È sicuramente confortante leggere di primo mattino, Lucio Caracciolo su La Stampa del 10 dicembre, che gli Stati Uniti, potrebbero sopravvivere, che l’impero americano “non è affatto condannato alla disgregazione”. Il dubbio c’era venuto eccome, perché dall’articolo di Caracciolo sembrava appunto che dopo l’esperienza Trump oramai si sia prossimi, non solo allo scardinamento della democrazia statunitense, ma persino ad una nuova guerra civile, perché questo Caracciolo se lo ricorda, una guerra civile l’America l’ha vissuta dolorosamente e ciononostante ha saputo ricostruire il suo tessuto nazionale integralmente.
Ora, che possano essere persistite e persino aggravarsi remore e contraddizioni minacciose all’interno del tessuto nazionale statunitense, possiamo darlo per scontato. Lucio Caracciolo conosce la storia molto meglio di noi, sa che fra Lincoln e Kennedy vi sono quattro presidenti statunitensi assassinati, non sappiamo quanti altrettanti tentativi falliti, e, la cosa più incredibile di tutte, che si sia voluto fare credere che Kennedy sia stato ucciso da un colpo di fucile di un solitario ipocondriaco come Lee Oswald. Per cui sì, la società americana ha attraversato momenti di crisi piuttosto drammatici e profondi, di sicuro ne vivrà anche altri.
Noi europei facciamo sempre benissimo a guardare con attenzione anche alle più piccole perturbazioni che provengono dal continente americano, solo per le sue dimensioni tende a sovrastarci e quindi si comprende che questo abbia conseguenze economiche e politiche delicatissime. Non è un caso che l’alleato storico degli Stati Uniti in Europa, la Francia e sin dal tempo dei Borboni, ancora con Macron tre secoli dopo voglia estendere l’Atlantico agli Urali, per maggiore sicurezza, dall’America, mica dalla Cina.
È poi evidente, Caracciolo ha ragione, che la capacità di assorbimento di gruppi etnici diversi da parte della società statunitense, abbia modificato l’articolazione ed i connotati dell’intera Nazione. Di conseguenza le tensioni interne possono concentrarsi ulteriormente e persino esplodere se portate ad un punto critico. Lo si è visto con l’assalto al Campidoglio dopo le ultime elezioni presidenziali. Tuttavia nessuna disarticolazione e divisione della società americana è stata più poderosa di quella che ha riguardato la popolazione africana. Tocqueville fin dal 1830, riteneva questa il principale fattore di crisi della democrazia statunitense, tanto da non poter essere convinto che l’America stessa avesse un futuro e invece ha tenuto. È dunque molto difficile che si metta a rischio uno Stato con le capacità di successo dimostrate, solo perché una nuova tribù prenda il sopravvento in un certo territorio o perché determinate usanze o credenze infastidiscano le altre.
Forse l’impressione è sbagliata, ma per la verità Caracciolo ricorda quei vecchi intellettuali marxisti, anche lui li avrà conosciuti, sempre lì a profetizzare la disgregazione dell’impero americano, ed era il secolo scorso. Si disgregò invece l’invincibile Unione sovietica. Anche adesso guardando le conferenze di un Putin che straparla e barcolla con un bicchiere di champagne in mano, fossimo in Caracciolo e in altri esperti di geopolitica par suo, saremmo molto prudenti. Ma se possedessimo un ultimo cent, lo punteremmo su una ulteriore dissoluzione della Russia, piuttosto che su un ipotetico scompaginamento americano.






