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In retroguardia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
13 Maggio 2025
in L'editoriale
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Il presidente del consiglio italiano si ritrova su una posizione di retroguardia in Europa causa due motivi principali. Il primo è che l’onorevole Meloni ha creduto ad un possibile distacco statunitense nei confronti di Zelensky, tale da far si che l’America potesse interrompere la cobelligeranza in Ucraina. Nel dubbio non ha saputo valutare l’iniziativa dei volenterosi che pure era complementare al tentativo diplomatico della Casa Bianca per favorire la pace. Il presidente del Consiglio è inciampata in un difetto politico, ritrovandosi spiazzata nell’evoluzione dello scenario internazionale. Si fida di Trump e non dell’America. Il secondo motivo è oggettivo. Deriva dalla composizione della sua maggioranza di governo che comprende un partito proiettato in una dimensione opposta ai propositi dichiarati del presidente del Consiglio. La Lega di Salvini, che riceve la signora Le Pen con tutti gli onori, quando l’Italia è chiamata a rapportarsi all’iniziativa franco inglese, è una palla al piede bella e buona. Impossibile essere protagonisti della politica europea portandosela dietro. Al limite può realizzare il ponte sullo Stretto.

Inghilterra e Francia sono i paesi che hanno già uomini sul campo o sarebbero disposti ad inviarne, per ogni necessità. L’Italia non vuole nemmeno che si utilizzino le armi oltre il confine del Donbass, rendendole quasi inutili all’impiego. Per non dire che prima ancora le venisse chiesto, l’Italia ha messo le mani avanti. Di inviare soldati in Ucraina non se ne parla, se non con un mandato Onu, a cui nessuno pensa. In questo modo Germania e Polonia, sono entrate nel gruppo di testa della difesa dell’Ucraina, con Francia ed Inghilterra. L’Italia è invece finita alla finestra. Anche qui l’onorevole Meloni non ha compreso che se gli americani hanno altre priorità, l’incombenza ricade sull’Inghilterra e gli europei. Questo significa un’alleanza, spartirsi i compiti.

Non è il governo italiano ad essere stato emarginato dagli altri paesi europei impegnati nel sostegno all’Ucraina. La situazione è molto peggiore, in quanto è l’Italia ad essersi smarcata perdendo influenza e prestigio continentale. Per non parlare degli Stati Uniti d’America che se vogliono consultarsi con qualcuno che predica la pace giusta e duratura, hanno il nuovo papa, ben diverso dal precedente che chiedeva agli ucraini di arrendersi..

L’onorevole Meloni prima di scivolare in questa posizione secondaria aveva dato prova di sé in una brillante performance al Senato, prendendo di petto Matteo Renzi. Non avrebbe mai ripetuto quello che lui aveva fatto. Purtroppo, quello che ha fatto o non ha fatto Renzi è irrilevante. Invece, l’onorevole Meloni non ha voluto ripercorrere i passi del conte di Cavour. Cavour aveva subito partecipato alla guerra di Crimea, sebbene non richiesto, per inalberare la bandiera italiana e con il suo gesto ottenne un riconoscimento significativo, propedeutico all’unità nazionale. L’onorevole Meloni è riuscita a far precipitare l’Italia all’indietro. Cavour colse al volo l’occasione, l’onorevole Meloni l’ha sprecata.

Per quanto questa situazione possa apparire compromessa, ancora non è irrimediabile. Basterebbe cacciare Salvini dal governo per provare a recuperare. Già Giorgetti, appare flessibile. La distanza da colmare è molto più ampia di quanto creda il presidente del Consiglio e bisognerebbe inventarsi qualcosa. I leader dei principali paesi europei, deboli o forti che siano, appartengono tutti alla tradizione antifascista. A cosa appartenga l’onorevole Meloni, in due anni a Palazzo Chigi, per quanto forte possa credersi ancora nessuno di loro l’ha capito. Solo Orban non se ne preoccupa e solo il presidente albanese se ne compiace.

galleria presidenza del consiglio dei ministri

Tags: Melonivolenterosi
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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