La passione napoleonica di Spadolini, spinta sino al collezionismo, non era il vezzo di uno storico e meno che mai ammirazione per il genio guerriero. Spadolini vede in Bonaparte il precursore dell’Italia unitaria e questo fin dal memoriale della campagna del 1796. “Quantunque il sud dell’Italia sia per la sua situazione separato dal nord, l’Italia è un’unica nazione. In un avvenire più o meno lontano, l’unità della lingua dei costumi, della letteratura, dovrà riunire i suoi abitanti in un solo governo”. Pensate se Napoleone, invece di scrivere queste parole, con molte altre sul destino italiano, Napoleone prevedeva nella penisola una futura potenza, avesse detto, come Metternich, che l’Italia era solo un’espressione geografica.
Al che si può obiettare, Foscolo la pensava diversa. Il Jacopo Ortis si uccide dopo Campoformio. Vero, Ortis si suicida eppure Foscolo si arruola di nuovo durante i Cento giorni. Prima della battaglia di Waterloo Foscolo annota che la libertà dell’Italia dipende dalla vittoria di un despota. Lo schema politico napoleonico era ancora quello robespierrista del dispotismo della libertà. Avendo contro di sé tutte le dinastie delle case regnanti d’Europa era inevitabile. A Sant’Elena Napoleone amerà molto indossare i panni del liberatore dal retaggio della società feudale, dell’ispiratore di una pace universale imposta alle teste coronate. Non contano tanto le vere intenzioni del personaggio, valle a conoscere, pesa l’eredità morale che segnerà il liberalismo dell’800 ed il nostro Risorgimento. Lo conferma uno dei critici più perspicaci della società post napoleonica, Karl Marx. Per Marx Napoleone altro non era che la Rivoluzione borghese con l’esercito al posto del club giacobino, la guerra che sostituisce il Terrore. Il talento, la virtù.
Campoformio, questa ferita tremenda inflitta al Foscolo ed al patriottismo italiano va riconsiderata. A contrario di Bologna, entusiasta di Bonaparte, Venezia gli rimase ostile. I veneziani affondano una fregata francese ancorata in porto, ne massacrano l’equipaggio. Nell’entroterra, sterminano un’intera guarnigione francese che si credeva al sicuro. Bonaparte sa che non potrebbe tenere Venezia nemmeno volendo, non ha forze sufficienti e la regala all’Austria. Poi c’è un aspetto tipicamente strategico, l’armata del Reno è impantanata. Se quella d’Italia continuasse le ostilità, tempo tre mesi, gli austriaci la travolgerebbero. Anche Foscolo se ne sarebbe dovuto fare una ragione.
Napoleone imperatore indicò l’unità d’Italia e unificò l’Europa contro la Russia per la difesa della Polonia. Appena lo Zar marciò con il suo esercito su Varsavia, Napoleone mise in campo la più grande armata europea di tutti i tempi ed in tre mesi la condusse a Mosca. Non c’è un successo militare più grande nella storia umana, a cui corrispose un tragico errore politico, la guerra in Spagna. Napoleone non poteva vincere una guerra di popolo come quella spagnola. Era combattere contro se stesso. Fu la Spagna a rovinarlo, non la Russia, dove avrebbe potuto tornare se tutti gli alleati non fossero rimasti scossi dal disastro spagnolo e spinti dai preti gli si rivoltarono contro. Napoleone sconfitto in Russia è mera propaganda zarista, alimentata dal più grande scrittore dell’800, il mistico nazionalista conte Tolstoj. Spadolini vedeva in Napoleone il campione prematuro dell’unità d’Italia e della missione civilizzatrice europea, in lotta con le tare della sua epoca. Sarebbe interessante capire se non vedesse anche in Napoleone il superamento dello Stato sulla Chiesa, “lo spirito del mondo a cavallo”, come scriveva Hegel, che i vescovi odiano ancora adesso.
A ferragosto Spadolini nella sua amata Castiglioncello era solito concedersi una passeggiata sul mare. Con il tempo giusto si vedeva l’Elba, se avevi fortuna, la Corsica. Era il modo abituale di godersi una festa nazionale caduta nel giorno della nascita di Napoleone Bonaparte, fondatore della Repubblica cispadana e primo re d’Italia, quando appunto l’Italia non era niente, una colonia austriaca, uno staterello della Chiesa, un bivacco dei Borboni nel Mezzogiorno.
Fondazione Giovanni Spadolini







