PierGiorgio Vasi ci ha inviato il seguente articolo sulla figura di Tonino Spazzoli
La storia di Tonino Spazzoli è una di quelle che, per la sua complessità e sincerità, meriterebbe di essere raccontata nelle scuole. Nato a Coccolia nel 1899, volontario nella Grande Guerra dove fu mutilato e pluridecorato, Spazzoli non fu mai un uomo di facili entusiasmi, né di comode appartenenze. Il suo percorso politico, scandito da scelte spesso dolorose e controcorrente, è un esempio vivido di come un repubblicano romagnolo abbia attraversato le contraddizioni del Novecento rimanendo fedele a un’unica, incrollabile bussola: l’ideale di libertà.
Come molti giovani reduci del suo tempo, Spazzoli visse il clima di rivolta sociale e politica del primo dopoguerra con un misto di speranza e inquietudine. È documentata la sua iniziale adesione ai Fasci di combattimento, culminata nella partecipazione, nel novembre 1919, al comizio di Benito Mussolini a Milano, insieme a un gruppetto di altri repubblicani romagnoli . Fu, questa, una stagione breve e intensa, in cui il “fascismo rivoluzionario” sembrava a molti una possibile risposta alle ingiustizie sociali.
Ma il sogno si infranse presto. Quando il fascismo si trasformò in regime, Spazzoli compì una scelta netta e irreversibile: prese le distanze dal movimento fascista. Fu un “addio” che pagò a caro prezzo, con la sua stessa libertà. Nel 1924 venne arrestato e condannato a un anno di detenzione per possesso di materiale esplosivo , e negli anni successivi divenne un punto di riferimento dell’antifascismo clandestino, segnalato come esponente del movimento repubblicano affiliato a “Giustizia e Libertà” e infine condannato al confino nel 1934-1935 .
È in questo clima di opposizione e cospirazione che Spazzoli, assieme all’amico Mario Santarelli, diede vita alle Avanguardie Repubblicane . Questa formazione rappresentò il tentativo, coraggioso e lungimirante, di ricostruire una rete politica e organizzativa in una Romagna che, prima dell’avvento del fascismo, era stata una roccaforte del repubblicanesimo mazziniano. La loro azione, seppur oscurata dalla dittatura, gettò le basi per la rinascita del movimento repubblicano nel dopoguerra. Non a caso, la documentazione su questo gruppo è conservata negli archivi storici del Partito Repubblicano Italiano di Forlì .
L’8 settembre 1943 fu lo spartiacque definitivo. Tonino Spazzoli, ormai figura centrale dell’antifascismo romagnolo, si gettò con tutte le sue forze nella Resistenza. Fondò l’Unione dei Lavoratori Italiani (ULI) e fu tra i promotori del “Fronte nazionale romagnolo”, un organismo che anticipò i Comitati di Liberazione Nazionale, coinvolgendo l’ULI e il PCI .
Il suo legame con la leggendaria Banda Corbari fu intenso e vitale. Spazzoli non era un combattente sul campo come il fratello Arturo, che morì con Corbari il 18 agosto 1944, ma ne fu il principale rifornitore di viveri, denaro e armi, un ruolo chiave che richiedeva un coraggio e una capacità organizzativa fuori dal comune . La sua adesione alla banda non fu casuale: la formazione di Corbari, celebre per la sua autonomia e il suo spirito di indipendenza, era un luogo naturale per un repubblicano come lui. La Banda Corbari, infatti, voleva restare indipendente dal CLN, un contrasto che probabilmente affondava le radici nella forte componente repubblicana dei suoi membri, poco incline a sottostare alle logiche di un comando centralizzato .
Il destino di Tonino Spazzoli fu tragico. Catturato una prima volta, riuscì a fuggire, ma venne nuovamente arrestato dai nazifascisti. Il 19 agosto 1944, dopo atroci torture, fu ucciso nei pressi di Coccolia, mentre tentava la fuga durante un trasferimento . La sua vita, però, non finì lì. Gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, e il suo esempio è ancora oggi un monito .
La storia di Tonino Spazzoli è un tipico esempio di un repubblicano romagnolo. Come tanti suoi correligionari, conobbe l’errore dell’adesione iniziale al fascismo, ma ebbe la forza e l’onestà intellettuale di riconoscerlo, per opporvisi con tutte le sue forze. La sua vita è un inno alla coerenza, un rifiuto di ogni compromesso con la tirannia e una difesa ostinata dei valori repubblicani di giustizia sociale e libertà .
Per i politici di oggi, la figura di Spazzoli dovrebbe rappresentare un esempio di come la politica possa e debba essere un servizio alla comunità, un’attività permeata da ideali alti e da una forte tensione etica. In un’epoca di derive populiste e di facile trasformismo, il suo percorso ci ricorda che la coerenza è la virtù più preziosa, e che l’unico modo per onorare la memoria di chi ha sacrificato la vita per la libertà è difendere la democrazia da ogni tentazione autoritaria, con la stessa fermezza e la stessa passione civile che animarono il suo “leggendario coraggio” .
Fiap






