Per l’anniversario del 14 luglio Emmanuel Macron ha già fatto conoscere il suo discorso tradizionale rivolto alle forze armate. La libertà non è mai stata così in pericolo dal 1945. Possibile che il presidente francese esageri. In difficoltà sul piano finanziario e politico, ha bisogno di rifugiarsi nell’enfasi. Altrimenti, la sua è una lettura meditata che porta a considerare minori i rischi della guerra fredda rispetto a quelli che si corrono oggi e pure la Francia affrontava il rapporto est ovest da una posizione di indipendenza, forte com’era, formalmente fino al 1962, del supporto coloniale.
Da notare che anche perso quello, con il ritiro dall’Indocina e poi dall’Algeria, la Francia si sentiva comunque in grado di non dover aderire alla Nato per difendersi. La Francia contava comunque su un’influenza decisionale in buona parte dell’Africa settentrionale e centrale, per non parlare dell’espansione in Polinesia. I rovesci subiti negli ultimi anni in Mali, in Tchad, in Costa d’Avorio, sono il segnale che la Grandeur della Francia sia oramai un lontano ricordo. La sua conoscenza del continente africano, la rendano comunque il paese europeo più sensibile all’evoluzione dello scenario geopolitico nella sua interezza. L’Italia, con il suo piano Mattei è una dilettante allo sbaraglio. L’Africa oramai è contesa da cinesi e russi e più gli occidentali sono arretrati, più cinesi e russi hanno fatto passi da gigante il che per lo meno giustifica il lungo conflitto nel vecchio Congo del secolo scorso. La Cia era convinta che appena l’occidente avesse mollato la presa i comunisti si sarebbero impiantati. Più o meno quello che è avvenuto.
La stessa guerra in Ucraina non è dettata dal revanscismo russo, dal mito nazionalista che Putin probabilmente non ha mai avuto. L’Ucraina è indispensabile per il mar Nero il cui controllo consentirebbe un accesso più rapido al Mediterraneo, al canale di Suez e da lì al rifornimento e agli scambi con i paesi africani che i russi vogliono penetrare. I cinesi, per quanto più distanti, corrono il doppio. Perdere la Siria significava inibire questo processo di espansione, senza parlare della morte del suo architetto Prigozhin. Senza più un avamposto in Siria, il mar Nero non serve a niente, tanto varrebbe conquistare il mar Caspio. P
Sarebbe paradossale se per disgrazia la Russia arrivasse in Libia, dove pure Gheddafi aveva saputo tenerla lontana. Da quando l’Egitto di Sadat cacciò i sovietici, la Russia si è trovata a mal partito nell’area. Tutti i governi arabi erano gelosissimi della loro autonomia, e proprio guardando all’esperienza siriana dove la famiglia Assad era ridotta a paria dei russi senza aver mai vinto una battaglia. Se la Francia che ha voluto cacciare Gheddafi si ritrovasse adesso i russi a Bengasi, si capisce che si senta a rischio ed avrebbe ragione.
Ci sono tanti modi ancora per valutare uno scenario così inquietante. Per prima cosa le relazioni con Haftar. Magari il generalissimo si accontenterebbe di un pieno riconoscimento da parte di europei e statunitensi. Il sostegno dato al governo di Tripoli non ha più alcun senso Se poi si ritiene Haftar peggio di Gheddafi, di sicuro lo è, ahinoi, la strada obbligata l’ha segnata la Francia ed il rischio di un nuovo intervento militare diverrebbe impellente, questa volta a terra. Macron ha già parlato di volontari da reclutare nell’esercito, esattamente come fece Danton nel 1792. Anche allora la Russia era la peggior nemica della Francia e della libertà. La fortuna di Danton fu che non dovette andare a combattere i russi in Libia, la disgrazia che invece rischia Macron.
Domaine de Vizille, Museé de La Révolutione Française







