Il Putin apparso davanti alle telecamere a Soci, dopo la telefonata con Trump, pallido e lo sguardo basso a terra, sembrava un tipico pugile suonato. La notte precedente era stato programmato il decollo del temibile missile Yars, per supplire allo scacco subito a settembre, quando un’altra testata intercontinentale era esplosa nella condotta di lancio, distruggendo il sito. Questa volta il vettore sarebbe dovuto partire dalla regione di Sverdlovsk, nei pressi di Svobodnyj, niente popò di meno che la sede del glorioso 433esimo reggimento , 42esima divisione, 31esima armata delle Forze missilistiche strategiche della federazione russa. Duecento cinquantamila abitanti di Nižnij Tagil, cittadina a 25 chilometri di distanza, se ne stavano con il naso per aria aspettando di filmare l’evento. Non l’hanno mai visto. Il lancio è stato annullato e ancora non se ne conoscono le ragioni. Forse è giunta l’ora di piantarla con la minaccia atomica e guardare la realtà. Tre anni di guerra e persino il vice presidente Vance, non proprio un Clausewitz, si è accorto che i russi annaspano più o meno dove stavano. Migliaia di bombe, di distruzioni e di morte e la situazione è “uno stallo”, ha dichiarato. Per chi vive sugli Appalachi, un fiasco.
Trump non ha bisogno di testare missili. Ha due portaerei nucleari, la Nimitz nel golfo Persico, la Truman, a ridosso del mar cinese, entrambe in grado di far decollare i bombardieri in ogni momento. Arrivano ad altezze che i radar manco li vedono, hanno un’autonomia di volo che i Tupolev russi si sognano. Poi miete successi diplomatici nel mondo arabo, tratta con gli iraniani, stende ponti d’oro alla Siria, rassicura l’India, taglia i dazi promessi alla Cina. Se gli europei mandassero centomila soldati nel Donbass vai a sapere cosa ne sarebbe della Crimea. Quale vantaggio ha la Russia nel continuare ad accanirsi? Basta una parola distensiva per rientrare nel circuito finanziario internazionale. E Putin che un anno fa voleva cancellare l’Ucraina, “Nuova Russia” sarebbe dovuta chiamarsi, ha detto di essere pronto ad un compromesso. Una volta scatenava il fido Medvedev che minacciava di incenerirci tutti. E Kadirov con i suoi stivaletti Gucci? Dove è finito Kadirov? Da catatonico che era, Putin ha avuto un sussulto, “bisogna rimuovere le cause profonde della guerra”. Cioè bisogna rimuovere lui e la sua cricca dal Cremlino e per questo si spera nel popolo russo. Un giorno dovrà pur svegliarsi.
Il Trump d’Arabia ha annunciato una nuova dottrina. Ha detto agli emiri che l’America non vuole più cambiare il mondo esportando la democrazia. Intende solo preoccuparsi della sua sicurezza, del suo sviluppo. Quelli si possono tenere i loro troni dorati. Trump non vuole rovesciarli, magari punta al Nobel per la pace. Vai a vedere che si trova anche una soluzione per Gaza.
Da noi sono insorti coloro che pure fino a ieri erano avversi alla democrazia esportata con le armi. Trump, ci rinuncia perché in verità l’America non è più un paese democratico. Una logica incontrovertibile. Quando l’America fa le guerre, è una prepotente imperialista sanguinaria, se invece vuole la pace, si è messa d’accordo con i tiranni. Non c’è scampo. Da secoli si sa che la democrazia è cosa riservata agli dei, ai Formigli di piazza pulita, non agli uomini e meno che mai a quei cafoni degli americani che hanno scelto Trump a rappresentarli.
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