Il discorso di Trump alle Nazioni Unite risulta prima inquietante che sgradevole per le contumelie rivolte al suo predecessore. Non c’è nessuna ragione di fare di Biden un bersaglio, non fosse che, evidentemente, Trump non è ancora riuscito a caratterizzarsi con una politica diversa da quella del suo antagonista già sconfitto. Gli stessi dazi, per quanto promossi in maniera pirotecnica, non sono propri di una politica repubblicana, ma tipicamente democratica, uscita dalle teorie di Bernie Sanders e portata avanti da Obama e da Biden. Anche sulla lotta all’immigrazione, Trump ha solo spettacolarizzato misure di contenimento già messe in pratica da Biden attento a mantenere un qualche buon gusto civico, perso da Trump. Infine Trump avrà pure concluso sette guerre, l’unica decisiva per la sua elezione, quella in Ucraina, continua imperterrita. Qui Trump ha detto una cosa importante alla Nato, bisogna pure riconoscerglielo, se sorvolata da oggetti non indentificati nel suo spazio aereo, che li abbattesse. Sarebbe ora che lo facesse, avendone tutto il diritto.
La guerra ossessiona Trump per quanto non sia suo dovere istituzionale chiuderla, semmai lo è delle nazioni unite. Fu Gutierrez stesso a dire di aver fallito dal momento che quella in Ucraina era scoppiata, affermazione che sola dovrebbe far sgomberare il baraccone che presiede, dal quale invece continuano a venire lezioni. Quella sullo Stato palestinese, ha ragione Trump, non gli altri cento novanta capi di Stato, è la più sbagliata che si possa immaginare. Intanto non si riconosce in un consesso di Stati quello che non esiste, privo di confini certi e di una qualche definita froma di governo, e questo quando non si riconosce il Taiwan. Una vergogna, autentica. Poi l’Onu vorrebbe il riconoscimento di uno Stato dopo l’aggressione avvenuta ad un altro e quella aggressione era sicuramente genocida, dal momento che è stata perpetrata da chi chiede la cancellazione di Israele.
Gli stessi Stati che vorrebbero riconoscere quello palestinese, chiedono l’eliminazione di Hamas e pensano all’Autorità di Abu Mazen adatta a svolgere il processo costituente, Autorità che vive rintanata a Ramallah. Quando Fatah era a Gaza i suoi dirigenti sono finiti tutti morti ammazzati e non da Israele, da Hamas. Per cui se non piace quello che sta facendo Israele, la guerra ad Hamas, gli Stati arabi, o anche a questo punto Francia ed Inghilterra, inviassero loro un contingente per mostrare come si sbarazzano di una organizzazione politica militare che si ripara dietro gli ostaggi, e dovrebbe essere chiaro all’universo mondo, non sono solo quelli israeliani.
L’Inghilterra senza una sanguinosa sconfitta militare conseguita ai tempi del generale Washington starebbe ancora a dettare le leggi ai cittadini americani, i coloni. La Francia si è espansa e per oltre un secolo in Marocco, Tunisia, Algeria e tutto il Corno d’Africa sino al Congo. E Francia ed Inghilterra sono fra i paesi con più superficie disponibile al mondo senza che nessuno dei paesi invasi li avesse in alcun modo provocati. Per quale ragione Israele, grande quando un piccolo dipartimento della Francia, non potrebbe estendersi sui territori confinanti delle nazioni arabe che l’hanno aggredita per tre volte? Non l’ha mai fatto formalmente, arrivando a sgomberare suoi insediamenti in una speranza di pace. In risposta le si è dato il riconoscimento dello Stato palestinese.
L’Onu proclamasse pure quello che gli pare. L’America resterà dalla parte di Israele e sosterrà lo Stato ebraico nelle sue scelte, giuste o sbagliate che siano. Sempre meglio delle chiacchiere che si ascoltano all’Assemblea generale.
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