulla base di indiscrezioni giornalistiche. Il giorno che si vedranno dei passi concreti se ne potrà discutere.
Situazione completamente diversa se invece si pensasse che il presidente del Consiglio italiano sia andato in Florida a tastare la prossima presidenza statunitense sull’ipotesi di uno scambio di prigionieri tra Iran ed Italia. Allora bisognerebbe chiedere circostanziatamente al presidente del Consiglio quali sono le sue intenzioni e lo stato dell’arte, magari attraverso il ministro degli Esteri, che pure non sembra particolarmente coinvolto in questa fase di relazioni con gli Usa. In ogni caso, la famiglia della cittadina italiana prigioniera in Iran ha chiesto riservatezza e la pubblica stampa sembra vuole esaudirne il desiderio, per cui è plausibile che anche il governo ritenga opportuno conformarsi a tanta discrezione. Vogliamo sperare che non sia solo perché si tratti di una collega giornalista. In un caso di questo genere il riserbo dovrebbe estendersi a qualsiasi connazionale.
A maggior ragione il governo farebbe bene a coinvolgere l’opposizione su un dossier tanto delicato. Se il terreno della trattativa con l’Iran, divenisse scabroso, il prigioniero iraniano rappresenta un caso internazionale, sarebbe inutile scandalizzarsi. Purché si cerchi un contesto di azione unitario e non si alimenti un nuovo conflitto intestino. Non ce ne sarebbe il bisogno e ancora meno l’opportunità.
galleria della presidenza del consiglio dei ministri






