Per quanto Marx possa essere discreditato bisogna tener a mente che era pur sempre meglio dei suoi discendenti, in quanto prodotto autentico dell’idealismo tedesco. Con la particolarità che egli non era un discepolo di Hegel, come si crede comunemente, Hegel, Marx lo lesse come lo leggiamo noi, capendolo male e poco, ma di Schelling di cui seguì le lezioni a Berlino nel 1841, quelle conosciute come la “Filosofia della Rivelazione”. Marx, un tipico studente distratto, scambiò “rivelazione” con “rivoluzione” ed il risultato fu la sua bislacca dottrina, il cui nucleo non era scientifico, come voleva Hegel, ma mistico come pretendeva Schelling, perché nessuna scienza può dimostrare a priori il tonfo irrimediabile del capitalismo. Lo si può giusto profetizzare come cianciano certe teste calde dell’Antico Testamento. Gli unici autentici eredi di Marx non sono dunque i bolscevichi russi o cinesi, in occidente hanno dovuto tutti reinventarsi, perché russi e cinesi provengono da una società arcaica, dove Marx spiegava, con cognizione di causa, che non si poteva realizzare nessuna rivoluzione, al limite un colpo di Stato. L’unica rivoluzione marxiana in senso puro in tutto il mondo si è realizzata solo in Iran, paese industrialmente molto più avanzato della Russia e della Cina, quasi completamente privo di classe contadina, e dove già nel 1838 i mullah avevano difeso gli industriali ed i commercianti del tabacco dalle concessioni inglesi. L’ayatollah Khomeini è l’unico che potrebbe dirsi autenticamente marxista, i suoi mullah coincidono con il proletariato e fanno davvero una rivoluzione popolare dovuta alla crisi del capitalismo gestito dallo scià, quando Lenin e Mao praticano solo la dittatura. Khomeini per quanto molto più raffinato intellettualmente di Lenin e Mao non si curava degli aspetti teorici della rivoluzione e quindi è probabile che poi Marx lo conoscesse appena e che ignorasse la sua formula di maggior successo, l’unica degna di un prodotto dell’idealismo tedesco, “la reazione si accoppia con la rigenerazione”. Una formula che a Marx deve essere scappata, allora era solo un giornalista in Francia, tale da disinnescare tutta la sua stessa dottrina socialista. È questa formula che si sta verificando in Iran in queste settimane ed è una formula che se mai fosse azzeccata, non darà scampo al regime dei mullah, oramai semplicemente la controrivoluzione.
Il presidente Mattarella ha espresso ieri in occasione dell’insediamento del nuovo ambasciatore iraniano i sentimenti della Repubblica italiana nei confronti di quel regime che divenuto controrivoluzionario sa solo esprimersi con la repressione. I governi europei dovrebbero forse porsi il problema di ritirare tutti i loro ambasciatori dall’Iran per protestare contro questa repressione forsennata ed indiscriminata. Lo stesso dovrebbero fare nei confronti della Russia che pure un regime rivoluzionario non è mai stata, è sempre e solo stata una tirannia. Per questo Iran e Russia sono entrati nel nuovo millennio tenendosi per mano e la loro saldatura è la principale minaccia che si rivolge al cuore del sistema democratico dell’occidente. Quello iraniano è però molto meno saldo della Russia, intanto perché la popolazione è più emancipata, poi perché il regime reprime direttamente il suo popolo di giovani e di donne in rivolta. E Mattarella, una stoffa da conoscitore autentico di tali questioni, vede bene. Quando un governo, rivoluzionario o reazionario come preferisce definirsi, sacrifica i suoi giovani, non ha nessun futuro.
L’interno della scuola religiosa della città di Qom nella foto di Mostafa-meraj | CC0







