Il presidente del Consiglio ha recepito tre propositi per la fine legislatura che il partito repubblicano aveva presentato almeno all’inizio della stessa. L’estensione della Zes all’intero territorio nazionale, il reperimento di risorse energetiche nel mare Adriatico o dove si trovino nel sottosuolo, l’apertura al nucleare di nuova generazione. A pochi mesi dalla fine del mandato di governo le ultime due appaiono di difficile realizzazione, si riuscissero anche solo ad avviare sarebbe un segnale positivo, anche se resta da chiedersi perché si sia atteso tanto. Se il Parlamento fosse sollecitato a compiere uno sforzo repentino su se stesso la Zes potrebbe ancora essere fatta. Ancora più plausibile sarebbe realizzabile una quarta iniziativa che volentieri suggeriamo,
Molti docenti delle scuole secondarie trasferitesi dal Sud sarebbero propensi a non accettare l’immissione in ruolo nelle scuole del Nord Italia, carenti di personale locale. La scelta di preferire la supplenza vicino casa rispetto al trasferimento verso le regioni settentrionali viene motivata da un equilibrio economico insostenibile. L’alto costo della vita, le abitazioni in particolare e la fragilità dei salari, non garantiscono quella stabilità economica necessaria. Anche se si trattasse solo di alcune centinaia di insegnanti il danno al sistema dell’istruzione sarebbe considerevole e grave. Il governo potrebbe investire immediatamente per il sostegno degli affitti e insieme defiscalizzare gli stipendi dei docenti. Un modo per consentire di restare. Si potrebbe offrire un tot di biglietti di treno gratuiti durante l’anno scolastico per alleggerire le spese di viaggio. Qualche milione, se ne sono buttati tanti, basterebbe ad impedire un ulteriore depauperamento scolastico, che ancora non sapremmo quantificare, ma che appare prossimo. Il ministro dell’Istruzione si renderà conto dell’emergenza. Prenda per primo in considerazione questa nostra ipotesi. A meno che non si pensi di sostituire domani i titolali con l’intelligenza artificiale, occorre muoversi in fretta. A meno che il governo imploda all’improvviso, i tempi ci sarebbero.
Purtroppo non riusciamo a condividere l’entusiasmo del governo per le cose realizzate e confessiamo come la percezione della realtà italiana, dispiace per l’impegno dell’onorevole Meloni, sia tutt’altro che confortante. La nostra esperienza ci dice che gli ultimi mesi di legislatura divengono funzionali alla campagna elettorale, in genere battibecchi e promesse che non portano a niente. Senza nemmeno pretendere che il governo presuma di chiudere in bellezza, qualche piccola cosa importante varrebbe la pena farla e non nella speranza, a volte vana, di vincere le elezioni, quale che sia la legge elettorale. Il sacrosanto futuro della nazione, pretende di intervenire in un ambito di importanza straordinario che anche rischia di restare compromesso da una troppo lunga inerzia.
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