Per quanto gli uomini politici abbiano in genere una grande opinione di sé stessi, in duemilacinquecento anni di storia si possono contare pochi di loro all’altezza della prova del governo. In pratica Pericle, Washington e Churchill. Tutti gli altri risultano comunque controversi. È dunque da considerarsi quasi ordinario l’articolo del Finantial Times secondo il quale la speculazione è destinata a colpire l’Italia che ha deciso di sostituire una personalità del prestigio e dell’autorevolezza internazionalmente riconosciuta a Draghi, con un prossimo Pincopallo qualunque. Sarebbe stato interessante vedere la reazione dei mercati alla dichiarazione di Conte, battuta a metà pomeriggio di ieri dall’Adnkronos, che annunciava di essere pronto a governare tutto da solo, senza nemmeno Casalino.
Una classe politica degna di questo nome si sarebbe almeno posto il problema, prima di aprire la crisi di governo, di chi fosse in grado di sostituire Draghi. Questo per tentare di arginare la spirale speculativa che avrebbe compromesso una situazione finanziaria già delicata del Paese. Non a caso è dovuto intervenire Draghi stesso, assicurando che qualsiasi governo gli fosse succeduto avrebbe soddisfatto i requisiti indispensabili degli impegni economici presi dall’Italia. Speriamo che tanto basti.
Per nostra disgrazia la speculazione finanziaria è solo una parte, per quanto rilevante sia, del problema. L’altra parte è il tempo perso. Lo si dovrebbe capire facilmente dall’aggravarsi del costo energetico e dalla situazione disperata in cui determinate filiere italiane, dall’alimentare, alla chimica, si chiedano se valga la pena di riaprire piuttosto che dichiarare da subito lo stato di fallimento. Calenda ha perfettamente ragione nel dire di sospendere, almeno per un giorno, la campagna elettorale e di sedersi tutti intorno ad un tavolo con il governo per valutare le iniziative da prendere. Non fosse che un giorno non basta, il governo dovrebbe poter lavorare con il sostegno delle forze politiche sino alla fine della legislatura ed oltre.
Quello che servirebbe sarebbe il miracolo di invertire il corso degli eventi, cosa che si potrà fare solo con il voto del 25 settembre, se gli italiani prenderanno a calci nelle urne gli sciagurati responsabili della crisi di governo. Questi non si sono ancora resi conto delle conseguenze innescate. E badate che Salvini è peggio di Conte e Berlusconi supera entrambi. Perché Conte faceva solo il gradasso, Salvini si è sentito sfidato sul suo terreno, mentre Berlusconi non si capisce cosa gli abbia preso per seguire due simili scapestrati. Lui che si vanta di essere il partito popolare europeo si scopre degno di Orban.
D’altra parte, bisogna sperare in una affermazione di coloro che Draghi lo vogliono tenere ancora in sella e con un nuovo governo di ampia maggioranza, quella che serve necessariamente per affrontare il proseguimento drammatico della crisi del paese, e che si formerà comunque naturalmente se si escluderanno con il voto coloro che nemmeno davanti all’evidenza dei fatti non ne capiscono le ragioni.
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