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9 Termidoro, la Repubblica non paga straordinari

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Luglio 2026
in Cultura
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Il professor Colin Jones della Queens Mary of London, nel 2023, mise in risalto un dettaglio che almeno dieci mila storici della Rivoluzione francese avevano trascurato. Il 9 Termidoro, 27 luglio 1794, a Parigi si svolge una protesta contro il massimo. Non quello sulle derrate, che tutti conoscono. Quello salariale di cui mai nessuno parla. Il comitato di salute pubblica non era socialista, tale per cui si dovesse impedire di arricchire. Impose il massimo salariale per i costi della guerra, limitando le spese dei lavoratori dello Stato, che la presero male. Per questo non ci sarò nessuna mobilitazione generale alla notizia dell’arresto di Robespierre. Altro che pioggia. Non c’erano i soldi per difendere la Comune a fine giornata. I giacobini smontarono la guardia. La Repubblica non pagava straordinari.

Robespierre non avrebbe firmato l’appello all’insurrezione generale. Era un buon repubblicano rispettoso del voto del parlamento, l’unico tiranno al mondo caduto per un voto assembleare. Oppure aveva doti di realismo che sfuggivano ai suoi amici. Senza una paga adeguata, nessuno sarebbe venuto in suo soccorso, e si rassegnò al suo destino. Gli storici si misero a sezionarlo come una rana, cavandone giusto un po’ di liquido. Poi apparve Jonathan Israel. 2014, con una nuova imponente opera, si fa per dire, La Rivoluzione francese. Robespierre? Un controrivoluzionario, come De Maistre. Tant’è.

Escluso Israel, un originale, gli storici sono quelli dei vincitori che accollano a Robespierre tutti i mali del Terrore. Dimenticano solo che il Terrore era precedente a Robespierre. Inizia almeno ad Avignone con il massacro della Glacière, 1791. Sono i girondini i primi terroristi, sempre che non si voglia considerare la presa della Bastiglia, un atto di terrore, con la testa del governatore portata su una picca. In quel caso, terrorista lo era la stessa Assemblea costituente monarchica, come sosteneva del resto e da subito, Edmund Burke.

Robespierre voleva il Terrore e la Virtù, cosa che ci si è preoccupati di dimenticare in fretta, ovvero l’idea che lo Stato avesse il dovere di assumere una difesa rigorosa per preservare i migliori sviluppi della collettività. Robespierre cade perché vuole la testa degli ultra terroristi che si sono macchiati di reati gravi in missione a Nantes, a Lione, a Marsiglia. Ha perso il sostegno dei dantonisti ed entra in conflitto con gli hebertisti dei comitati, una follia. Saint Just cerca di porre rimedio, senza riuscirvi, nella drammatica notte del’8 Termidoro, passata con i comitati, da cui Robespierre è assente da più di un mese.

Ai diecimila titoli sulla Rivoluzione, ne seguono una manciata sul Termidoro. Sembra quasi che agli storici non interessi questo governo, sino a quando Bonaparte non lo spazza via. Eppure il regime termidoriano del Direttorio è esemplare per comprendere gli effetti sulla Francia del post Robespierre. Domina la corruzione più sfrenata sino a voler vendere la Repubblica, Barras ne contratta il prezzo con gli inviati di Luigi XVIII. Barras, il convenzionale a cui fu affidato l’arresto di Robespierre.

Quanti equivoci infiniti su Maxime, poveretto. Danton lo prendeva in giro perché incapace di cuocersi un uovo. In Unione sovietica nel 1918 gli eressero una meravigliosa statua. Priva dei materiali necessari, tempo un mese, era già polverizzata. Si dica quello che si vuole, Robespierre sino all’ultimo rispose al Parlamento. La settimana prima della sua morte la passò a limare e correggere il suo discorso. I bolscevichi il Parlamento lo chiusero appena arraffato il potere. Quella era una tirannia vera, quella robespierrista, non è mai esistita.

pubblico dominio

Tags: IsraelJones
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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