Il segretario regionale del Pri Lombardia, Valerio Antonelli è stato intervistato dal quotidiano Il Progressista, il giornale della generazione Z. Riproduciamo il contenuto
Valerio Massimo Antonelli, classe 2003, è uno studente di Giurisprudenza a Milano, che alla sua giovane età ha già conseguito importanti traguardi politici. Dal 2025 è segretario lombardo del Partito Repubblicano Italiano, il più longevo partito italiano (è dell’Ottocento).
Impegnato in politica sin dagli anni del liceo, dal 2022 è membro di Direzione e Segreteria nazionali del partito, oltre che della segreteria tecnica dell’Academy Spadolini. Alla fine del 2025 ha co-fondato il centro studi Cattaneo Society, di cui è vicepresidente.
Come fa un ragazzo come te ad arrivare così in alto in un partito così antico, a soli 22 anni?
Ho cominciato relativamente presto: dato che nei partiti si può entrare solo dai 18 anni, sono entrato prima nella Federazione Giovanile Repubblicana e quindi sono più o meno sei anni che mi do da fare, a livello locale e non solo.
Mi sono impegnato nella diffusione degli ideali mazziniani e del partito attraverso eventi, iniziando online.
E poi ho incontrato un ambiente fertile: rispetto ai partiti nati negli ultimi vent’anni, che tra l’altro sono post-ideologici, il PRI è diverso perché non c’è il leader fondatore con il nome nel logo e via dicendo. Se ti fai strada nelle sezioni e fai gli eventi, vieni premiato dalla democrazia interna al partito. L’anno scorso abbiamo fatto il Congresso regionale in Lombardia e sono stato eletto segretario regionale.
Quindi le giovanili di partito sono un aiuto propedeutico alla politica “da grandi” o possono essere ghettizzanti e infantilizzanti?
Secondo me le giovanili servono nei casi in cui non si ha l’età minima legale per potersi iscrivere a un partito politico, com’è successo a me, e quindi funzionano come una scuola politica prodromica.
Ma superati i 18 anni, specialmente nei partiti della nostra area liberaldemocratica che sono relativamente piccoli, le giovanili rischiano di diventare una sorta di acquario: i giovani fino ai 30 anni vengono tenuti lì, mentre il gruppo dirigente di parlamentari rimane nel partito.
Secondo me è meglio che i giovani, dopo i 18 anni, possano partecipare attivamente insieme ai senior.
La tua formazione scolastica ha avuto un ruolo con la politica?
In parte sì, perché poco prima del COVID-19 io facevo il liceo classico e in storia stavamo leggendo la costituzione della Repubblica Romana del 1849, benché fosse fuori programma. Fu la prima costituzione italiana che accolse determinati principi presenti anche nella nostra del 1948.
Io ero comunque già abbastanza incline a idee vicine a quelle del PRI e per il resto, dopo lo scoppio della pandemia, ho fatto tutto io tramite letture e approfondimenti.
Data l’antichità del PRI, prima della tua esperienza qual era la rappresentazione giovanile al suo interno e ai piani più alti?
In anni recenti, ci sono stati dei giovani con incarichi amministrativi elettivi come consiglieri comunali e provinciali, nelle nostre zone di forza come le Marche e la Toscana. Là è quasi una tradizione di famiglia.
Però non facevano un percorso come quello che ho fatto io. Direi di essere un unicum a livello di partito, perché sono il segretario regionale nella regione più importante d’Italia e sono nella Direzione nazionale con altre deleghe.
A questo proposito, hai riscontrato differenze fra la Lombardia e il resto d’Italia?
Grazie alla mia rete di relazioni e al modo di comunicare diverso rispetto allo zoccolo duro della Direzione nazionale, penso che la Lombardia sia la regione con l’età media più bassa fra gli iscritti al PRI.
Però penso che la crescita avuta in seguito alle elezioni europee del 2024 (dove c’era il nostro simbolo sulla scheda elettorale) abbia avvicinato dei giovani anche nelle roccaforti storiche. Ad esempio, a Cesena c’è qualche decina di ventenni e venticinquenni.
E negli agli altri partiti, com’è il panorama? Ci sono più giovani a sinistra, nel centro o a destra?
Sin dai tempi del liceo, la mia impressione è che le idee che attirano di più i giovani siano quelle progressiste, non dico di sinistra. L’abbiamo visto con attività che vanno oltre la politica partitica, con i Fridays for Future e sui temi etici.
Ma anche parlando dei partiti, mi pare di vedere i giovani più a sinistra che a destra, anche nelle giovanili con una rappresentanza istituzionale più elevata.
In altri Paesi come la Polonia o la Finlandia sono molti di più i giovani nei partiti conservatori. In Italia, i pochi giovani che fanno politica stanno nei partiti progressisti, ma anche in quelli di centro: sono rimasto molto sorpreso dalle iniziative di Ora! di Michele Boldrin.
Che cosa ne pensi?
Mi pare che, a differenza di tutti gli altri partiti di centro, sia composto in gran parte da giovani.
Che cosa proponete voi per i giovani?
Noi storicamente siamo liberali sociali, quindi siamo per la libera impresa e per la proprietà privata, ma abbiamo anche delle componenti di sinistra. Lo Stato deve reggersi su sanità pubblica, scuola pubblica e altri servizi essenziali.
In virtù di questo, fin dal 2018 (quando il PRI si candidò in solitaria alle elezioni parlamentari) proponiamo una riforma della pubblica amministrazione, ma anche di istruzione e università, con maggiori fondi.
Sul versante lombardo e milanese, dove gran parte dei giovani studia, la priorità è l’housing sociale, per via della gentrificazione. Servono delle iniziative, ma che non siano né in mano ai privati né puramente regolatorie, bensì in sinergia fra pubblico e privato.
Ad esempio, come sta avvenendo con i lavori per i nuovi dormitori dell’Università Bicocca, oppure con quelli costruiti per le Olimpiadi Milano-Cortina.
Inoltre, la Regione è l’ente locale più prossimo e con più incidenza sulla vita dei cittadini lombardi. Una manovra intelligente sarebbe approfittare delle competenze che ha anche sugli enti di Istruzione e Formazione Professionale. In certe zone della Lombardia come Mantova, Cremona e Sondrio, possono offrire una formazione molto tecnica e specializzata a un prezzo ridotto, per quei lavori che il territorio richiede.
Questo era anche nel mio programma di quand’ero candidato al Consiglio Regionale nel 2023.
La Regione ha competenza anche sui trasporti, con Trenord: è un tema di sicurezza anche per la movida giovanile?
Sì, ma devo fare un distinguo.
So dell’iniziativa Lombardia si Muove di +Europa, Ora! e altri [Azione, Italia Viva, Possibile, AVS e Giovani Democratici, ndr]. Ma a noi gli obiettivi sono sembrati un po’ fuori portata: è vero che per Trenord non è stato fatto il bando, che è una deroga ai principi cardine europei della pubblica amministrazione; però il contratto a Trenord è fino al 2033.
A meno che nel 2028 non cambi il colore dell’amministrazione in Regione, e ne dubito fortemente, il contratto non si può annullare.
Comunque ci sono state delle misure positive, come l’acquisto di nuovi treni elettrici. Dall’altro lato, sono evidenti i problemi dei ritardi; ma il problema maggiore è quello della sicurezza, che riguarda anche i giovani, perché non tutti hanno l’auto per tornare a casa alle undici di sera.
E secondo me sarebbero possibili delle tariffe maggiormente agevolate per gli studenti. Non c’è nemmeno un abbonamento gratuito per i minorenni, cosa che in altri Paesi è abbastanza scontata.
Rispetto al volume di spese che affronta, mi sembrano delle iniziative fattibili.
Però con alcuni di quei partiti avevate interloquito a Como, a inizio anno. Alcune delle cose che hai detto potrebbero essere affrontate prima del 2033: è davvero impossibile una vittoria nel 2028?
Secondo me è possibile, ma difficile, perché il centrosinistra in Lombardia rischia di commettere lo stesso errore che compie a livello nazionale. Ovvero si concentra più sulle differenze che sugli elementi che uniscono.
E poi si cercano sempre dei nomi accattivanti, senza trovarli mai in persone del territorio; e spesso queste candidature si trovano all’ultimo, siamo quasi al 2027.o
E le elezioni comunali a Milano sono tra pochissimo.
Certo: sono molto importanti e noi ci stiamo già muovendo. Il PRI vuole rappresentare un’anima laica, moderata e liberal-progressista nella coalizione di centrosinistra; ma anche là ci si concentra sui nomi e non sul programma, cercando un candidato.
Una candidatura alle primarie e poi a sindaco di una persona come l’assessore Emmanuel Conte sarebbe culturalmente vicina a noi, anche perché non viene dalla politica partitica; è un manager e ha fatto un ottimo lavoro come assessore al bilancio.
Potrebbe segnare un punto di svolta e dimostrare all’elettorato milanese che il centrosinistra, sulla scia di Sala, continua a preferire delle persone apartitiche, che si sono distinte per quello che hanno fatto.
Il cronico astensionismo giovanile alle elezioni è causa o effetto della mancanza di politiche per loro?
È sia causa che effetto. Una soluzione sarebbe che i partiti candidassero i giovani, perché chi si interfaccia per la prima volta a un’elezione tende a votare un esempio vicino a sé.
Se non c’è un coetaneo che si candida, è difficile che si interessino di cose che non hanno mai visto nel concreto. Tutti i partiti, sotto elezioni, si rivolgono ai giovani, anche se spesso non realizzano le promesse; ma dovrebbero permettere ai giovani di candidarsi.
Ribadisco l’esempio meritorio di Ora!, che indirizza ai giovani la propria attività politica. Ma si è visto nel piccolo anche nel PRI lombardo e nel centro studi Cattaneo Society; per noi è un modo per avvicinare i giovani, con una grafica più moderna rispetto a quella classica del partito.
I giovani non è che non rispondano per pigrizia, ma perché non vengono sollecitati. Quando si sentono sollecitati lo fanno, come si è visto con il referendum sulla giustizia.
È più difficile a livello nazionale, perché per candidarsi alla Camera serve avere 25 anni e al Senato addirittura 40. Ma le elezioni locali permettono di entrare in contatto con le prime necessità di natura politica, anche io ho iniziato alle regionali.
Faccio un appello: alle prossime comunali, i partiti mettano nelle proprie liste un gran numero di giovani.







