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Come perdere anche la faccia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Agosto 2024
in L'editoriale
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Grazie al rendiconto russo delle armi occidentali distrutte al fronte sappiamo da quest’anno che fra le temibili forniture giunte dall’Italia in Ucraina c’era il cannoncino Oto Melara. Classe 1956, 10 chilometri di gittata, proiettili, che se si trovano ancora, pesano 15 kg, l’Oto Melara era utilizzatissimo nel secolo scorso perché si scompone facilmente e i pezzi si trasportano a dorso di mulo. Ideale se lo mimetizzi alla perfezione e ti trovi davanti una compagnia di fanti nemici allo scoperto che non sanno quello che fanno. Mai un drone lo intercettasse ad 11 chilometri, l’Oto Melara è bell’e che spacciato con tutti gli inservienti in postazione. Sarà un caso se dopo che si è saputo dell’Oto Melara dato ai poveri ucraini, il presidente del Consiglio durante il vertice Nato del 4 luglio scorso, prometteva batterie di missili Samp T. Il Samp T con un raggio di azione che varia dagli ottanta ai cento chilometri, e che, se la produzione è aggiornata, risale almeno al secondo millennio, è un’arma piuttosto efficace, non da museo.

Poi non sappiamo se questa commessa sia già arrivata all’Ucraina o come tante altre la si stia ancora aspettando, per la verità non sappiamo nemmeno quante batterie si vogliono inviare, con quale fornitura di munizioni, e altri dettagli vari. Ammettiamo volentieri che l’Italia abbia già consegnato dieci batterie difensive di questo modello con mille munizioni per la contro aerea. Se l’Ucraina avesse ricevuto tanto ben di dio anche già il primo agosto scorso, si dovrebbe porre il problema del razionamento, almeno trecento colpi in dieci giorni dovrebbe averli sparati. L’Italia fa quello che può per l’Ucraina, ci mancherebbe, mica si vuole inviare le truppe, Dio ce ne scampi. L’Ucraina deve sobbarcarsi questa sporca guerra, quindi ci dispiace per il ministro Crosetto, se come condurla, lo decide l’Ucraina e non lui. Mettiamo che Kyiv fosse in grado di usare il samp t per colpire le postazioni da cui partono i missili contro il suo territorio. Non è che il ministro Crosetto insorge dicendo loro di non farlo, che questo comporterebbe un’aggressione ingiustificata contro la Russia. Meglio sarebbe allora dare all’Ucraina delle fionde, così si risparmia e non si rischia di ostacolare la pace.

Ora per quanto sia evidente che il ministro Crosetto non abbia studiato sotto Alessandro il Grande o almeno Gengis Khan, dovrebbe comunque essere in grado di comprendere che l’incursione in suolo russo dei reparti speciali ucraini non corrisponde al desiderio dell’Ucraina di invadere la Russia. Gli osservatori internazionali sul campo ci dicono infatti che le forze di Kyiv non controllano il territorio in cui sono penetrati, tant’è che questo giornale ha ricordato la tattica del brigadiere generale Stuart. “Jeb” portava i suoi squadroni del primo Virginia cavalleria nel Potomac, aggirando la linea del fronte per selezionare dei bersagli specifici. In questo modo scatenava il panico nelle retrovie dell’Unione. Prima di venir intercettato, si dileguava. Se il generale Lee si fosse affidato al suo più brillante comandante sul campo, invece di fare uno scontro frontale con il nemico, forse la guerra avrebbe avuto un altro corso per la Confederazione. Poi non è detto che al comando ucraino si siano messi a studiare la guerra civile americana. Stuart elaborò la sua tattica sulla base delle conoscenze della ritirata russa di Bonaparte. A contrario dell’esercito zarista che veniva massacrato negli scontri frontali, la cavalleria cosacca aggirava le linee francesi per colpire le vie di rifornimento. Questi cosacchi erano e sono anche e soprattutto ucraini.

Il governo italiano dovrebbe entrare nell’idea che gli ucraini vogliono vincere la guerra. Volessero la pace, si sarebbero subito arresi e consegnato il loro governo a Putin. Questo non significa che la pace sia impossibile. Bisogna semplicemente capire che non può essere ottenuta alle condizioni di Putin e che nemmeno la guerra si può fare alle condizioni di Putin, per cui io ti colpisco, ma te non puoi farlo se no frigno con i tuoi alleati. Il governo italiano non è tenuto a sostenere la guerra ucraina, quello lo sta facendo la Commissione europea a cui appunto due componenti su tre del governo hanno votato contro, perché loro sono coerenti e non collaborano con i socialisti. Meloni, Crosetto e Tajani, dicano basta, che avevano ragione Conte e Salvini. Così tutti potranno vedere bene questa loro faccia di coerenza.

Galleria della presidenza del consiglio dei Ministri

Tags: Crosettorisparmio
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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